Bill of Rights – Armi e Paradossi Americani

  Massimo Teodori
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(Sole 24 Ore – domenica, 23 dicembre 2012)

E’ difficile capire le resistenze e gli ostacoli che nella civile America si frappongono alla limitazione delle armi se non si prendono in considerazione alcuni paradossi che gravano fin dalle origini sulla cultura d’Oltreoceano. Il principale riguarda il Secondo Emendamento del Bill of Rights che fa divieto di “violare il diritto dei cittadini di possedere e portare armi”: una norma che fu introdotta alla fine del Settecento come conseguenza della guerra d’Indipendenza che era stata combattuta da volontari arruolati con le armi personali nella nuova “milizia” (termine citato nell’Emendamento) di George Washington per affrontare i britannici. Nell’Ottocento il possesso individuale delle armi divenne una necessità della vita quotidiana, quindi un costume universalmente praticato nella frontiera che non disponeva di salde autorità pubbliche. E’ questo il motivo di fondo che muove ancora la Corte suprema ad interpretare il Secondo Emendamento a favore dei cittadini e contro le restrizioni introdotte dagli Stati.

A convalidare l’interpretazione rigida, e distorta, dell’antiquata norma costituzionale v’è, dunque, la cultura dell’America, vecchia e nuova, basata sulla preminenza delle libertà individuali rispetto allo Stato. Alla formazione degli Stati Uniti d’America il governo federale, e più in generale le entità statali, venivano considerati poteri da cui proteggersi per tutelare la sfera individuale. Le armi furono considerate allora, e continuano ad essere viste ancora oggi, come uno strumento della libertà individuale, quasi che nell’attuale società il cittadino possa affrontare la forza dello Stato a mano armata. Può sembrare paradossale, ma la resistenza a limitare le armi deriva anche da quell’antico attaccamento ai diritti che nel Settecento spinse i libertari alla Jefferson a corredare la Costituzione del Bill of Rights nel timore dello strapotere federale.

Il terzo e più moderno paradosso è quello “democratico” e “federalista”. Gli americani in maggioranza continuano a pronunziarsi a favore del libero commercio delle armi, anche sotto l’influenza della martellante propaganda della National Rifle Association, la potente lobby tutelata anch’essa dal Primo Emendamento costituzionale. Ed i legislatori statali e federali, insieme alla maggioranza dei giudici eletti d’ogni ordine e grado, sono soliti rispettare il comune sentire della maggioranza “democratica” della popolazione. Tanto più che le legislazioni sulle armi, per la struttura federale oltre che nel quadro del Secondo Emendamento, sono di pertinenza non del Congresso federale né della Presidenza ma dei singoli Stati in un panorama che registra, soprattutto all’Ovest ed al Sud, un forte legame popolare con la tradizione dell’autodifesa.

Massimo Teodori