EDITORIALE: Archivio Storico del Sannio Gennaio – Giugno 2008

  Gaetano Pecora
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Il lettore dell’Archivio storico del Sannio ormai ci conosce e sa che nei nostri fascicoli le ricerche di storia locale, anche le più minute, anche le più circoscritte, si svolgono sempre gemelle con i temi e le figure della più ampia questione meridionale da cui esse ricevono luce e colore, e comunque quel tanto di respiro ideale per cui non si riducono mai a minuzzoli di erudizione che verrebbe quasi da dire pettegola. E’ proprio per questo, per queste aperture sugli orizzonti del meridionalismo, che segnaliamo caldamente due saggi: il primo di Damiano Iuliano su Giuseppe Abbamonte e il Giornale de’patrioti d’Italia (1797) e il secondo di Elisa Maione su Legislazione e prassi forense nel Decennio francese di Napoli: la figura del patrocinatore. Un burocrate del processo.

Iuliano descrive con tocco felice le vicissitudini di Abbamonte, figura la cui fama non vola certo alto nella memoria odierna, ma nella cui parabola c’è come riprodotto in sedicesimo tutto il fallimento di quel riformismo illuministico che se solo fosse stato assistito da numi benigni avrebbe preparato alle nostre terre destini meno sciagurati e perversi. Destini che molti, a cominciare da Gaetano Salvemini, vollero imputare (anche) all’azione politica della piccola borghesia intellettuale, sempre famelica e vigliacca, ma mai così spaventosamente corruttrice come nell’Italia meridionale, specie poi quando impiegata nella professione forense. Il giudizio salveminiano è lì, nel saggio che riportiamo “In cornice”, ed è forse troppo aspro e vibrato nella sua aggressività; pure, ci mette sull’avviso di rimontare la corrente della legislazione forense ben oltre l’Unità Italia: chissà che dal regolamento borbonico, dalle successive riforme napoleoniche e dalla legge organica giudiziaria della Seconda Restaurazione (tutte ricostruite nel documentatissimo saggio di Maione), chissà che anche da lì non sia venuto lo stampo per genti così doppie e oblique.

L’accenno a Salvemini ci riporta alla questione meridionale, e dunque al circolo più ampio in cui girano le idee della nostra rivista. Sennonché chi dice “questione meridionale” – i cui termini odierni vengono ricostruiti nel bel saggio di Vincenzo Esposito (Innovare il Mezzogiorno per modernizzare l’Italia)- chi dice “questione meridionale” dice anche Francesco Saverio Nitti sul cui ansito riformatore insiste da par suo Giovanni Vetritto quando ne analizza i progetti di trasformazione dell’apparato amministrativo (Per una nuova idea di Stato: Francesco Saverio Nitti riformatore dell’amministrazionepubblica italiana). Certo, Nitti e Salvemini furono studiosi diversi e per certi versi addirittura incompatibili tra loro: unitario per la pelle il primo, federalista senza remissione il secondo. Si aggiunga che erano uomini di carattere e quindi, come usa dire, di cattivo carattere che perciò non si risparmiarono critiche puntute e qualche volta finanche rancorose. Pure, attingendo alla sapienza della scuola positiva, officiarono entrambi il culto del dato concreto, preciso, incontrovertibile: da cui, per tutti e due, il fastidio per le campane fesse e la ripulsa delle lamentazioni dolorosamente tonanti dell’intellettualità meridionale quando appoggiate sul nulla della metafisica idealistica. Il tutto rivive nelle pagine – splendide per l’affettuosità del ricordo – di Raffaele Matarazzo (al quale peraltro si deve anche la ricostruzione delle tappe che scandirono il passaggio di Benevento da enclave pontificia a provincia italiana). Dunque, dicevamo: nel novembre del 1946, Matarazzo ebbe il privilegio di assistere alla lezione inaugurale con cui Salvemini, dopo oltre vent’anni anni di esilio antifascista, riprese l’insegnamento di “Storia moderna” all’Università di Firenze. Nel suo Memorie fiorentine (più omeno pertinenti) di un vecchio alunno, egli ci consegna un ritratto di Salvemini tirato su con la pulizia gentile delle parole che rinunciano alle sontuosità retoriche ma che, proprio per ciò, hanno la gentilezza (e la bellezza) della rinuncia.

Sono pagine, queste di Matarazzo, che toccano molte corde nell’animo dei lettori, specie di quelli che per la nequizia dei tempi, sentono che non reggerebbero se non si rinfrancassero al ricordo dei veri Maestri. A tutti, l’augurio di farne tesoro.

Gaetano Pecora

INDICE

Editoriale

PAGINE DI STORIA LOCALE

Damiano Iuliano, La rivoluzione senza libertà. Giuseppe  Abbamonte e il Giornale de’ Patrioti D’Italia (1797)

Elisa Maione, Legislazione e prassi forense nel Decennio francese di Napoli: la figura del patrocinatore. Un burocrate nel processo.

IL SANNIO: LE RADICI

Raffaele Matarazzo, Benevento nell’800: da enclave pontificia a provincia italiana.

MEZZOGIORNO E DINTORNI

Giovanni Vetritto, Per una nuova idea di Stato: Francesco Saverio Nitti: riformatore dell’amministrazione pubblica italiana.

Vincenzo Esposito, Innovare il Mezzogiorno per modernizzare l’Italia.

Raffaele Matarazzo: Memorie fiorentine (più o meno pertinenti) di un vecchio alunno.

IN CORNICE

Gaetano Salvemini, La piccola borghesia intellettuale nel Mezzogiorno d’Italia.