Ecologia, retorica e militanza

  Tullio Pascoli
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I pragmatici e gli idealisti…

Ormai, ad ogni giorno che trascorre, i media ci assediano con drammatizzazioni sui cambiamenti che da qualche decennio il clima subisce; ed indicando, in modo indiscriminato, gli industriali come principali responsabili che – per un certo periodo – in rapporto a conservazione e rispetto dell’ambiente, effettivamente, anche se non tutti, si sono mostrati negligenti; ciò che, naturalmente, aiuta ad eccitare acriticamente risentimenti popolari, soprattutto, fra i meno preparati, oltre ai più invidiosi.
In questo contesto, i soliti eterni nemici dell’economia di mercato, i negazionisti dello sviluppo, gli avversari del progresso, del consumismo, ed insomma della modernità, intervengono attivamente, mettendo sotto accusa ogni genere d’innovazione e sentenziano, in maniera particolare, contro l’evoluzione – ovvero il progresso – che in questi anni anche nel campo della ricerca genetica, si è riusciti a raggiungere, beneficiando anche le tecniche delle colture e con ciò la produzione agricoltura. Del resto, se vogliamo migliorare ed aumentare la produzione agricola, ridurre l’impatto sulla natura, assicurando alimenti alle moltitudini, non possiamo nemmeno rinunciare agli esperimenti scientifici del settore.
Invece, osserviamo che intolleranti indottrinati, ideologicamente orientati, si scagliano anche con violenza contro ogni utile iniziativa. Così, fra l’irruente opposizione, si è creato un diffuso paradigma che è in diretto conflitto con la realtà e, quindi, su queste questioni, si rende necessario un urgente chiarimento un po’ più oggettivo; infatti, in questo delicato quanto fondamentale compito, non sono pochi i ricercatori, di tutte le Nazioni, seriamente impegnati con massimo rigore scientifico e responsabilità sociale.
L’elenco di questi specialisti è molto esteso ma, in questo panorama, forse, conviene limitarsi a divulgatori scientifici come Dario Bressanini che ci propone diverse opere istruttive, fra le quali l’ottima lettura OGM TRA LEGGENDE E REALTA’, molto utile soprattutto a chi non si è mai preoccupato di verificare e ad approfondire la consistenza di tutte le belle leggende diffuse dai militanti ecologisti verdi. L’autore, molto opportunamente, dissipa luoghi comuni che in molti, in maniera piuttosto superficiale quanto ingenua, accettano come verità scientifiche consolidate. E non è l’unico a dimostrare come ci troviamo dinanzi ad un gigantesco inganno, in cui gli sconfitti che, non potendo più risuscitare il socialismo, ora, vorrebbero dargli una nuova vita, sotto altre vesti. Infatti, intendono, sostituirlo, dunque, ricorrendo alla nuova religione dell’ecologia dottrinaria che qualcuno ha, molto felicemente definito “ecomunismo”. L’autore citato, in linguaggio semplice quanto chiaro, riesce a ristabilire solide verità fondate su fatti concreti e, confutando certe favole, chiarisce dubbi sulla base di diversi accertamenti scientifici, anche se quanto egli espone, sarà puntualmente considerato “politicamente scorretto” da quei consueti avversari, poco allenati alle verifiche; ma, ciononostante, ci aiuta a capire meglio quelle verità che altri sembrano decisi a non ammettere.
Ed allora, da anni, un certo tipo di giornalismo – politicamente impegnato -, in una specie di terrorismo mediatico, bombarda l’ignaro pubblico con allarmanti notizie che, invece, non hanno alcun riscontro scientifico. In fondo, non c’è niente di nuovo sul fronte della disinformazione; infatti, come avviene già da decenni, i media possono sostenere di tutto ed il suo contrario, ricorrendo, magari, a grandi titoli a lettere maiuscole in prima pagina, per poi ritrattare – in parte o tutto -, discretamente, in un angolino di una pagina secondaria. Scaltrezza praticata sistematicamente dai collettivisti dottrinari per oltre settant’anni; quando, con massima consapevolezza, affermavano che bisognava insistere con affermazioni anche false ma che, con il tempo, sarebbero state accettate come verità scontate. E, così, hanno cercato di convincerci a credere per vedere, ahimè, riuscendoci parzialmente per diversi decenni.
