Cristianesimo e Liberalismo: un confronto (troppo) difficile

  Gustavo Adolfo Nobile Mattei
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Le prime lezioni alla “Scuola di Liberalismo” di Benevento animano un vivace dibattito.

 

Prime due lezioni alla “Scuola di Liberalismo” di Benevento. I nodi vengono già al pettine. Sono bastati due soli appuntamenti per mettere a fuoco un problema ancora aperto: il difficile rapporto tra il Cristianesimo (la religione che ha plasmato la Civiltà Occidentale e che ancora oggi è ampiamente maggioritaria) ed il Liberalismo (l’impostazione politica cui la Civiltà Occidentale si è conformata da un paio di secoli a questa parte). Si tratta di due aspetti fondamentali della medesima Cultura che convivono da secoli senza mai riuscire a dialogare serenamente e legittimarsi, eventualmente, a vicenda.

  Nella sua lezione su “Cristianesimo e Liberalismo”, il prof. Ludovico Martello – nel riconoscere che le radici più antiche del pensiero liberale affondano nel Giusnaturalismo, e quindi nel tradizionale insegnamento di Cristo secondo il quale esiste una Legge non scritta superiore a quella positiva – si è chiesto perché mai nel pensiero laico di molti europei ci sia quasi un senso di vergogna nel riconoscere francamente che la formazione culturale del nostro Continente sia indissolubilmente legata al Cristianesimo. Ci si è interrogati, insomma, su quale fattore abbia potuto determinare questo scollamento tra gli insegnamenti cristiani e quei principi liberali che pure hanno tratto dai primi origine e linfa vitale. Per Martello, la risposta è da ritrovarsi nello strapotere dell’istituzione ecclesiastica che, coi suoi abusi e le sue contraddizioni, non poteva che risultare indigesta ai cultori della Libertà. Ma questa soluzione, a mio avviso, lascia insolute diverse domande…
Prima domanda: perché Grozio prima e Kant poi furono convinti cristiani ed il Liberalismo moderno, invece, è così saldamente anticlericale? Non esistevano preti e relativa corruzione anche ai loro tempi? E, seconda domanda – a voler invertire il ragionamento – : perché la Chiesa non si è mai pienamente rispecchiata nell’idea liberale, restando sempre abbastanza diffidente nei suoi confronti?
   A mio parere, solo la Storia può venirci incontro: la risposta di Martello può essere condivisibile, ma resta troppo filosofica, troppo astratta per poter spiegare tutto. Tra la dottrina dei Diritti Naturali (sec. XVII) e l’età d’oro del Liberalismo in Europa (sec. XIX) passa solo un secolo, ma un secolo convulso e pieno di fermento intellettuale: il Settecento. È questa l’epoca in cui si afferma l’Illuminismo e con esso si comincia a diffondere a macchia d’olio anche la Massoneria. Si tratta di due movimenti irriducibili nel loro anticlericalismo: sempre più si andarono a intrecciare con la dottrina liberale che ne divenne così il braccio politico. Il Risorgimento italiano è il vero punto di rottura: da allora i rapporti tra Cristianesimo e Liberalismo si sono inesorabilmente compromessi. Ed il Risorgimento, inutile negarlo, fu un movimento intrinsecamente liberale e massonico (un solo nome per tutti: Cavour). Tra i primi provvedimenti dei governi liberali vi fu l’eversione dell’asse ecclesiastico: giusto per confermare gli intenti assolutamente anticlericali che l’Unità d’Italia si era prefissata fin da subito. A quel punto, chiedere ai Cattolici di aderire al Liberalismo divenne francamente insostenibile perché quel pensiero politico non era più un ideale di libertà ma una vera e propria mistificazione (considerando che confische, legge marziale e cannoneggiamenti sulle piazze non sono esattamente provvedimenti liberali…). Ma la contrapposizione rischia di non stemperarsi mai se ancora oggi alcuni Liberali dogmatici continuano a difendere a spada tratta i tragici errori di quegli anni. L’onorevole Luigi Compagna, nella lezione introduttiva alla “Scuola”, continuava a ripetere che le Leggi Pica del 1863 (quelle che, per reprimere il Brigantaggio, permisero persino l’esercizio della rappresaglia!) erano norme pienamente liberali: e questo semplicemente perché discusse e votate dal Parlamento di Torino. Mi sembra che una posizione del genere sia non solo storicamente scorretta, ma anche contraddittoria con l’essenza stessa del pensiero liberale che non può ridursi ad essere mera forma ma deve assicurare il rispetto sacro di alcuni diritti inviolabili.
   Finché ci saranno i nostalgici della Teocrazia ecclesiastica il dialogo tra Cristianesimo e Liberalismo sarà difficile. Finché i Liberali continueranno a difendere dogmaticamente la propria Storia e a falsificare la realtà pur di non fare i conti con gli errori e le contraddizioni del passato la riconciliazione sarà davvero impossibile. Col rischio di restare ancora fermi all’Ottocento!
 

Gustavo Adolfo Nobile Mattei