Il Sud è l’ arma principale per combattere la crisi

  Antonio Simiele
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In Italia la crisi che stiamo vivendo è più grave perché alle sue radici internazionali ed europee si sommano fragilità e contraddizioni peculiari. In Europa s’ipotizza l’inizio di una ripresa per la fine dell’anno. Forse è una previsione troppo ottimista, ma, se così fosse, è improbabile che l’Italia agganci la locomotiva dei Paesi più forti senza un disegno di politica economica all’altezza dei nostri problemi, in particolare se non affronta risolutamente l’irrisolta questione meridionale che segna profondamente la crisi, compromettendo la stabilità dello stesso Nord e il futuro di tutti gli italiani.
Nel passato da più parti e in più occasioni si metteva in guardia sui rischi che il permanere di questa questione comportava per l’Italia. Venticinque anni fa, i vescovi italiani denunciavano che “il problema del Mezzogiorno si configura come “questione morale” in riferimento alla disuguaglianza nello sviluppo tra nord e sud del Paese e alle implicazioni di un tipo di sviluppo incompiuto, distorto, dipendente e frammentato”, paventando  un futuro difficile  “per le opportunità di lavoro delle giovani generazioni”. Oggi il divario si è approfondito, colpisce principalmente l’occupazione e la capacità produttiva destinati a subire altri colpi perché anche la crescita di ieri, dipendente da industrie non più competitive, in Italia non tornerà.
Si deve tracciare una strada nuova che solo il Sud può far percorrere con successo ma tutto il sistema Italia dovrebbe aiutarlo a non essere piagnone e a riacquistare la convinzione di possedere energie sufficienti per assolvere il ruolo di attore del proprio rilancio, vitale affinchè si superi la crisi realizzando un assetto dell’economia nazionale equilibrato e duraturo, ma anche per costruire la nuova Europa che, diversamente, si troverebbe priva della più vera e profonda cultura mediterranea.
Che cosa fare? Si tratta di cambiare rotta rispetto al passato, quando si sono importati al Sud modelli economici, culturali e sociali che, avulsi dai contesti locali, hanno prodotto prevalentemente la disgregazione del precedente tessuto e demotivato le potenzialità che la grande storia, l’identità culturale e le vocazioni del Mezzogiorno offrono a favore di tutto il Paese. Complice è stata la classe dirigente del Sud, che non ha giustificazione alcuna se non quella di essere espressione di una selezione cui non hanno potuto concorrere i tanti meridionali costretti a esercitare il proprio sapere in altre parti del mondo.
Ora, salvaguardando la natura splendida e fonte di ricchezza, nel Mezzogiorno si dovrebbe favorire la crescita di piccole e medie imprese in agricoltura, nel turismo e nell’artigianato, risorse locali che non temono la concorrenza mondiale; si dovrebbe valorizzare l’immenso patrimonio artistico, sviluppare processi d’innovazione, moltiplicare e rafforzare centri di ricerca utili alle aziende, dare maggiore impulso alle energie rinnovabili. Il ruolo che il Sud ha di cerniera tra i Paesi del Mediterraneo e di porta d’ingresso da e per l’Oriente, dovrebbe stimolare l’Europa a rafforzarne l’insostituibile sistema portuale.
I tempi di realizzazione possono essere ragionevoli, a condizione che ci sia la disponibilità dei politici meridionali, si recuperi il senso dello Stato, si rafforzi il contrasto alla criminalità organizzata, avanzi una società civile rispettosa dei diritti e dei doveri, maturi una tecnocrazia efficiente e sana.
La Campania, con le sue luci e ombre a forte contrasto, offre uno spaccato esemplificativo delle grandi potenzialità dell’intero Sud. Il livello della sua offerta turistica è altissimo; la sua agricoltura coltiva quasi tutte le produzioni ad alto valore aggiunto che ci hanno consentito di conquistare il primo posto in Europa ed è fonte di quel Made in Italy che ci invidia il mondo intero. Questo, è bene rilevarlo, a dispetto dei tanti svantaggi esistenti rispetto al Centro e al Nord riguardanti le infrastrutture civili e produttive, l’organizzazione del territorio, la legalità, l’efficienza della spesa e dei servizi pubblici, il costo del denaro più alto, per cui qui è più difficile attrarre investimenti.
E’ una realtà che fa del Sud non un peso, come alcuni lo raffigurano, ma fattore di convenienza. E’ evidente che il suo rilancio rappresenti l’arma principale che l’Italia possiede per combattere la crisi, progredire nella democrazia e assolvere il ruolo di protagonista per un’Europa più unita e forte.
Antonio Simiele