Servono risorse fresche per ripartire

  Tommaso Manzillo
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Le misure adottate dall’attuale governo guidato da Enrico Letta riguardo l’occupazione giovanile vanno nella giusta direzione, quella di combattere la disoccupazione nelle fasce under 30, come da più parti all’unisono hanno commentato in questi giorni. Alcune perplessità vengono dal mondo delle aziende che vorrebbero assumere giovani, per dar loro speranza e futuro, ma sono ingessate dalla mancanza di commesse, di lavoro reale, di moneta sonante per fare investimenti, quando le stesse aziende avanzano oltre 100 miliardi di euro dallo Stato per forniture di beni e prestazioni di servizi non ancora incassati, quando vanno in banca per chiedere un mutuo per nuovi investimenti e vedono respinta la propria richiesta. Sono queste le tematiche principali legate al lavoro, prima le commesse e poi l’occupazione.
I provvedimenti sull’IVA sono stati ingannevoli. Per posticipare di tre mesi, ma crediamo che l’aumento partirà dal 2014, l’aliquota del 22% hanno chiesto ai contribuenti di anticipare allo Stato gli acconti IRPEF, IRES e IRAP per quest’anno nella misura che arriva anche al 110%, cioè oltre il dovuto. In un anno di crisi, quando la moneta non c’è e quella che c’è non circola, lo Stato ci chiede di dare un contributo aggiuntivo sulle imposte per mantenere l’aliquota IVA invariata, per poi ritornarcelo il prossimo anno quando entrerà in vigore la misura del 22% dell’imposta sul valore aggiunto. Sono soldi dei contribuenti che girano dall’imposizione indiretta a quella diretta e viceversa, nient’altro di più. Palliativo e fumo negli occhi.
Ci si sarebbe aspettato un taglio drastico alla spesa pubblica, come suggerito dal Presidente della Corte dei Conti Giampaolino, che salvaguardi i servizi; purtroppo la politica è fatta anche da gente impunita, di chi va al Parlamento europeo solo per firmare il foglio presenza ed incassare la diaria. D’accordo con i vincoli di bilancio, ma questi benedetti vincoli devono sempre riguardare l’aumento dell’imposizione e mai la spesa pubblica. Si manovra sempre nella stessa direzione. Se non è riuscito un governo tecnico, sarà impossibile anche per uno politico rimodulare la spesa pubblica, tagliare gli sprechi, rimborsi elettorali, auto blu, diarie, gare d’appalto per lavori incompiuti, eccetera eccetera. Le aspettative per questo governo tecnico erano e sono molto alte, ma questi primi provvedimenti potrebbero dimostrarsi insufficienti, inadeguati per creare lavoro e occupazione. Serve coraggio nelle scelte difficili da prendere, perché il nostro sistema economico si sta incancrenendo pressato da un eccessiva tassazione a livello centrale e locale, coniugata con una scarsezza di mezzi finanziari circolanti.
Nelle aule universitarie ci hanno insegnato quella famosa formula della teoria quantitativa della moneta di Milton Friedman, che afferma che la ricchezza di un sistema economico (QP) è sempre uguale alla velocità di circolazione della moneta (MV). Sostenendo quest’assunto, servono iniezioni di denaro per la nostra economia, o quanto meno delle misure tali da farlo circolare più velocemente, in modo da spingere gli investimenti, le grandi commesse, che, a loro volta, creano lavoro, ma non possono sempre essere reperite con giroconti fiscali che producono ancora recessione. La politica e le banche, grande commistione di interessi e di (mal)affari, dovrebbero rimboccarsi le maniche e trovare le risorse da iniettare per far ripartire il motore della crescita, altrimenti l’alternativa è davvero il default per l’Italia. Si avvererebbe la profezia dell’antipolitica, che la politica sta cercando di combattere con promesse di riforme della legge elettorale, della forma di Stato e di governo, dimenticando, a volte, che sono state proprio le sue scelte di politica economica che hanno provocato debiti eccessivi nel bilancio pubblico, drenando risorse verso altri felici, per loro, portafogli.
Tirate fuori il coraggio!

Tommaso Manzillo