All’ Italia serve la Sinistra che non c’è

  Antonio Simiele
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L’estremismo infantile del Movimento Cinque Stelle e le “genialità” di Grillo, con il concorso decisivo della sinistra che, imperterrita, continua ad alimentare le sue irresponsabili e autolesioniste divisioni, sono riusciti nell’impossibile impresa di rivitalizzare Silvio Berlusconi. Hanno completato un’opera avviata nel 2011 quando si scelse di non andare al voto e di fare nascere il governo Monti che, accollandosi la parte sporca, ha tolto le castagne dal fuoco a Berlusconi dandogli il tempo che calasse una coltre di nebbia sulle enormi responsabilità del suo governo nei confronti dell’Italia e degli italiani.
La sfida rimane di quelle che fanno tremare i polsi perché, per risanare l’Italia, servono radicali trasformazioni, la gente non ce la fa più e le cose da risolvere sono tante. Per vincerla servirebbe una sinistra unita e capace di stare tra la gente, capirla, organizzarla.
Perché fino ad ora non si è riusciti a farla nascere? Ho ricevuto, in merito ad un mio scritto sul voto di febbraio e su questo tema, vari e interessanti commenti. Ne estrapolo quattro di diverso tenore, ma illuminanti sulle difficoltà da superare: 1) il nuovo partito lo vorrei ideologico, con verità forti e assolute; 2) ….una sinistra, priva di qualunque azione realmente politica, si sveglia alle elezioni e pretende voti; 3) un grande partito della sinistra è auspicabile ma bisogna costruirlo dal basso; 4) sono venti anni che discutiamo di come rinnovare la sinistra, tu che strada vedi?
Un grande partito non può che avere un’articolazione plurale al suo interno, facendo delle diversità una ricchezza. Questa era la grande forza dei partiti di massa. Il fondamento ideologico comune e la stessa visione del mondo costituivano il collante. Lo stesso collante non c’è più o è in forte crisi, per cui la sinistra predica unità ma continua a dividersi. Bisogna percorrere una strada nuova e farlo in fretta perché, temo, che il tempo concesso al semplice auspicio stia inesorabilmente scadendo.
Il governo del cambiamento che Bersani intendeva realizzare avrebbe aiutato decisamente il percorso nella giusta direzione. Il governo Letta, nella sua innaturale straordinarietà, tiene aperte tutte le ferite nella sinistra e quindi è un oggettivo ostacolo: dovrebbe far riflettere il fatto che in un governo guidato dal PD siano assenti, in ruoli importanti,  non tanto i dirigenti del vecchio Pci che esprimono ancora la più alta carica dello Stato, ma quelli che hanno curato la trasformazione di quel partito e la transizione. Ora il rischio è di ritrovarsi con un Pd moderato, di centro sinistra come si definiva fino a poco tempo fa, e una sinistra alternativa forse più grande di quella attuale ma non in grado di incidere significativamente sulle sorti dell’Italia.
Io penso che la sinistra debba lavorare alacremente e senza remore per non farsi trovare delegittimata e ancora una volta impreparata quando dovrà chiedere agli italiani il consenso su un progetto alternativo a quello della destra. Una base di partenza, spero, possa essere ancora il PD nella versione Bersani, di sinistra, riformista, europeista, non ideologico, aperto, plurale. E per raggiungere l’obiettivo credo che sia condivisibile il progetto di nuova forma partito di Fabrizio Barca, con il quale concordo anche sul metodo da seguire, quando considera la sua proposta “un passo preliminare, che cerca il confronto con altri saperi, sentimenti e memorie”, perché questo è il nodo vero da sciogliere.
Un partito della sinistra, nuovo, moderno, che amalgami donne e uomini provenienti da culture diverse, si realizza, infatti, se quelli che si avvicinano a esso, lo fanno senza pretendere di essere portatori di verità assolute da imporre, ma pronti ad arricchire la propria esperienza e le proprie convinzioni, facendo tesoro di quelle degli altri. Senza mai dubitare del compito di stare al fianco del mondo del lavoro e dei più deboli perché è la ragione stessa della sua esistenza, un grande partito della sinistra, è il mio parere, si costruisce dall’alto e dal basso contemporaneamente, con regole certe che garantiscano tutti, facilitino l’adesione di nuove energie, producano gli anticorpi necessari.  Negli ultimi venti anni non è stato così, hanno prevalso la preoccupazione dei simboli e il peso del passato, mentre non sempre limpida è apparsa la scelta di campo.
Antonio Simiele

 

One Comment

  • Se si vuole una sinistra vera, il progetto PD porta del tutto fuori strada. Infatti il problema è il bacio mortale con l’IPERLIBERISMO del PD. Questo è inconciliabile con la sinistra che è da sempre schierata per la difesa dei ceti meno abbienti. Quì il PD vuole fare gli interessi dei banchieri che sono in antitesi con quelli dei lavoratori. E’ impossibile mettere d’accordo Euro, Eurozona con lo stato sociale e la giustizia sociale. E’ molto più confacente ad un nuovo ordine di tipo sociale, dove chi è al vertice comanda e decide e chi sta sotto subisce e soccombe. Ed il PD si è schierato con il potere e quindi con i vertici delle grosse multinazionali che sfruttano il lavoro, l’ambiente, ed i beni comuni a loro uso e consumo. Una roba così può essere definita di sinistra? Semmai può essere un partito “sinistro” e basta!

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