EDITORIALE: Archivio Storico del Sannio Gennaio – Giugno 2006

  Gaetano Pecora
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Questo volume inaugura la nuova serie dell’ Archivio storico del Sannio. La veste grafica è la stessa; e identica rimane la periodicità. Tutto come prima, dunque? No, perché veramente di serie nuova si tratta. Intendiamoci: non ci sorride la convinzione che le iniziative culturali e, più in generale, il mondo delle idee debba necessariamente essere punteggiato da rotture, fratture e lacerazioni; l’idea, se veramente tale, è più spesso uno svolgimento che un capovolgimento sicché, quasi sempre, i pensieri e le esperienze nuove sono nuove battute di un dialogo che si prosegue nel tempo. Pur con tutto ciò, c’è un punto che va tenuto fermo: ed è che le opere, piccole o grandi che siano, purché seriamente pensate e purché scrupolosamente adempiute, recano sempre l’inconfondibile impronta di coloro che le promuovono. Ora, si da il caso che noi non viviamo in un mondo di replicanti, dove ognuno cioè ripete lo stile di vita altrui e tutti sentono nell’identica maniera; la personalità degli uni è irripetibile e non si può trasferire in quella degli altri. E allora? Allora, ecco che da un mutamento di direzione c’è da attendersi un cambiamento di sensibilità, una variazione di temi, un’accentuazione di prospettive e insomma una diversità di impostazione che, appunto, dà ragione della dicitura «nuova serie». Quale sia poi questa impostazione nuova, quali le novità dei temi e delle prospettive, è cosa che non piace annunciare con pompa di proclami; i quali, solitamente, quanto più vengono espressi a gola spiegata, con parole rumorose e abbondanti, tanto più sono destinati a rimanere smargiassate narcisistiche sfarinate dai fatti e dalla contraria azione quotidiana. Più cauti, meno sfacciati, vorremmo che queste trasformazioni venissero colte dallo stesso lettore (se mai avrà la compiacenza di seguirci); colte così, spontaneamente, per la forza interiore del suo solo ragionamento. Ma una cosa, una cosa soltanto, però, sia consentito anticiparla fin da adesso: una rivista come l’ Archivio storico del Sannio è giocoforza che prenda materia di riflessione dalle consuetudini, dagli eventi, dai personaggi che hanno  fatto la storia di queste terre; né si vede da quale altra tempera possano venire riscaldate le sue pagine. Con l’avvertenza, però, che consuetudini, eventi e personaggi vengano incastonati in un giro di problemi più ampio, che è poi il problema infaticato, eterno e vorremmo dire maledetto della questione meridionale. Diversamente, se manca questo respiro più largo, le pagine di storia locale si cangiano in pettegola erudizione campanilistica, e le ricerche sulle nostre radici, anche le più amorose, anche le più coscienziose, si rattrappiscono in minuzie che forse faranno la gioia dei dotti, ma che certo non si convengono a cittadini, e a cittadini in formazione quali sono (o dovrebbero essere) gli studenti della Scuola Media Superiore e dell’Università. L’accenno all’Università, fa l’obbligo di ricordare che l’Archivio rinasce sotto gli auspici della Facoltà di Economia e, per il tramite di essa, del suo Preside, il Professor Pietro Perlingieri, che più e più volte l’ha sollecitata e sempre fortissimamente voluta. A lui il ringraziamento per la fiducia che ha voluto testimoniarci. Sennonché, «questa forma di ringraziamento non piace né riceverla né farla agli spiriti generosi, che sanno che all’aiuto si risponde unicamente con l’intelligenza che intende e con la emula volontà del bene». Queste parole sono di Benedetto Croce e le riportiamo qui, a suggello del primo editoriale, perché prendano suono di monito per tutti coloro che vorranno collaborare con noi.

Gaetano Pecora