La morte di Dio

  Ludovico Martello
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Alle radici del pensiero politico della Modernità

“ L’uomo pazzo – si legge nella Gaia scienza – corse in mezzo a loro e fulminandoli con lo sguardo gridò : che ne è di Dio ? Io ve lo dirò. Noi l’abbiamo ucciso, io e voi, noi siamo i suoi assassini ! Ma come potemmo farlo ? Come potemmo bere il mare ? Chi ci diede la spugna per cancellare l’intero orizzonte ? Che facemmo sciogliendo la terra dal suo sole ? Dove va essa ora ? Dove andiamo noi, lontani da ogni sole ? Non continuiamo a precipitare : e indietro e dai lati in avanti ? C’è ancora un alto e un basso ? Non andiamo forse errando in un infinito nulla ? Non ci culla forse lo spazio vuoto ? Non fa sempre più freddo ? Non è sempre notte, e sempre più notte ? Non occorrono lanterne in pieno giorno ? Non sentiamo nulla del rumore dei becchini che stanno seppellendo Dio ? Non sentiamo l’odore della putrefazione di Dio ? Eppure gli dei stanno decomponendosi ! Dio è morto ! E noi l’abbiamo ucciso ! Come troveremo pace, noi più assassini di ogni assassino ? Ciò che vi era di più sacro e di più potente, il padrone del mondo, ha perso tutto il suo sangue sotto i nostri coltelli. Chi ci monderà di questo sangue ? Con quale acqua potremo rendercene puri ? Quale festa sacrificale, quale rito purificatore dovremo istituire ? La grandezza di questa cosa non è forse troppo grande per noi ? Non dovremo divenire Dei noi stessi per esserne all’altezza ? Mai ci fu fatto più grande, e chiunque nascerà dopo di noi apparterrà per ciò stesso a una storia più alta di ogni altra trascorsa”.

Quante volte l’uomo ha annunciato al mondo la morte di Dio ? Tante : ogni qualvolta – volendo impiegare la drammatica espressione formulata da Albert Camus – ha “denunciato in Dio il padre della morte e il supremo scandalo”. L’uomo ha attentato ed attenta alla vita di Dio ogni qualvolta prova ad eliminare la morte, il dolore e l’ingiustizia dal mondo.

NICHILISMO E MODERNITÀ

Sull’orizzonte della Modernità si stagliava – annuncia Alain de Benoist – “l’eclisse del sacro”. Al Dio Padre delle Sacre Scritture si andava sostituendo “l’anonimo e impersonale Dio delle macchine e dei crogioli”. Sembrava – scrive Nietzsche con tono sarcastico – finalmente, possibile “il cercar di dissolvere il mito ; il porre al posto di una consolazione metafisica una consonanza terrena,….il credere a una correzione del mondo per mezzo del sapere, a una vita guidata dalla scienza”. Ma il parricidio appena compiuto – “che Dio è morto, che la fede nel Dio cristiano è divenuta inaccettabile – comincia già a gettare le sue prime ombre sull’ Europa”.

L’illuminismo aveva emancipato l’uomo occidentale dal suo stato di minorità. Egli aveva acquistato la totale consapevolezza delle proprie capacità di modificare la natura. Poteva farsi artefice del proprio destino. Ma, paradossalmente, proprio per effetto di queste nuove libertà, ora, egli era assalito dall’angoscia di essere solo davanti alla “eterna piaga dell’esistenza”, e di fronte all’ignoto della morte.

Evaso dalla prigione del sacro Piano provvidenzialistico che gli garantiva la salvezza eterna, egli precipitava in una “immensità indifferente” dalla quale – scrive Monod – gli sembrava di essere “emerso per caso”. “Il divenire del mondo”, decifrabile attraverso una visione teleologicamente orientata, ora appariva – secondo Weber – come un’ ”infinità priva di senso” se osservato con le lenti delle scienze naturali. Lenti fatte per indagare sulle cause efficienti, ma inadatte per scrutare le cause finali. “Se Dio, come causa ultrasensibile e come fine di ogni realtà – argomenta Heidegger, citando Nietzsche – è morto, se il mondo ultrasensibile delle idee ha perduto la sua forza normativa, e soprattutto la sua forza di risveglio e di elevazione, non resta più nulla a cui l’uomo possa attenersi, secondo cui possa regolarsi….Nulla significa qui : assenza di un mondo ultrasensibile e vincolante”.

