Gli sconfitti: Berlusconi e Bersani

  Ludovico Martello
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A sole ventiquattrore dalla seconda discesa in campo, Berlusconi inverte la rotta e dichiara di essere da sempre un europeista convinto e, udite … udite, dichiara che è pronto a farsi da parte se Monti si candida alla presidenza del Consiglio.

Cosa è successo in queste poche ore? E’ successo che Berlusconi ha scoperto di essere stato isolato: abbandonato dalla componente liberal del Pdl, respinto dalla Lega, abbandonato dai vertici ecclesiastici, scaricato dai banchieri, dagli industriali, dai vertici del partito Popolare Europeo, dalle cancellerie politiche di tutto il mondo. Il Cavaliere ha scoperto di poter contare solamente su alcuni fedelissimi ex di AN e su qualche ex socialista.

Non ha più un partito e, prima che tutti lo scoprano, lo offre a Monti per poi rivendicare i meriti dell’eventuale vittoria del Professore.

Troppo tardi! Candidato alla presidenza del Consiglio o alla presidenza della Repubblica, Monti non vuole più avere a che fare con l’ex leader del centrodestra. Il professore gli ha già sfilato il meglio dell’area liberalcattolica senza che Lui se ne accorgesse.

E la sinistra? Bersani, dopo aver vinto le primarie, non può più sostenere un Monti bis. Il leader del Pd, grazie alla sua folgorante vittoria, ha ridotto il proprio spazio di manovra ed ora sarà costretto alla competizione elettorale con il compagno Vendola, marciando fiero verso l’ennesima sconfitta. Mentre lo sbaragliato Renzi potrà guidare una pattuglia di incursori dal Pd verso il costituendo centro.

Come in Grecia anche in Italia il centro si prepara a vincere le elezioni per avviare la stagione delle riforme imposte dalla Comunità europea.

E il popolo? I precari a sinistra per manifestare la loro sacrosanta rabbia. I garantiti al centro per preservare quel poco o tanto che resta loro.

Ludovico Martello