Volevano che abdicassimo alle nostre legittime personali prerogative, alle nostre irrinunciabili libertà del presente a favore di un profetico, quanto incerto avvenire; tuttavia, le loro leggende, le loro messianiche teorie, alla fine, dopo tante inutili sofferenze, nonché luttuose vittime, sono finite sotto le macerie del tragico muro di Berlino. Oggi, mentre si confermano gli ignobili delitti, così abilmente celati, commessi con l’ambigua finalità di creare la presunta società fraterna per, vanamente, realizzare il modello di quella fantasiosa giustizia sociale, di quel tanto esaltato paradiso del proletariato, apprendiamo dagli archivi – che non sono riusciti a distruggere -, come agivano i nemici della libertà, della società aperta, nell’assurda intenzione di eliminare, quello che qualcuno considerava il peccato originale dell’egoismo umano.
Eppure, come giustamente ci insegna ne LA VIRTU’ DELL’EGOISMO la libertaria Ayn Rand – una Russa che era riuscita a non rientrare all’ovile sovietico -, l’egoismo è una necessità biologica, senza la quale, gli umani non sarebbero mai diventati tali. Perciò, è necessario capire che è grazie alle incertezze, alla fame ed al timore che gli umani, fin dai primordi, cercano le difese per la propria sopravvivenza e, sforzandosi, trovano le soluzioni per realizzare benessere per sé e per il proprio progresso dei loro cari. Ed è appunto all’egoismo, generando responsabilità che dobbiamo la prudenza; se non fossimo egoisti, saremmo tutti dei meri fatalisti rassegnati; invece, eternamente insoddisfatti, inventiamo sempre nuovi mezzi e cerchiamo continuamente nuovi metodi per soddisfare le nostre insaziabili necessità. Così, nei dubbi e con la creatività che produce la chimica del nostro organismo, superiamo i tanti ostacoli che incontriamo sulle vie delle nostre aspirazioni.
E, come sostiene Popper, la conoscenza non ha fine e, già prima di lui, sulla stessa linea, Galileo raccomandava la ricerca attraverso l’esperienza. Conseguentemente, se vogliamo conoscere noi stessi, dobbiamo necessariamente realizzare le esperienze che proporzionano la conoscenza, anche quella dei nostri limiti. Ceto, che possiamo sbagliare, ma sappiamo anche correggere i nostri errori dai quali apprendiamo le migliori lezioni. Inoltre, non sono assolutamente le certezze, la sazietà, l’abbondanza, né la sicurezza che ci rendono responsabili e senza la fondamentale conoscenza delle nostre umane limitazioni, senza il timore, non diventeremmo prudenti: la responsabilità nasce, appunto, proprio dai dubbi e sono le domande generate dalle incertezze dell’ignoto che stuzzicano ed alimentano la curiosità che ci stimola a ragionare.
Ormai, nonostante il metodico lavaggio del cervello praticato fin dalle nostre prime scuole, ideologicamente condizionate, sono rimasti in pochi che osano difendere ancora le assurde teorie del collettivismo; per cui, oggi, la Popolazione è più scettica nei confronti delle dottrine; la gente, a volte, impara e nella misura che i creduloni diminuiscono, sta diventano più pragmatica e più libera da superstizioni e non si lascia più così facilmente incantare dalle seducenti belle promesse spacciate dai soliti falsi virtuosi che ricorrono alle loro equivoche messianiche leggende, sovente, in diretta e palese contraddizione con la concreta realtà. Dinanzi a tale evoluzione, ora, gli orfani del socialismo, i naufraghi del collettivismo, sui relitti del comunismo, sembrano rifugiarsi in una nuova ambigua dottrina, quella dell’ecologia, altrettanto dogmatica, retorica e politicizzata, ed ancora in grado di confondere una miriade di persone ingenue o distratte, e sovente pronte ad unirsi alla militanza, disposte a credere senza criticamente verificare la fondatezza di certi proclami. Ed allora, leggendo certi testi sapientemente coordinati dai soliti noti, torna credere per vedere e partecipa, accanendosi contro la libera iniziativa che sarebbe responsabile, non solo dei disastri meteorologici, ma addirittura delle mutazioni climatiche che, in realtà, si sono sempre verificate nell’arco dei miliardi di anni; mutazioni che di fatto sono specifiche dei fenomeni della natura a cui questi “neotribuni”, in maniera oltremodo equivoca, alludono
Perciò, non solo responsabilizzano l’industria dell’inquinamento, ma le attribuiscono addirittura le mutazioni del clima ed il conseguente riscaldamento globale; eppure, sappiamo benissimo come le variazioni del clima – che sono sempre esistite e non solo sul nostro pianeta – dipendono unicamente dall’azione delle macchie solari, sulle quali né gli industriali e tanto meno i politicanti indottrinati, hanno un minimo di potere. Infatti, notiamo come perfino su Marte avviene questo stesso fenomeno, e proprio le più recenti scoperte rivelano che in passato anche su Marte devono essere esistite certe forme di vita. Ed allora, come la mettiamo? Possiamo chiedere ai settari di prima linea chi sarebbero gli imprenditori irresponsabili colpevoli di tale processo? I marziani, per caso?