”Morte di Dio” e “disincanto del mondo” sono, quindi, due diverse formulazioni per descrivere lo stesso fenomeno : il processo di secolarizzazione si era spinto fino alla dissacrazione della Trascendenza. Aveva frantumato l’unità fra l’Essere e il Valore. Aveva scosso l’Occidente provocando quel sismo spirituale che, con drammatica espressione, Henry Corbin ha indicato come “catastrofe metafisica”. Ed è a questo punto che, nella storia dell’Occidente, “il nichilismo – avverte Nietzsche – il più inquietante degli ospiti, batte alla porta”. Dal “deserto” (nota) del nichilismo la Terra Promessa risultava irraggiungibile, mentre cresceva la sete di Assoluto. Diventava necessario – nota Cioran – trovare “un residuo metafisico…un’apparenza d’assoluto, in mancanza del quale nessuno potrebbe sopravvivere”.

Ripercorrere a ritroso i passi compiuti per uscire dal deserto risultava impossibile. Ormai non si poteva più negare la Ragione. Ma la Ragione era in grado di elaborare una scienza dei fini ? Hegel fornì una risposta affermativa. Ridotta la metafisica alla sola dimensione gnoseologica, egli fondava un modello di scienza che derivava le sue conoscenze esclusivamente dalle strutture razionali della mente umana, indipendentemente dall’esperienza empirica. Per cui tutto ciò che era razionale si tramutava in reale, e per ciò stesso conoscibile. Quindi la filosofia diventava scienza e poteva produrre ”una conoscenza del non mondano, di ciò che è eterno”. L’immanentizzazione della metafisica consentiva ad Hegel di sostituire al Dio trascendente del cristianesimo un Dio immanente : lo Spirito. Un Dio, questo, che si sarebbe realizzato secondo un ineluttabile dover – essere e che s’incarnava nella Storia. Una Storia, che, regolata dalle Leggi della dialettica,” non rappresenta altro – secondo Hegel che il piano della provvidenza”. Un piano nel quale anche il Male svolgeva una funzione necessaria. Hegel ricostruiva il processo storico come svolgimento di razionalità e necessità. Egli collocava la Parusia dopo la risoluzione delle necessarie contraddizioni storiche. Ogni tappa di questo divenire era, quindi, inevitabile. Tutto era già scritto nella Storia.

Hegel ristabiliva, così, nel divenire del mondo l’immanenza dello Spirito. Indicava un fine ultimo assegnando un telos immanente alla storia universale. Forniva una giustificazione del Male.

La filosofia di Hegel soccorreva un Dio agonizzante, essa aveva i caratteri di una diversa forma di “teodicea” che si limitava a “ritardare” l’avanzata del processo di secolarizzazione, certo non poteva risacralizzare l’Occidente. La filosofia Hegeliana non indicava l’uscita dal deserto del nichilismo. Forse di quel deserto costituiva un’oasi. Un’oasi alla quale, però poteva risultare pericoloso abbeverarsi. Le sue acque contenevano i veleni di un altro genere di nichilismo :”il cinismo, spiega Camus – la divinizzazione della storia e della materia, il terrore individuale o il delitto di Stato, queste conseguenze smisurate nasceranno allora interamente armate, da un’equivoca concezione del mondo che affida alla sola storia il compito di produrre i valori e la verità. Se nulla può essere chiaramente concepito prima che la verità, alla fine dei tempi, sia stata messa alla luce, ogni azione è arbitraria, la forza finisce per regnare.” Per cui “uccidere o asservire” diventerà la via da seguire per gli eredi di Hegel che crederanno di aver svelato la verità, di aver risolto “l’enigma della Storia”.

