Il deludente voto della sinistra

  Antonio Simiele
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Ora, a mente fredda e quando le scorie della delusione elettorale si vanno sedimentando, parliamo senza veli del voto di febbraio scorso e del risultato, che ha radici lontane, ottenuto dalla sinistra. Sono più di venti anni che le attese, di quanti vivono o vorrebbero vivere del proprio lavoro, dei giovani e delle donne, non trovano validi sostenitori nel sistema politico. Nel frattempo la profondità della crisi economica e sociale li ha impoveriti, esasperati, privati di un futuro. Quando la prevedibile protesta è montata, la sinistra è apparsa lontana o assente per recepirla e dargli una prospettiva positiva. E, se non dà voce ai più deboli offrendo loro la speranza e la possibilità concreta del riscatto, la sinistra non ha ragione d’essere.

Il PD solo nell’ultimissima fase, con Bersani, troppo tardi, dopo un lungo periodo d’incertezza ha chiarito il suo carattere di partito della sinistra e proposto un limpido governo alternativo. Il sostegno dovuto a un governo Monti, al quale il Parlamento ha permesso solo provvedimenti di risanamento che fossero a carico prevalentemente dei più deboli, ha avuto come conseguenza che si spalmassero anche sul PD le responsabilità in larga misura ascrivibili a Berlusconi e al berlusconismo.

Ingroia è stato chiamato all’ultimo momento a mettere il cappello su un’aggregazione senza respiro, squisitamente elettorale, che ha proposto un copione già fallito con la sinistra arcobaleno.

Con una certa stizza, confesso, e con rammarico parlo di Sel, che a lungo ho creduto potesse essere la giusta risposta ai tanti problemi della sinistra. Un abisso, invece, ha diviso la bella “narrazione” di Vendola dall’agire concreto del partito e del suo gruppo dirigente, che ha fatto fallire il fascinoso e vincente progetto di aggregare la sinistra.

Sel e Rivoluzione civile, con accenti diversi, alla fine sono apparsi meri tentativi di riportare in Parlamento qualche nome della vecchia sinistra cosiddetta radicale, avvalorati dai modi con cui questi partiti hanno proceduto alla formazione delle liste.

Grillo ha, in parte, assolto il compito che la sinistra non esercita più, arrivando finanche a svolgere la più tradizionale delle campagne elettorali, ritenuta superata dagli altri partiti, in un rapporto diretto nelle piazze con i cittadini. Ha usato la politica per quello che dovrebbe essere sempre, un mezzo offerto sul territorio a cittadini, elettori, lavoratori, donne e uomini per mettersi insieme e lottare per difendere i propri diritti e raggiungere obiettivi comuni. L’ha fatto usando un non condivisibile atteggiamento autoritario, cadendo forse nel populismo e nella demagogia, tuttavia ha dato i segnali forti del cambiamento che gli italiani si sono stancati di attendere dagli altri.

Oggi per uscire dalla crisi serve un cambiamento profondo dell’Italia e del mondo e questo è compito della politica. Un compito per il quale credo che Grillo non sia attrezzato. Anzi, a vedere i suoi primi atti dopo il voto, sembrerebbe preoccupato di passare dall’enunciazione del cambiamento alla creazione delle condizioni per realizzarlo a breve. Servirebbe una sinistra che sappia ripartire da una battaglia decisa a favore della piena attuazione della nostra Costituzione che è il punto più alto conquistato dal popolo italiano nel suo cammino verso la crescita economica e civile. Servirebbe una sinistra decisa a correggere subito le distorsioni di un sistema economico che in un momento di crisi come l’attuale ha reso il dieci per cento degli italiani, che detiene quasi il cinquanta percento della ricchezza, più ricco e tutti gli altri più poveri.  Servirebbe una sinistra che la finisca di spaccare il capello in quattro, si liberi delle incrostazioni e delle frustrazioni cresciute in anni di sconfitte, si ritrovi tutta in un unico, moderno e plurale partito, europeista e non ideologico, in cui si stia non per imporre idee preconfezionate e verità assolute ma disponibili ad ascoltare gli altri, a mettere in discussione consolidate certezze come condizione per costruire insieme l’auspicato, vero, forte e positivo cambiamento.

Antonio Simiele