Riapre il caso dei Totalitarismi

  Massimo Teodori
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Il Sole24Ore-domenicale – Non ci siamo stupiti che la nozione “totalitarismo”, quale interpretazione comune di nazismo-fascismo e comunismo, sia stata coniata originariamente in Italia, anche se in seguito, nella ricerca intellettuale e storica degli anni della Repubblica, non se ne trovano tracce significative. Eppure è stato proprio qui che l’aggettivo e il sostantivo “totalitario” furono forgiati dagli antifascisti democratici: Giovanni Amendola parlò di “sistema totalitario” nel 1923; Francesco Saverio Nitti, ex presidente del consiglio in esilio, ne scrisse nel 1926 in Bolscevismo, fascismo e democrazia, e Luigi Sturzo con L’Etat totalitarie, pubblicato in Francia negli anni Trenta, ne fece la teoria esplicativa dei nuovi regimi dittatoriali. Con l’avvento di Hitler, soprattutto dal 1934, importanti opere di intellettuali europei furono dedicate all’equivalenza tra comunismo e nazismo: Russie et Alemagne. Parallèles et contrastes di William H.Chamberlin (1935), La dictature du parti di Hans Kelsen (1936), Démocratie et autorité di Jacques Maritain nel 1938, Les origines du totalitarisme di Guglielmo Ferrero e Totalitarisme et Democratie di Julien Benda nel 1940, e Le Gouvernment constitutionnel et la democratie di Carl J.Friedrich nel 1941.

Sono questi alcuni degli autori che si leggono nell’esaustiva antologia di Bernard Bruneteau Le totalitarisme. Origines d’un concept, genèse d’un débat 1930-1942, or ora pubblicata in Francia e che ci auguriamo venga tradotta in Italia. E’ proprio sulla equiparazione totalitaria tra i regimi rossi e neri che si polemizzò diffusamente tra le guerre di fronte al rifiuto di gran parte degli intellettuali antifascisti di accettare il parallelismo comunismo-nazismo e l’eguale natura criminale di Lager e Gulag. Lo storico americano Charles S. Maier ha proposto la metafora secondo cui i crimini del III° Reich godrebbero di una memoria “calda” in quanto le vittime furono disseminate in tutt’Europa, mentre quelle del comunismo ispirerebbero una memoria “fredda” perché quel terrore fu diffuso nelle lontane regioni dell’URSS, in Cina e in Cambogia. Tale indulgente asimmetria tra gli “errori” dei comunisti e i “crimini” dei fascisti-nazisti dipende dal fatto che la teoria del totalitarismo nacque contemporaneamente alla lettura a due sole dimensioni – fascismo/antifascismo – della realtà degli anni Trenta. Perciò ampi settori dell’intellighenzia antifascista, sulla scorta della Terza Internazionale comunista, hanno continuato ad associare il comunismo più alla democrazia che non al totalitarismo, nel tentativo di screditare le scuole di pensiero che propongono la convergenza tra comunismo e nazismo.

L’elaborazione della teoria classica del totalitarismo, portata a compimento da Hannah Arendt con l’analisi dello stalinismo all’inizio della Guerra fredda (Le origini del totalitarismo,1948), investe la politica, il diritto, l’etica e la filosofia: un fenomeno cioè incentrato su un capo e una cerchia ristrettissima di collaboratori, che tengono nelle loro mani gli ingranaggi della macchina totalitaria. Da allora la lettura del Novecento attraverso la coppia totalitarismo/democrazia è stata approfondita da quelle correnti intellettuali che hanno avuto in Europa come esponenti il liberale Raymond Aron, il cristiano Jacques Maritain, i personalisti Emmanuel Mounier e Denis de Rougemont, e in America i liberal Sydney Hook e Daniel Bell. Rari, invece, sono stati in Italia i riferimenti al totalitarismo da parte di intellettuali e storici, per lo più racchiusi nell’orizzonte interpretativo fascismo/antifascismo.

Ecco la ragione per cui, dopo i precursori – Amendola, Sturzo, Salvemini, Ferrero –, non vi sono più state in Italia significative ricerche in direzione del totalitarismo, e si è generalmente circoscritto l’uso del termine al solo regime nazista e, talora, a quello fascista. Altrove, invece, nell’ultimo mezzo secolo, la tradizione intellettuale e storiografica, messa a fuoco da Bruneteau per il periodo tra le guerre, è stata rinverdita da significative opere, ad esempio, di Ralf Dahrendorf (Erasmiani. Gli intellettuali alla prova del totalitarismo), Tzvetan Todorov e, soprattutto, di Tony Judt (L’età dell’oblio. Sulle rimozioni del ‘900).

Bernard Bruneteau, Le totalitarisme. Origines d’un concept, genèse d’un débat 1930-142, Les éditions du Cerf, Paris, 2010.

 

Massimo Teodori

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