Ed ecco che alle condanne emanate a priori, si aggiungono le accuse contro la stessa ricerca; così, troviamo gente come il miliardario Al Gore che – lui sì – può permettersi d’inquinare l’atmosfera, spostandosi sui suoi rumorosi elicotteri; o quell’altra folkloristica figura di José Bové che, con la sua pipa puzzolente sempre fra le labbra, non s’importa d’impestare i propri polmoni, sono chiassosamente applauditi da un vero esercito di puerili e rancorosi militanti ed impenitenti seguaci creduloni quando, invece di leggere rapporti di ricercatori più seri e qualificati, al contrario, si limitano ad affollare le piazze e le strade con dimostrazioni veementi, esibendo quelle loro forme di anarchica settaria disciplina, con cui vorrebbero imporre agli altri le proprie discutibili convinzioni, sostenendo religiosamente altrettante certezze, sulle base di subdoli quanto usurati slogan imparati a memoria, fanaticamente strillati a squarciagola ma, assolutamente estranei a qualsiasi fondamento scientifico.
Ora, non potendo più difendere le contraddizioni del loro defunto culto collettivista, a cui per tanto tempo questi stessi aspiranti bolscevichi hanno fedelmente dato il loro incondizionato cieco avvallo, non resta loro altro se non l’alternativa di prendersela con la pragmatica scienza delle moderne coltivazioni e nella loro inconcepibile irresponsabilità, non esitano ad invadere, danneggiare e distruggere preziosi campi sperimentali in cui una delle più importanti ed attive ricerche, instancabilmente, investe patrimoni ed energie, senza risparmiare sforzi, applicati per il concreto benessere delle future generazioni. Sono tutti questi benemeriti tecnici che si prodigano, di fatto, nella specifica finalità di non solo migliorare la qualità dei prodotti, ma anche di aumentarne la produttività, con l’indubbio beneficio della riduzione dei costi, senza necessariamente continuare ad avvelenare – nello stesso grado – il suolo con gli anticrittogamici con i quali l’agricoltura ha finora combattuto le avversità di piaghe e voraci dannosi parassiti inclusi.
E proprio noi Italiani, dovremmo essere gli ultimi ad accettare questi nuovi miti che i dogmatici spacciano per scienza; infatti, noi come pochi, possiamo riconoscere i meriti di questi progressi agricoli; o non e vero che mangiamo pasta prodotta con semola di grano OGM, ormai da mezzo secolo, senza che se ne sia mai accorto o lamentato qualcuno? Anzi, una buona parte della Popolazione mondiale ci accredita la nostra ottima dieta mediterranea.
Ma non è tutto; c’è dell’altro: purtroppo, dobbiamo, ancora constatare come la nostra agricoltura europea, sopravvive soltanto attraverso un oltremodo contraddittorio sistema di intensive sovvenzioni: per ogni unità produttiva di generi agroalimentari – o rispettivi derivati – i produttori ricevono dall’Unione Europea una scandalosa sovvenzione del valore equivalente di un Kg. o litro delle rispettive quote prodotte. Ma cosa vuol dire questo? Significa che per mantenere attiva la modesta percentuale del 2% della popolazione agricola, l’altro 98% degli Europei deve pagare il doppio del prezzo di mercato che pagherebbe se tali generi fossero importati dai Paesi che hanno una maggiore vocazione od una migliore produttività settoriali, principalmente per raccolti di scarso valore aggiunto. E ciò che è ancora peggio, a danno proprio di quelle Popolazioni più umili, come quelle africane che, poi, non riuscendo a reggere ai deleteri effetti di tale sleale concorrenza, si vedono costrette ad emigrare, cercando lavoro altrove, e rischiano la pelle sulle tristemente note precarie imbarcazioni di fortuna e della speranza
Sull’altro fronte, invece, grazie ai rivoluzionari progressi ottenuti con le tecnologie degli OGM, grande parte del mondo, produce di più, a costi inferiori e senza dover combattere i pestiferi nemici naturali con tanti nocivi veleni chimici. Queste sono le ragioni per cui, grazie alla tecnologia, molti prodotti agricoli sono diventati più economici, competitivi – quindi più accessibili ad una pubblico più ampio – se provengono da Paesi come Stati Uniti, Argentina, Scozia, Brasile, Australia, Cina, India, Canada, Nuova Zelanda e così via, dove, per tradizione, il pensiero pragmatico prevale sempre di più sulle dogmatiche teoria e sulle ambigue dottrine ecologiche. E lo stesso Bassanini fornisce un enorme numero di spiegazioni che ci aiutano a capire cosa sono, in realtà, gli OGM e sarebbe utile se qualcuno dei fisiologici militanti si desse lo sforzo a leggerlo.
