Onorevoli Capponi

  Massimo Teodori
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Ecco a cosa è ridotto il parlamento dei nominati: voltagabbana, affaristi, ricattatori, venduti e comprati.

Pubblicato dal “Il Riformista”, 8 novembre 2011

Che il Parlamento dei nominati sia divenuto il peggio del peggio di qualsivoglia democrazia rappresentativa, ne abbiamo conferma in questi giorni. Quel che quotidianamente leggiamo sui quotidiani ha dell’incredibile. Ieri, un nobiluomo siciliano, Francesco Stagno d’Alcontres, deputato berlusconiano di lungo corso, con il suo stile moderato ha affermato sul maggiore quotidiano nazionale che “Tutti ricattano Berlusconi cercando di barattare il voto in cambio di qualcosa… e io che devo fare?”. Un altro deputato, l’ineffabile mezzobusto Francesco Pionati, ha avuto la sfrontatezza di dichiarare “Potevo reclutare altri capponi… però è inutile dare poltrone senza finanziamenti”. Affermazioni che in qualsiasi altro paese civile avrebbero provocato immediatamente un giurì d’onore se non vere e proprie inchieste e radiazioni. E invece, qui da noi, sono prese come simpatiche vanterie di un parlamento ridotto a curva sud. Quello che un tempo era ritenuto il “tempio della democrazia” è divenuto una cloaca di sentimenti parapolitici e un bordello partitico a pagamento.

Un rapido flash degli attuali fenomeni mostra una serie di casi che sembrano piuttosto una fantapolitica dell’orrore. Emigrazioni di massa da gruppo a gruppo parlamentare; mezzeglorie democristiane alla ricerca affannosa dell’ultima spiaggia; insulti scagliati dai giornali del centrodestra verso coloro che fino a ieri erano esaltati come responsabili; lettere fatte circolare per alzare il prezzo nel mercato delle poltrone; deputati designati dal giacobino Di Pietro che vanno a rimpinguare la melma della palude dall’altro lato; parlamentari scelti dal PD in rappresentanza della “società civile” che emigrano verso sponde incivili; malpancisti d’ogni risma che mai hanno avuto il coraggio di prendere la parola in aula per dire quel di cui cianciano nell’ombra; l’insulto di “traditore” che rimbalza da un campo all’altro; intellettuali alla corte del Cavaliere che non hanno mai pronunziato una dignitosa parola di pubblica disapprovazione delle pratiche indegne che ben conoscono; veline e subrette alla ricerca di ingaggi per i prossimi spettacoli…

Ma perché tanto degrado? Cos’è successo? Da dove si deve partire per la ricostruzione?

Non sono così ingenuo e moralista dal non sapere che di voltagabbana ve ne sono stati in tutte le stagioni. Né così formalista dall’invocare il ritorno all’articolo 67 della Costituzione (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”) che da tempo è stato stravolto dalle pratiche partitocratiche e gruppocratiche. Ma una cosa è il trasformismo politico, di cui la storia dell’Italia è ricca fin dagli ultimi decenni dell’Ottocento, e un’altra cosa è la bolsa cortigianeria e il personale meretricio politico esibiti di questi tempi.

Il punto cruciale che ha condotto il Parlamento alle bassezze d’oggi è anche – se non soprattutto – il sistema di nomina dei parlamentari attraverso un sistema accettato in origine dai capipartito di destra, di centro e di sinistra con l’effetto di provocare il degrado della vita democratica. Insieme alla scomparsa dei partiti e delle tradizioni politiche e culturali che hanno fatto prima l’italia liberale e poi quella repubblicana, le nomine dei parlamentari hanno drasticamente inquinato le istituzioni. Il fenomeno con caratteri parossistici nella destra del proprietario Berlusconi ha però coinvolto anche, se pure in maniera meno grottesca, le sinistre. I “cortigiani”, i “capponi”, i ”venduti e comprati”, i “ricattatori”, i “prezzolati”, “gli affaristi” e via enumerando hanno prevalso non solo nel settore della maggioranza parlamentare.

Con il parlamento dei nominati, d’altronde, non poteva che esser così.

Quale che siano le vicende delle prossime settimane, se non si provvede a eliminare drasticamente la nomina dei parlamentari – sotto qualsiasi forma avvenga – vedo poca luce nel tunnel dell’Italia.

Massimo Teodori