Marx si abbeverava all’oasi dello storicismo Hegeliano e ne restava contaminato. Egli comprendeva che se fosse riuscito nella straordinaria impresa di svelare il divenire della Storia, di indicarne il fine ultimo e di fornire gli strumenti operativi per la sua realizzazione, poteva essere proprio lui il “nuovo salvatore” che l’umanità attendeva per uscire dal deserto del nichilismo, sorto per effetto dell’impetuoso sviluppo del processo di secolarizzazione. Egli faceva propria la struttura teorica della dialettica hegeliana, ma era necessario conferirle una dimensione operativa. Essa doveva essere “raddrizzata….rimessa a reggersi sui piedi.” Se fino ad allora i filosofi si erano limitati ad interpretare il mondo, ora essi dovevano anche operare per la sua trasformazione. La filosofia doveva individuare la radice di tutte le ingiustizie del mondo e fornire gli strumenti operativi per estirparla. Essa doveva essere contemporaneamente conoscenza scientifica e prassi salvifica.

Marx individuava proprio negli elementi costitutivi della modernità le cause di tutti i mali. La modernità aveva esaltato e scatenato gli aspetti più perversi dell’animo umano in quanto aveva scisso l’uomo dalla Natura, dagli altri uomini e dalla sua stessa intima essenza divina. L’istituzionalizzazione della proprietà privata costituiva il peccato originale che aveva provocato la Caduta dell’umanità nel “tempo della corruzione universale”.

Il mercato, la logica catallattica e la libera concorrenza avevano ridotto la società in “un deserto popolato da bestie feroci”. Il Parlamento non era altro che “un ciarlatoio nazionale” e “la democrazia rappresentava “una contraddizione intrinseca, un falso, una semplice ipocrisia”.

Insomma secondo Marx, la proprietà privata, il mercato e la democrazia avevano generato “ l’ innaturalità della vita moderna”. Per ricomporre l’unità originaria perduta, per risacralizzare il mondo era necessario, quindi, sopprimere gli elementi profanatori, primo fra tutti la proprietà privata. Marx assegnava questa funzione soteriologica al comunismo. “Il comunismo – infatti – si sa già come reintegrazione e ritorno dell’uomo a se stesso, soppressione dell’umana autoalienazione…..il comunismo è la positiva soppressione della proprietà privata quale autoalienazione dell’uomo, però reale appropriazione dell’umana essenza da parte dell’uomo e per l’uomo ; è il ritorno completo, consapevole, compiuto all’interno di tutta la ricchezza dello sviluppo storico, dell’uomo per sé quale uomo sociale, cioè dell’uomo umano. Questo comunismo è, in quanto naturalismo, umanismo, e, in quanto compiuto umanismo, naturalismo. Esso è la verace soluzione del contrasto dell’uomo con la natura e con l’uomo, la verace soluzione del conflitto fra esistenza ed essenza, fra oggettivazione e affermazione soggettiva, fra libertà e necessità, fra individuo e genere. E’ il risolto enigma della storia e si sa come tale soluzione”.

E’ evidente che il socialismo scientifico costituiva contemporaneamente una teoria e una prassi. Infatti esso era stato concepito da Marx “non solo come autocoscienza che l’assoluto ha di se stesso , ma – spiega Luciano Pellicani – anche come un sapere capace di modificare la statuto ontologico della realtà, prassi rivoluzionaria nel senso più pieno e radicale della parola : vale a dire capovolgimento del mondo capovolto”. Marx affidava alla prassi rivoluzionaria il compito di condurre l’uomo fuori dal deserto del nichilismo verso “l’ultima forma di organizzazione dell’umana famiglia” : il comunismo, appunto, che il filosofo di Treviri descriveva come il “Paradiso in terra”.

TOTALITARISMO E MORTE DI DIO

Per effetto della teodicea storicistica marxiana i tentativi di risacralizzazione del mondo hanno assunto, durante la prima metà del ventesimo secolo, una forma “criptica” : essi non sono stati condotti in nome di Dio, ma per volontà della Storia da coloro che ritenevano di averne risolto “l’enigma”. L’antica forma di conoscenza sacra – la gnosi – assunte le sembianze di una superiore “scienza profana”, ha promesso – negli scritti di Bucharin – la “resurrezione dell’umanità”.

