Una legge di stabilità fatta ancora di fumo negli occhi

  Tommaso Manzillo
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Il governo delle tasse colpisce ancora!
La riduzione del carico fiscale per le famiglie, contenuta nella Legge di Stabilità appena varata dal governo Letta, quei famosi 2-300 euro (ora ridotti a 14 euro al mese) che dovrebbero appesantire la busta paga nel prossimo anno, ci verranno subito tolti tra TARI, TASI, TRISE, aumento e rimodulazione dell’IVA, senza scordare che le detrazioni IRPEF hanno già subito una sforbiciata dal governo Letta, vedasi i limiti di deducibilità sui premi per le assicurazioni sulla vita al fine di abolire la prima rata dell’IMU, ad agosto. Il governo Letta non ha solo aumentato le tasse con l’introduzione della TRISE, ma ha abbassato il livello degli sconti fiscali dall’Irpef, che si traduce in maggiore carico tributario per le famiglie.
Oggi l’abitazione principale è esentata dal pagamento dell’IMU, come sopra accennato, ma domani sarà colpita, oltre che dalla TARI, ossia la vecchia tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (che per il momento dovrebbe mantenere invariato il prelievo attuale), anche dalla TASI, la tassa sui servizi indivisibili, il cui ammontare sarà dell’un per mille calcolato sul valore imponibile dell’IMU: quindi via l’IMU dal portone dell’abitazione principale, ma entra dalla finestra, e senza detrazioni. Occorrerebbe capire anche cosa significhi tassa sui servizi indivisibili: dove non arriva il servizio della pubblica illuminazione è lecito invocare delle riduzioni, ad esempio? E che dire delle strade delle nostre città, ridotte a un vero e proprio colabrodo! E pensare che durante l’estate qualcuno aveva fatto una durissima battaglia per l’eliminazione dell’IMU, ma, sotto sotto stava covando un nuovo balzello sull’abitazione principale (a differenza dell’IMU, solo il comune può ridurre la TISE fino al suo azzeramento: vedremo chi avrà il coraggio di farlo!). Il tetto massimo del prelievo è rappresentato dalle aliquote massime IMU stabilite per legge, ossia il 6 per mille sull’abitazione principale e il 10,6 sulle altre. E che dire delle seconde case ancora soggette all’IMU, la cui aliquota, in molti comuni, è al massimo, mentre dal 2014 saranno colpite anche dalla TASI, soprattutto se non locate: altra mazzata!
Come per le imprese, le quali speravano nella deduzione dall’IRES del 50 percento dell’IMU pagata sui capannoni industriali: norma sparita o forse rimandata ad altri provvedimenti. Morale della favola: IMU, TARI, TASI, come possiamo ridar vita al mercato immobiliare con una pressione fiscale così elevata? Dovrebbero, invece, spiegarci il motivo per il quale pagare l’IMU e la TASI sullo stesso immobile (parliamo soprattutto di seconde case). Certamente non sono la stessa cosa, dal punto di vista oggettivo e soggettivo, visto che la TASI colpirà anche gli inquilini, ma sempre di tassa si tratta, e che inciderà sulle abitazioni principali per le quali era stata garantita l’abolizione dell’odiata IMU. Questo è il risultato del governo delle larghe intese, quella strana coppia PD-PDL che fin dalla nascita del governo Letta sta duellando sulle sorti di Silvio Berlusconi, per tartassare silenziosamente gli italiani. Per cui, quel cuneo fiscale che vorrebbero ‘regalarci’ in busta paga, invece di spenderlo in consumi indispensabili per la famiglia, dovremmo restituirlo sotto forma di un nuovo e increscioso aumento della tassazione. Questa politica è ancora incentrata nel gettare fumo negli occhi del contribuente.
Si parla tanto di riforme, ma quella elettorale è, forse, la più importante, come sottolinea il Presidente della Repubblica, perché ripristinerebbe quel legame tra elettore ed eletto, che oggi non esiste più. Ma sono tante le cose da fare, e forse non si faranno mai, per i diversi e contrastanti interessi in gioco che frenano lo sviluppo del Paese: meglio il tornaconto personale che quello generale; solo che, mentre il primo è di passaggio, il perseguimento del bene comune, secondo il pensiero di Giuseppe Palmieri e degli economisti civili, porta con se anche il soddisfacimento dei propri bisogni personali in maniera duratura. La razionalizzazione della spesa pubblica, come auspicava Giustino Fortunato, a partire da quella sanitaria, è stata notevolmente ridimensionata. E a questo si aggiungono le minacce del FMI di un prelievo monetario forzoso nei 15 Paesi dell’Eurozona, pari al 10% della ricchezza privata: vedi il caso Cipro. Credevo che la crisi economica fosse occasione di stimolo per nuove politiche che rimettano in corsa il nostro Paese, soprattutto in ambito europeo e internazionale, ma l’inerzia partitica è terrificante: questa non è antipolitica, ma problemi seri da risolvere. Non so se quella luce in fondo al tunnel sia la crescita economica, come Bankitalia auspica per la fine dell’anno, ma le premesse per cercarla e invocarla si sono perse nel nulla.
Tommaso Manzillo