Le cattive abitudini non si perdono mai

  Gustavo Adolfo Nobile Mattei
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Se proprio mi si dovesse muovere una critica, di certo nessuno mi potrebbe accusare di anticlericalismo. Se poi mi si dovesse affibbiare un’etichetta politica, verrei senza dubbio definito di destra. Tutto ciò non mi impedisce di polemizzare contro quanto accaduto qualche giorno fa a Benevento, la mia città natale, teatro di una colossale campagna elettorale dove si scontrano tre coalizioni (con un Terzo Polo che riunisce ex PCI, ex DC ed ex MSI!) costituite da ben 700 candidati consiglieri (per una popolazione che non arriva a 70000 abitanti… potere della democrazia!). Ma, ovviamente, non mi preme raccontare ai lettori di questo sito un aneddoto di rilevanza esclusivamente locale, quanto piuttosto rilevare amaramente come certe cattive abitudini non si perdono mai, soprattutto in periodo di elezioni… Bene, l’11 aprile scorso il candidato sindaco di Centrodestra, Raffaele Tibaldi, ha stupito tutti i rivali con una mossa a sorpresa furba quanto (a mio avviso) spregiudicata, guadagnandosi così un po’ di voti nelle stanze della Curia Beneventana (e magari anche tra qualche fedele particolarmente prono alle raccomandazioni del parroco…). L’aspirante primo cittadino, infatti, si è recato in “visita istituzionale” (parole di una testata locale…) presso l’Arcivescovo Andrea Mugione per discutere delle “problematiche che sussistono nelle due Diocesi della Provincia sannita” (parole dello stesso candidato!). Primo appunto (meno grave): che titolo ha l’Arcivescovo per parlare anche dei problemi di un’altra Diocesi che non gli appartiene (Cerreto)? Secondo appunto: a che titolo un politico che si dovrebbe interessare dei problemi di una specifica città discute delle questioni di due diocesi che riuniscono quasi un centinaio di comuni? Per caso l’eventuale mandato ricevuto dagli elettori di Benevento lo legittimerà ad intromettersi anche negli affari di altri centri? Già qui le spiegazioni di Tibaldi cominciano ad essere traballanti… Terzo appunto (ben più grave dei precedenti…): non sarebbe forse il caso di non fare il passo più lungo della gamba, e quindi di aspettare che effettivamente le urne esprimano un verdetto, prima di intavolare questo genere di colloquio? È senz’altro positivo che tra istituzioni ecclesiastiche ed autorità civili vi sia dialogo, ma… dato che Tibaldi per ora non rappresenta altro che la sua parte politica è legittimo domandare: a che titolo si interfaccia con la Chiesa come se fosse già sindaco? E allora, il sospetto che la mossa sia una geniale strategia di marketing politico sorge naturale… D’altra parte, lo stesso candidato si è affrettato (con particolare cattivo gusto…) a sottolineare che ha solamente adempiuto ad “un impegno morale ed istituzionale, anche se gli altri candidati a sindaco non sentono questa necessità”. Insomma, che la gente capisca bene chi è l’unto del Signore… e che lo capiscano presto anche i preti: io vi ascolto, gli altri chissà! Tibaldi, con sfacciata ruffianeria, ha poi dichiarato: “Capisco ora come la Chiesa beneventana sia tanto forte. Il merito è soprattutto suo” (riferendosi al Vescovo). La cordiale visita è stata poi accompagnata da un bel book fotografico che mostra Arcivescovo e candidato seduti vicini, impegnati a parlare tra loro o con altri esponenti di peso della Curia. Il tutto pubblicato nel giro di pochi minuti sulle agenzie stampa locali. Trovo veramente vergognoso l’uso politico che, in questa vicenda, sia stato fatto della mia religione. Una strumentalizzazione inconcepibile, escogitata con scaltrezza da Tibaldi, ma inspiegabilmente accolta dal Vescovo. Che però, sotto sotto, qualche recondito fine deve pur avercelo, perché è poco credibile che si sia prestato ad un’operazione pubblicitaria di questo genere per semplice ingenuità. E allora: quali sono queste “problematiche” di cui i due hanno parlato? Lo stesso aspirante sindaco si è lasciato scappare qualcosa in merito: la sistemazione di uno spazio pubblico antistante l’Episcopio (così da poter aprire un nuovo ingresso del Museo Diocesano) e la costruzione di un edificio della Caritas su un’area attualmente degradata. Insomma: la Chiesa beneventana ha bisogno di permessi edilizi, il Centrodestra di voti…e lo accordo è fatto!

Da cristiano, da cittadino, trovo veramente disgustoso tutto ciò: è legittimo che le gerarchie si confrontino con la politica, anche per perorare i propri interessi, ma dopo e non prima delle elezioni. Tra le due parti, poi, chi sbaglia di più è proprio l’Aricivescovo, poiché: che un politico in campagna elettorale giochi tutte le sue carte è logico e pure lecito (altra cosa poi è il giudizio morale su una strumentalizzazione del genere…), ma la Chiesa da parte sua non può prestarsi, perché essa non è una qualsiasi associazione, ma una comunità apolitica che deve restare neutra nel rispetto di chi la compone. In questo caso, poi, non ci sono supremi principi etici da difendere strenuamente per giustificare il comportamento del Vescovo! Aldilà del compromesso (che qui possiamo solo ipotizzare: ci sono indizi, non prove!), resta comunque l’impressione negativa che viene pubblicamente data alla cittadinanza e ai fedeli. Forse Tibaldi potrà guadagnarci qualche misero voto in più, ma la Curia beneventana ci perderà sicuramente in immagine e credibilità perché (in buona o cattiva fede) ha recitato una parte nello spot elettorale del candidato sindaco.

Gustavo Adolfo Nobile Mattei