“La gnosi – spiega Pellicani – questa tentazione permanente dello spirito umano, che nasce dall’ardente desiderio di possedere un sapere capace di risolvere tutti gli enigmi del mondo e di indicare il metodo per porre fine allo scandalo del male, a partire dal momento in cui il disincanto ha tolto ogni plausibilità al pensiero mitico – religioso è stata, per così dire, costretta ad assumere forme criptiche. E’ accaduto che coloro che ho chiamato gli orfani di Dio hanno cercato una soddisfazione surrogatoria dei loro bisogni metafisici rimasti scoperti dal progressivo ritirarsi del sacro dalla scena ; e lo hanno fatto elaborando teorie nelle quali l’umanità appare un Dio degradato in marcia verso il suo originario stato di perfezione. La reazione romantica contro l’illuminismo, da Rousseau sino all’idealismo tedesco, è stata essenzialmente un disperato tentativo di eliminare la spaventosa solitudine in cui si sono venuti a trovare gli intellettuali abbandonati dalla fede ma non dal desiderio di assoluto, riallacciando l’Antica Alleanza fra l’uomo e il mondo. E’ così riemersa la gnosi sotto forma di filosofie della storia, le quali, grazie all’immanentizzazione del escaton giudiaco-cristiano — il millenario regno di Dio — hanno riattualizzato la visione provvidenzialistica della realtà”.

I progetti che hanno animato l’azione degli orfani di Dio sono stati nella loro sostanza, nuove “strutture di fede”, “nuove religioni”, anche se si sono presentati come il contrario di una religione. La loro azione muoveva verso una sorta di futuro remoto : gli obiettivi da perseguire erano la risacralizzazione di tutto ciò che era stato consacrato e la restaurazione di un mitico ordine sociale esente dal male. Quel preciso ordine, del quale non esistono testimonianze storiche, ma che essi hanno indicato come preesistente allo stato di corruzione generale prodotto dal processo di secolarizzazione.

Lo scontro fra il progetto gnostico, nelle sue varie forme in cui si è manifestato attraverso i secoli, e l’avanzata della modernità ha radici antiche. Esso non è stato che la manifestazione più cruenta ed esasperata di quel conflitto fra le due tradizioni – il razionalismo greco ed il messianesimo giudiaco – cristiano, che, come si è visto, da circa duemila anni ha animato le vicende dell’Occidente. Un dualismo che si è materializzato in uno scontro titanico e crudele : Nel corso dei secoli ci siamo trovati di fronte all’identico programma pantoclastico dei movimenti millenaristici che, sotto diverse spoglie, dal Basso Medioevo sino all’età contemporanea sono apparsi sulla scena della storia. Un programma che, muovendo dalla nostalgia dell’unità perduta, contemplava : la volontà di rovesciamento dell’esistente, l’aspirazione a un ordine totalmente altro, la necessità di una Guerra Santa per estirpare le radici del male dal mondo. Esso prometteva, inoltre, una salvezza terrena e collettiva. E dichiarava di voler purificare il mondo eliminando le cause della sua corruzione. Prima, fra tutte, la proprietà privata. Fonte, questa, della satanica cupidigia e, quindi, di tutte le ingiustizie. Una purificazione radicale, da condurre con ogni mezzo, compreso l’uso sistematico del terrore. Lo gnosticismo rivoluzionario traccia la sua parabola storica dalle lotte dei movimenti ereticali del IV secolo d. C. fino al “grande fallimento” dell’esperimento sovietico.

Il momento cruciale per la storia dello gnosticismo è rappresentato dall’ “ esperimento giacobino”. Esso ha costituito l’anello di congiunzione tra il passato ed il futuro del fenomeno rivoluzionario. Il movimento giacobino è stato – secondo Carlyle – “lo sforzo supremo, dopo diciotto secoli di preparazione per realizzare la religione cristiana”. Ed altresì, tale movimento è stato eletto quale modello a cui ispirarsi da tutti i movimenti rivoluzionari del XX secolo, decisi a radere al suolo la società moderna .

