Nella competizione elettorale i diritti civili sono i grandi assenti

  Massimo Teodori
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(“Corriere della Sera”, 6 dicembre 2012)

Nell’entusiasmo per la partecipazione alle primarie del Partito democratico, è rimasto in ombra tutto ciò che riguarda i diritti civili, una tematica che rischia così di risultare assente dalle prossime elezioni, e non solo per responsabilità della Sinistra. E’ vero che Renzi e Vendola hanno dimostrato, ognuno a suo modo, una sensibilità per la questione che in Italia, per la presenza della Chiesa, è intrecciata ai temi cosiddetti “etici”. Ma il vincitore dei Democratici e probabile leader della maggioranza di governo, sembra restare tuttora ancorato al vecchio rapporto con le gerarchie ecclesiastiche che sottovaluta la rilevanza popolare dei diritti civili.

Anche i variegati gruppi del Centro appaiono disattenti ai diritti ed alle libertà civili, a cui antepongono la ricerca del sostegno del Vaticano e della Conferenza episcopale, o almeno delle loro parti politicamente più interventiste. Sia l’Udc di Casini con il vecchio simbolo dello scudo crociato, sia il movimento cresciuto intorno a Montezemolo con leader gli esponenti cattolici Bonanni e Riccardi, potranno difficilmente prendere le distanze da quei “valori non negoziabili” che fin qui hanno dato origine a normative integraliste, sconosciute in qualsiasi altro angolo dell’Occidente.

Eppure i diritti civili, oggetto di leggi innovative nei Paesi civili, sono una materia da cui qualsiasi programma riformatore, liberale o socialdemocratico, non può più prescindere. Soprattutto a casa nostra dove i circoli tradizionalisti della Chiesa, in combinazione con il Centro-destra, hanno impedito negli ultimi vent’anni di legiferare come nel caso delle coppie di fatto, o hanno imposto una legislazione regressiva lontana dal comune sentire come per la fecondazione assistita. Se c’è qualche forza che si candida senza retorica e tatticismi a farsi paladina dei diritti civili in Parlamento, batta un colpo.

Massimo Teodori