Per un “nuovo” Diritto Naturale: Benedetto XVI al Bundestag

  Gustavo Adolfo Nobile Mattei
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Lo scorso 22 settembre, nella modernissima aula parlamentare del Bundestag tedesco, Benedetto XVI è tornato a parlare di Giustizia e Diritti umani in un discorso fatto di contenuti elevati e forme accessibilissime, in cui ha argutamente intrecciato concetti di Filosofia del Diritto, Scienza Politica, Teologia, Storia contemporanea. Il papa intellettuale dà il meglio di sé in queste occasioni, facendoci finalmente dimenticare le omelie decotte che provengono quotidianamente da troppi altari e restituendo il giusto smalto alla millenaria Tradizione della Chiesa. Da San Paolo a San Tommaso, il Cattolicesimo ha offerto alla Civiltà occidentale il meglio dei suoi intellettuali: un patrimonio oggi fin troppo snobbato e persino ignorato nell’odierna società relativista. Fa male vedere la Chiesa post-conciliare ridotta a rincorrere a tutti i costi i modelli imperanti della modernità, smarrendo la propria identità e la consapevolezza di un primato culturale di cui essere orgogliosa. La Chiesa ha il compito di comprendere quali sono le esigenze dell’uomo moderno, deve cercare di rispondere ad esse. Ma deve però restare sempre sé stessa. È questo quello che, in questo discorso magistrale, papa Ratzinger ha fatto: non si è limitato ad una predica buonista sulla pace nel mondo, sulla povertà, sui giovani. Non è caduto nei luoghi comuni che la propaganda qualunquista ci propina quotidianamente, no. Ha fatto un discorso elevato, filosofico, eppure concreto. Ha parlato dell’esigenza di dare un senso profondo, una missione, ad un’azione politica che oggi sembra priva di alcun fine. Ha discusso di un tema attualissimo, ma lo ha fatto con parole antiche, in un discorso che ha saputo perfettamente mescolare citazioni patristiche a questioni contemporanee. Il cuore del discorso, insomma, verteva su un tema di non poco conto: come poter avere un governo “giusto”. E quindi come poter indirizzare l’azione politica (e soprattutto legislativa) verso questo scopo. La ricetta del papa non è affatto nuova, anzi: fa piacere però sentirla ribadire nuovamente (e di fronte ad un consesso tanto prestigioso!) perché essa sembrava ormai da tempo destinata alla “damnatio memoriae”. È il Diritto Naturale, teorizzato a chiare lettere da San Tommaso nella “Summa” ma evidente già nell’azione di Cristo che non esita a sconfessare la Legge ebraica quando c’è da salvare l’adultera dalla lapidazione. Quella del Diritto Naturale è stata una “teoria” tipicamente cristiana ed occidentale: nasce dall’incontro tra l’umanesimo (coessenziale ad una religione che crede in un Dio/Uomo), la filosofia (propria dello Stoicismo ellenistico) e il Diritto (tipico della società romana). Gerusalemme, Atene, Roma: queste le colonne su cui è stata edificata la società occidentale, dice il papa. Come dargli torto! Tra il “Nessuno tocchi Caino” della Genesi, il “Non uccidere” dei Comandamenti e la moderna Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo c’è un filo rosso rappresentato da un patrimonio condiviso di valori che trovano proprio nel Diritto Naturale la giustificazione della loro “inviolabilità” e “inalienabilità”. Cosa significa togliere alla Legge (ed all’azione politica, in generale) il fondamento del Diritto Naturale? Significa spogliarla di qualsiasi finalizzazione: la legge non è più strumento di Giustizia, ma semplice tecnica, pura procedura. «Il bene comune che i diritti umani aiutano a raggiungere non si può realizzare semplicemente con l’applicazione di procedure corrette e neppure mediante un semplice equilibrio fra diritti contrastanti» disse papa Benedetto nel 2008, in occasione del suo viaggio negli Stati Uniti. “Cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”, incalza oggi facendo proprie le parole di Sant’Agostino. Il problema del potere e del suo uso legittimo non può esaurirsi in una mera questione di legalità: «L’esperienza ci insegna che spesso la legalità prevale sulla giustizia. Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che è il loro fondamento e scopo>> disse il Santo Padre nel 2008. Ecco il punto. I Diritti Umani non possono ridursi a meri enunciati di Diritto Positivo, pena la perdita di tutta la loro forza. Il Diritto Positivo è esercizio di mero potere, non necessariamente di un potere giusto e quindi meritevole di essere rispettato. Non dobbiamo avere paura di chiederci cos’è “giusto”. La società moderna, intrisa di scettico Relativismo, parte dal presupposto che sia impossibile conoscere concetti come Verità e Giustizia. Si potrebbe a lungo discorrere sulla pericolosità sociale di tale concezione, ma non è questo il punto. La Scienza dimostra palesemente come, nonostante sia difficile da scoprire e si possa incappare in molti errori, il Vero esista. Tutta la millenaria Dottrina cattolica, in contrapposizione con tantissime tendenze ereticali, sostiene il ruolo superbo della Ragione umana, valorizzandola enormemente persino in ambiti inusuali come la Teologia. La Ragione umana può conoscere la Natura e le sue Leggi che dettano la giusta regolamentazione alcuni aspetti fondamentali relativi all’uomo, come la vita, la libertà, la famiglia. Il Cattolicesimo (contrariamente a quanto dice la vulgata anticlericale ed illuminista….) non ha vocazione oscurantista, ma al contrario ha sempre insistito sul ruolo della “ratio” come fondamento della Conoscenza in generale ed anche del vero sapere giuridico, quello che non si basa sul formalismo ma sulla sostanza. Bisogna allora recuperare una visione sostanziale del Diritto: “Lex iniusta non est lex”, diceva San Tommaso, cioè non fa proprio testo, come se non esistesse. Solo su questo presupposto di fondo possiamo allora invocare quel Diritto di Resistenza cui si rifecero anche i martiri della lotta di liberazione dal Nazifascismo (e il papa, furbamente, non manca di ricordare alla sua terra, la Germania, proprio questo caso di Stato ingiusto per antonomasia). Solo se ammettiamo che esiste un parametro non scritto ma intellegibile di Giustizia sarà possibile ribellarsi all’Olocausto o a qualunque altro genocidio. Inutile illudersi: la Resistenza è una questione di coscienza, che può trovare conforto nella Ragione. Non esiste modo di positivizzare questo Diritto Naturale, neanche con l’ordine giudiziario più imparziale e terzo del mondo. Non ce ne voglia Montesquieu! E allora il pensiero politico e giuridico della Tradizione Cattolica, ribadito con intelligenza ed energia dal papa al Bundestag, è tutto fondato sulla Ragione. Semmai, gli “irragionevoli” sono gli altri, i fautori del Positivismo giuridico che, avendo perso qualunque fiducia nella possibilità di definire cos’è giusto e cosa no, hanno perso la bussola di quella che è la funzione stessa del Diritto e dello Stato. Chi crede che bastino le procedure parlamentari assommate ai caratteri di generalità ed astrattezza per rendere un comando vero “Jus” non fa altro che coltivare una visione assolutamente nichilista e perversa. Potrà anche darsi che in cuor suo parteggi per un sistema liberaldemocratico, ma nella sostanza il suo pensiero conduce comunque ad una forma di totalitarismo: il totalitarismo “giuridico” di chi crede nell’onnipotenza del legislatore. Non c’è Costituzione che possa frenarlo, e l’esperienza nazista ce lo insegna. Anche la Costituzione è un pezzo di carta scritto, e la legalità formale è salva se la si cambia con le opportune procedure aggravate. L’unico argine a questa forma di Totalitarismo (che ha poi tante affinità con quella “dittatura della maggioranza” di cui parlava Tocqueville) è la Giustizia non scritta. Il bersaglio vero del papa, è allora, proprio quell’Hans Kelsen tanto decantato dai giuristi contemporanei, massimo esponente del Positivismo giuridico. Il pontefice smaschera come, aldilà delle apparenze moderate, nel suo pensiero si celi una concezione pericolosissima per i Diritti e la Libertà dell’uomo: la legge è, per Kelsen, puro atto di volontà. Non c’è spazio per considerazioni assiologiche. La legge è volontà. Di chi? Di un legislatore che potrà decidere ciò che vuole, nel rispetto delle forme precostituite. Quanto di assurdo vi sia in questa tesi è di tutta evidenza, eppure essa rappresenta l’essenza stessa del concetto di “Stato di Diritto”. I giuristi, dal Code Napoleon ad oggi, si cibano quotidianamente di questo: Positivismo Giuridico. Questo ha contribuito alla genesi dei mostri del Totalitarismo, ma anche agli imbarazzanti paradossi che ogni giorno si verificano nelle aule dei tribunali. Questo ha generato un Diritto contorto, senza valori, ed una classe politica che fa del successo economico l’unico metro per giudicare la propria attività di governo.

Invito tutti a leggere il testo integrale dell’intervento del Santo Padre, perché questo mio scritto non ne vuol essere una sintesi (non ne ho seguito lo schema, ed anzi ho omesso moltissimi punti) ma solo un commento personale. Chi avrà tempo per leggerlo scoprirà una miniera di altri spunti di riflessione meritevoli di essere approfonditi.

Gustavo Adolfo Nobile Mattei