Non c’è pace a Gaza per gli eredi di Abramo

  Ludovico Martello
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Per i discendenti di Abramo non c’è prospettiva di pace in Medioriente. Ancora sangue, ancora accuse reciproche sulla responsabilità dell’ennesima strage. L’opinione pubblica mondiale si divide e, paradossalmente, “quelli di sinistra” si schierano a favore delle ragioni dell’Islam mentre “quelli di destra” a favore della causa israeliana. Dico e sottolineo l’avverbio <<paradossalmente>>, nel ricordo del fatto che fino a qualche decennio fa le parti erano perfettamente simmetriche ed invertite: la destra perseguitava gli ebrei e la sinistra solidarizzava per il popolo di Israele!

Niente meraviglia, è così che vanno le cose: ci si schiera, in modo strumentale, per perseguire i propri scopi politici e si ignora la lucida analisi dei fatti. Con spietato cinismo si danza sui cadaveri delle vittime quando alla Verità si preferisce l’utile menzogna in nome dell’odio nei confronti dell’altro. Odio verso l’alterità, contro la diversità da estirpare … contro il nemico da sterminare. Questa è la turpitudine morale che si nasconde dietro i messaggi di cordoglio e di solidarietà enunciati pomposamente dai “sepolcri imbiancati”.

Patteggiare per uno dei contendenti danneggia la causa della pace ed alimenta intenzionalmente lo scontro. Per il bene di tutti è necessario un arbitrato neutrale che parta, per la sua azione di mediazione, dalla consapevolezza che islamismo ed ebraismo rappresentano due fondamentalismi, due teocrazie a confronto e, come tali, entrambi non sono naturalmente disponibili a tollerare l’esistenza dell’ “ altro ”. Questa è la verità.

Una verità antica dalle radici millenarie: fu Abramo, che per primo, inventò il Dio unico per il popolo eletto. Fu Ismaele, primo figlio di Abramo, che generò il popolo palestinese. Fu Isacco, secondogenito di Abramo, che perpetuò la tribù d’Israele.

Ed ancora, prosegue la Storia: Cristo, discendente d’Abramo, ha incarnato il Dio unico per tutti i popoli e per ogni singolo uomo. E, poi Maometto, illuminato dall’arcangelo Gabriele, riesumò il Dio biblico-giudaico della vendetta: l’Angelo sterminatore di Sodoma e Gomorra. Il Dio unico della Guerra Santa.

La pandemia totalitaria del Dio unico ci ha contagiati anche con le sue mutazioni secolarizzate: innumerevoli ed inconciliabili “…ismi”. Gli “ismi” ovvero insignificanti dottrine con le quali abbiamo tentato, in un recente passato, e, ancora, cerchiamo di riempire il vuoto insostenibile di esistenze prive di senso.

Siamo immersi in una miscela di frammenti di fede come siamo immersi in quella miscela di gas che respiriamo e che chiamiamo aria. Per questi frammenti, residui di “…ismi”, continuiamo ad odiarci: popolo contro popolo, individuo contro individuo … fino al punto di essere disposti a sacrificare la propria vita per la difesa delle nostre ingannevoli credenze, e questo ci rende capaci di uccidere chi le minaccia. Tutto questo rappresenta un prezzo troppo alto da pagare per l’illusione di un senso, per fissare l’inesistente meta del nostro breve pellegrinaggio esistenziale.

Ora il nostro villaggio globale è troppo piccolo perché ospiti, in pacifica coesistenza, i monoteismi dei discendenti d’Abramo e gli inveramenti secolarizzati di quel monoteismo. Le possibilità che ci restano sono solamente due. La prima: imparare a tollerarci attraverso la stipula ed il rispetto di regole comuni e condivise che affermino l’unica sacralità possibile: la sacralità della vita dell’ “altro”, ricordando che l’”Altro” non è che l’immagine allo specchio di un “Io”. La seconda chance ? : continuare a scannarci e forse, dopo milioni di morti, erigere nuovi musei dell’orrore dove i vincitori condurranno, in futuro, disinteressate e rumorose scolaresche per celebrare la vittoria sul male. E’ questa la “ banalità del male “.

Ludovico Martello