Firme per elezioni e referendum. La sinistra si arrocca nella casta

  Massimo Teodori
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Riceviamo e pubblichiamo l’ articolo del prof. Massimo Teodori, pubblicato dal  “Corriere della Sera”, 20 dicembre 2011

La proposta del capogruppo Pd alla Camera Dario Franceschini di inasprire le regole per l’autenticazione delle firme necessarie per chiedere i referendum e presentarsi alle elezioni potrebbe apparire, a prima vista, una modalità tecnica. Si tratta, invece, dell’ennesima prepotenza di una casta che difende il suo potere ed ostacola l’accesso dei cittadini al gioco democratico.

Per Costituzione il referendum abrogativo è l’unico strumento di decisione diretta a disposizione degli elettori che lo hanno spesso utilizzato per correggere l’immobilismo parlamentare: non si capisce perciò il motivo per ostacolarne l’uso. Anche l’irrigidimento delle procedure nella raccolta delle firme per le competizioni elettorali nasconde un trucco. E’ poco nota la norma secondo cui i partiti presenti in Parlamento, anche se privi di seguito, sono esentati dalla raccolta delle firme, mentre i nuovi soggetti politici sono obbligati a raccogliere un’enorme quantità di firme con modalità che in pratica rendono difficile l’emergere di energie fresche. Chi è dentro, è dentro; e chi è fuori, è meglio che resti fuori.

C’è da chiedersi come mai un partito che si denomina “democratico” intralci così la democrazia referendaria ed elettorale, arroccandosi sui diritti acquisiti. Con la stessa logica con cui il suo tesoriere, onorevole Sposetti, sostiene la necessità di aumentare il finanziamento pubblico ai partiti parlamentari che, a suo parere, riceverebbero in Italia contributi inferiori al resto d’Europa. La difesa del potere partitico a scapito della democrazia dei cittadini fa il paio con l’ottusità burocratica di chi sottopone i nuovi imprenditori al calvario delle mille autorizzazioni. Anche per le firme referendarie ed elettorali, dovrebbe essere arrivato il momento di passare da un sistema corporativo ad uno liberale e antiburocratico, consono all’epoca informatica in cui viviamo.

 

Massimo Teodori