Il primo passo verso la trasformazione dell’esperimento giacobino nel paradigma della rivoluzione permanente è stato compiuto dai babuvisti. Essi auspicavano una rivoluzione molto più radicale che distruggesse irreversibilmente alla radice tutte le istituzioni del passato ed affermasse quella che Babeuf definiva come “religione della pura eguaglianza”. Dal babuvismo al socialismo il passo è breve.

Nel contesto qui sinteticamente descritto, inserito nella parabola dello gnosticismo rivoluzionario, il socialismo non è riducibile esclusivamente ad una manifestazione di risentimento delle vittime della Grande Trasformazione, ma appare in tutto il suo significato : la sua meta consiste nel superamento dell’alienazione e la creazione di una nuova religiosità immanente e priva di trascendenza della comunità umana e della storia”.

Nel variegato panorama delle famiglie socialiste quella che, più delle altre, può essere iscritta a pieno titolo nella tradizione dello gnosticismo rivoluzionario è certamente quella marx – leninista. Lenin riusciva nella titanica impresa di rovesciare l’ordine capitalistico, e di istituzionalizzare il primo dominio totalitario. Il totalitarismo leninista, inoltre nel corso del nostro secolo, ha ispirato le scelte rivoluzionarie del proletariato esterno alla civiltà occidentale in risposta all’aggressione culturale della “modernità invasora”, come l’ha descritta Ortega Y Gasset.

Nel solco tracciato da Lenin hanno preso vita, tra gli altri, il comunismo cinese, quello vietnamita e quello cambogiano. Anche il totalitarismo nazista, pur considerando le specificità storiche ed ideologiche che lo hanno caratterizzato, può essere “compreso” nella parabola storica dello gnosticismo rivoluzionario. In questo significato, Norman Cohn ha sostenuto che il bolscevismo e nazionalsocialismo hanno rappresentato gli ultimi avatara del millenarismo giudiaco – cristiano.

Totalitarismo e rivoluzionarismo hanno costituito i due aspetti indisgiungibili di quel progetto metapolitico che ha animato il XX secolo : erigere la Città dell’uomo, divinizzata, sulle macerie della Città di Dio, irrimediabilmente devastata dalla catastrofe culturale prodotta dall’avanzata della modernità .

La “sindrome totalitaria” è stata una fuga dalla società aperta, dai suoi insostenibili effetti disgregatori ed anomici, verso una società chiusa, immobile, sacra. Tutte le rivoluzioni del XX secolo, anche se condotte in nome di una superiore forma di progresso dell’umanità, non sono state altro che disperati tentativi di arrestare l’avanzata della modernità.

Tentativi disperati, questi, in quanto, puntualmente, l’esito finale indotto dal rovesciamento violento dell’ordine esistente, lungi dall’edificare il promesso Regno Della Libertà e della Felicità, hanno edificato universi concentrazionari dominati dal terrore e dalla paura.

Possiamo ipotizzare che la parabola dello gnosticismo rivoluzionario si sia finalmente esaurita ? Possiamo sperare che l’espiazione del senso di colpa per aver “ ucciso Dio “ non spinga più “ gli orfani” a massacrarsi ? Forse. Non è da escludere. Si può formulare l’ipotesi che l’Occidente non partorirà più “orfani di Dio”. Visto che le nuove generazioni non potranno sentirsi orfane di un padre che hanno appena intravisto : giusto il tempo di uno spot pubblicitario.

L’uomo del prossimo secolo, che inaugurerà il nuovo millennio, sarà una creatura che ha rimosso il passato e che rifiuta di volgere il suo sguardo al futuro. L’Uomo Nuovo potrà assumere i connotati dell’ “uomo istantaneo”.

“ Credo che stiamo per entrare in un altro tempo – avverte Octavio Paz – un tempo che ancora non svela la sua forma. Il tempo che sta per venire si definisce con un adesso e un qui. Il presente non ci proietta in nessun al di là, in nessuna variopinta eternità dell’altro mondo, in nessun astratto paradiso della “fine della storia”, ma nel midollo, nel centro invisibile del tempo. Qui e ora. Tempo carnale, tempo mortale”.

Ludovico Martello