Le celebrazioni per il 150° dell’unità. Cosa c’è da festeggiare?

  Ludovico Martello
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Fiumi di retorica scorrono, tracimano e stanno inondando questa “ espressione geografica” che ipocritamente ed utilitaristicamente in molti chiamano Italia. Con la mano sul cuore e con la testa agli affari, i nostri rappresentanti politici vanno in giro, a nostre spese, a festeggiare l’Unità d’Italia! Come se non bastassero i festini che, alcuni di loro, si organizzano con prostitute, transessuali e, anche se raramente, con semplici amanti.

Gli unici coerenti sono i leghisti secessionisti, al Nord, ed i neo borbonici, al Sud, che dichiarano di non avere motivi per festeggiare.

Forse da commemorare sì: i tanti giovani che sacrificarono la loro breve esistenza per l’utopia di un Paese unito in nome della libertà e dell’uguaglianza. A guardare cosa è stata l’Italia, nel corso di questi centocinquant’anni di “unità”, viene da domandarsi se il loro non fu che un inutile sacrificio.

Cosa è stato realizzato del liberalismo di Cavour? Molto poco! Di liberali non se ne vedono in giro. Se ci sono, se ne stanno ben nascosti … invisibili dopo la delusione della mancata rivoluzione liberale berlusconiana. Non siamo ancora un libero Stato affrancato dai condizionamenti dello “Stato Pontificio”: basti riflettere sul fatto che non riusciamo a legiferare in materia di inizio e fine vita, e dello stato civile della composizione di coppia! Questo clericalismo delle istituzioni dipende fatto che molti dei cattolici, che siedono nei due rami del Parlamento, continuano ad “ispirarsi” alle “indicazioni” della Santa Sede; come aveva fatto la Democrazia cristiana fino alla sua dissoluzione.

Cosa è stato realizzato del “socialismo utopistico” di Garibaldi? Di socialisti in giro se ne vedono ancor meno che di liberali! Ai posti che ancora contano si vedono solo ex cattocomunismi che fino agli anni ottanta si sentivano più parte integrante del grande Partito Comunista Sovietico che italiani. Ora riscoprono il “tricolore” e “la patria” per aggrapparsi a qualche valore che giustifichi la loro presenza nelle istituzioni. Mentre è evidente che essi non rappresentano altri che sé stessi ed il proprio sparuto e deluso elettorato. Svolgono, però, una funzione importante per la maggioranza di governo: la loro innocua presenza conferisce una parvenza di pluralismo al nostro sistema politico tale da non poterlo definire illiberale. Godono della loro “rendita di opposizione”. E’ cosi dal 1945!

Cosa è stato realizzato dell’Azionismo mazziniano? Nulla! Estirpato alla radice!

Cosa c’è da festeggiare in un Paese che nega il futuro ai propri figli? Cosa c’è da festeggiare in un Paese dove il rispetto dei diritti umani dipende dal colore della pelle e dal genere sessuale cui si dichiara di appartenere?

L’unità d’Italia si potrà festeggiare quando nelle Istituzioni nazionali, regionali e comunali non siederanno più inquisiti!

L’unità d’Italia si potrà festeggiare quando sparirà il fenomeno della corruzione tra le file dei governanti ed il fenomeno dell’evasione fiscale da parte dei governati!

L’unità d’Italia si potrà festeggiare quando il denaro pubblico ed il pagamento delle tasse saranno ritenuti utili contributi alla collettività per costruire asili, scuole, università e ospedali.

L’unità d’Italia si potrà festeggiare quando ogni singolo italiano, governante o governato, capirà che il perseguimento del proprio egoistico bene deve necessariamente corrispondere al perseguimento del bene comune di tutti gli altri cittadini … così potrà formarsi una società civile degna di questo nome!

Ludovico Martello