Tolleranza e fondamentalismi nella nuova Europa. Il fascino dell’ Islam

  Ludovico Martello
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L’ondata migratoria verso l’Europa da quel multietnico universo, che Latouche ha definito come il pianeta dei naufraghi trae la sua origine, essenzialmente, da due diverse maree che giungono a noi rispettivamente dall’Est e dal Sud del mondo. I naufraghi, che approdano sulle nostre coste provengono, infatti in larga maggioranza, dall’est d’Europa e dall’universo islamico. Preciso che il termine naufrago non connota un giudizio di valore pietistico o negativo, ma sta a significare semplicemente il fatto oggettivo che nel confronto-scontro fra le tre civiltà confinanti : quella ex-comunista, quella islamica e quella capitalistico-borghese-liberale, quest’ultima si è dimostrata più efficiente e più efficace nella soluzione dei problemi per la sopravvivenza che hanno attanagliato l’umanità per millenni, per cui , progressivamente, milioni di diseredati cercano rifugio e conforto che possano garantire loro i diritti minimi per l’esistenza. Questo processo ha creato quella massa di individui che Toynbee aveva indicato come proletariato esterno all’ Occidente. E questo è un dato oggettivo. Il termine naufrago connota, quindi, quegli individui i quali, da paesi al collasso economico e politico, che rendono insicura la stessa esistenza, giungono sulle nostre coste. Naufraghi che chiedono che siano garantite loro le condizioni per un’esistenza sicura.

Qui si potrebbe aprire un’analisi sulle cause di questi dati di fatto utilizzando le categorie del colonialismo e dell’imperialismo occidentale, ma dopo una lunga dissertazione non avremo fatto un passo avanti nella soluzione dei problemi attuali. Viceversa, prima di ogni altra considerazione, possiamo sottolineare un altro aspetto oggettivo della questione : i nostri valori universali si oppongono a una chiusura delle frontiere. L’uguaglianza e i diritti dell’uomo esigono imperativamente che noi accettiamo la divisione delle possibilità, se non delle ricchezze. Non possiamo cacciare i clandestini e i rifugiati senza rinnegare noi stessi. Quindi , possiamo affermare che l’accoglienza e l’integrazione sarà un processo al quale l’Occidente non si potrà sottrarre.

Certo, tale processo con coloro che provengono dall’est europeo, nonostante gli inevitabili problemi, potrà essere realizzabile senza particolari conflitti. In quanto abbiamo percorso per secoli una storia comune. Si tratta di riprendere quel percorso comune, temporaneamente, interrotto dall’esperimento comunista.

Diversamente, con l’universo islamico le cose sono messe in modo diverso. Anche coloro che, in totale buona fede — come la Galeotti autrice di un volume intitolato La tolleranza. Una proposta pluralista — ritengono possibile una integrazione indolore fra le due culture, cadono nelle trappole dell’ etnocentrismo e del relativismo culturale. Autori come la Galeotti non si avvedono che non esiste una comunicazione fra i due universi culturali. Infatti quando essi parlano di tolleranza, di libertà e di diritti, intendendo con queste espressioni i concetti occidentali di tolleranza, di libertà e di diritti. Non si avvedono di avviare un dialogo fra sordi in quanto questi stessi concetti assumono diversi significati nella cultura islamica alla quale essi si rivolgono. I nostri concetti di individuo, di libertà da e libertà di, non corrispondono ai loro concetti di individuo e di libertà.

Nel complesso universo islamico — da quei paesi caratterizzati da tratti di secolarizzazione a quelli immersi in un chiuso integralismo — sono tutti profondamente permeati dalla tradizione e dalla centralità del sacro che contribuiscono, certo in varia misura, a determinare l’assetto politico, economico e culturale di quei paesi. Nell’universo islamico è centrale il sacro : con i suoi percorsi di salvezza, di certezze, di assoluti e di fede, di usi e costumi. Non siamo noi che in preda al buonismo o all’esotismo filosofico dobbiamo accettarli. Sono loro, e giustamente dal loro punto di vista, che ci trovano inaccettabili, o appena sopportabili. In buona sostanza loro giudicano la nostra società profondamente corrotta.

Secoli di storia percorsa in direzioni opposte ci dividono. A partire, almeno dal XIII secolo, abbiamo percorso strade opposte. L’Occidente ha percorso la strada che l’ha condotto ad essere una società distributrice di diritti, alla centralità del sacro ha sostituito la centralità del mercato — frantumando, così, la gabbia d’acciaio della tradizione – e proprio dalla frantumazione del potere in poteri ha generato la società civile. Al collettivistico Noi l’Occidente ha sostituito l’ individualistico Io. Tutto questo avrebbe in seguito dato vita al processo di secolarizzazione, che ha, poi, determinato lo sviluppo scientifico. In una parola il processo di modernizzazione.

Il nostro Dio e i nostri testi sacri sono relegati alla sfera del privato. Il loro Dio ordina o condiziona fortemente le scelte collettive. Noi siamo la società del dubbio, loro della certezza. Come spiega Galimberti : noi abbiamo operato la scissione fra l’essere e il valore e viviamo in un mondo disincantato. L’Islam questa scissione la rigetta. L’islam è caratterizzato dal forte elemento universalistico presente nella definizione della comunità ; dalla possibilità, per principio conferita a tutti i membri della comunità, di accesso autonomo agli attributi dell’ordine trascendente, alla salvezza, attraverso la sottomissione a Dio ; dall’ideale dell’ ummah, La concezione originaria dell’ ummah presumeva una convergenza totale fra la comunità socio-politica e quella religiosa. Nell’islam, insomma, i problemi politici costituivano, e in parte ancora costituiscono, il problema centrale della teologia. Inoltre, come lo stesso nome di Islam suggerisce, il fedele è vincolato alla totale sottomissione a Dio, per cui è assente qualsivoglia idea di possibile rapporto contrattuale fra Dio e l’uomo. Date queste premesse, appare evidente che l’adesione da parte musulmana ai valori della tolleranza e delle libertà – come la pratichiamo noi occidentali — non può che essere estremamente limitata. E poiché si tollera quello che si può fare in privato, purché resti privato. Sarà inevitabile il conflitto quando la massiccia presenza islamica vorrà imporre pubblicamente in Occidente il proprio modello culturale e, soprattutto, politico. Le differenze culturali, religiose, estetiche o di stili di vita, secondo la concezione liberale, appartengono alla sfera della libertà individuale, sono insomma una pratica privata che la Stato protegge e sulle quali non interferisce fintantoché restano in ambito individuale. Ma se le questioni rilevanti di tolleranza non si riferiscono più alle differenze legate ai singoli, ma a quelle dei gruppi, allora diventa un problema di cittadinanza. Infatti il problema è diverso se c’è una violazione del codice penale. Inoltre un sistema di tolleranza non è dato una volta per tutte, esso resta un valore a rischio ed in quanto tale va difeso.

Insomma due civiltà stanno per scontrarsi, o meglio stanno per riprendere l’antico scontro. Quella occidentale è forte del suo progresso che ha garantito un benessere diffuso al prezzo di una visione disincantata dell’esistenza che resta, perciò, priva di valori assoluti che le conferisca un senso nella duplice accezione di significato e di direzione della vita. Diversamente la civiltà islamica, ancora immersa in una sorta di Medioevo, è meno attrezzata dal punto di vista materiale, ma ha conservato tutto intero il fascino di una cultura in grado di fornire agli individui una visione, delle certezze, dei valori assoluti, un forte senso di appartenenza ad una comunità ancestrale ed eterna. In altri termini : l’Islam potrebbe rappresentare , oggi, per L’Occidente ricco e potente ma dis-animato, quello che il Cristianesimo rappresentò per l’Impero Romano a partire dal II secolo d.C. : una nuova fede per colmare la profonda angoscia interiore, descritta da Plotino, che agitava le coscienze dei romani.

E’ ipotizzabile che nei prossimi trent’anni si porranno due ordini di problemi :

  1. occidentalizzazione dell’Islam

  2. islamizzazione dell’ Occidente

e noi occidentali ci divideremo probabilmente in due fazioni :

  1. I filo occidentali

  2. I filo islamici, i quali vedranno nell’Islam la nuova Utopia escatologica e palingenetica.

Insomma, al di là dei problemi immediati di integrazione spicciola e momentanea, dobbiamo porci seriamente il problema della pacifica invasione di una compiuta civiltà dai tratti affascinanti per l’esangue Occidente privo di visioni. Per noi, umanisti laici, non è finito lo scontro con i fondamentalismi. Dopo quello cattolico, quello nazista e quello comunista riprende l’antico scontro culturale con il fondamentalismo islamico.

Ludovico Martello