Ma non è l’unico autore in questo segmento; a questo proposito, conviene citare un altro scienziato, autore di interessantissime opere sul tema: l’accademico francese Claude Allègre ed in particolare ci sarebbe da raccomandare il suo saggio MA VERITE SUR LA PLANETE (La mia Verità sul Pianeta) in cui, molto ironicamente, attribuisce una sorta di complesso di Edipo al noto intollerante e prepotente energumeno francese, il quale, senza misurare l’aggressività che lo contraddistingue, sempre in prima fila delle manifestazioni contrarie agli OGM, si esibisce con l’immancabile pipa in bocca, dimostrandosi indifferente ai veleni del tabacco che consapevolmente introduce nel suo organismo. Eppure, egli stesso, pur essendo suo proprio padre un ricercatore scientifico – che non la pensa allo stesso modo del figlio -, si ostina ad invadere ed a distruggere preziose piantagioni sperimentali che mirano , se non ad eliminare, ma almeno ridurre l’inquinamento generato proprio dall’applicazione chimica di antiparassitari alle coltivazioni, opera, soprattutto, per prevenire la scarsità di alimenti al mondo che, continuando di questo passo, potrà in breve raggiungere la quota di 10 miliardi di abitanti.
Forse, questo loro accanimento si spiega con la frustrazione subita dal fatto che la moderna scienza, ha contribuito a definitivamente sconfessare i loro aspiranti profeti preferiti – Marx e Malthus – rispettivamente noti predicatori di teorie come pauperizzazione e la tanto temuta proliferazione demografica; teorie, fortunatamente confutate dalla modernità; infatti, la miseria che era generalizzata, si è platealmente ridotta e nonostante gli attuali sei miliardi di abitanti, oggi, solo una minoranza soffre ancora la fame, mentre il cannibalismo allora diffuso fino a due secoli fa, è praticamente estinto.
Del resto, sappiamo benissimo come, nella misura in cui il benessere aumenta, in questo mondo, le nascite tendono a diminuire e nella misura in cui la longevità si allunga, diminuisce pure la fertilità, come possiamo osservare fra tante altre specie viventi.
Pertanto, si può facilmente contraddire e deludere i pessimisti di turno che ancora credono, in maniera infantile, al mito del buon selvaggio: infatti, è altrettanto utile ricordare loro come in nessun momento della storia umana, gli individui hanno avuto accesso a tanta conoscenza e conseguentemente, si sono resi tanto consapevoli della propria esistenza, come oggi. E per tornare al grande Popper che insegna come la ricerca non si esaurisce e la scienza non ha fine, per cui è lecito credere che allo stesso modo come l’attualità è migliore del passato, è anche possibile immaginare che l’avvenire sarà ancora migliore del presente.
In fine, a questi incurabili nostalgici dell‘idillico ma immaginario passato, incurabili pessimisti che piamente credono al mito dell’ età aurea, farebbe molto bene un’altra eloquente lettura, quella di Carlos RangelDEL BUEN SELVAJE AL BUENREVOLUCIONARIO (Dal Buon Selvaggio al Buon Rivoluzionario) – con la quale diversi anni fa l’illustre venezuelano denunciava efficacemente un certo clero sudamericano ideologizzato i cui preti marxisti leninisti, accomunati ai soliti fanatici ambientalisti di turno, ispirandosi ad un fantasioso bucolico mondo naturale e con la deleteria teologia della liberazione predicavano la rivoluzione armata addirittura nelle chiese ed in nome di Gesù.
In conclusione, credo che anche per l’Europa sia giunta l’ora di agire in maniera razionale e pragmatica; pertanto, si dovrebbero lasciare perdere un po’ le sventurate dottrine ideologiche, sostenute basicamente da artificiale retorica, per dare inizio, finalmente, ad una nuova fase costruttiva, privilegiando concretamente la vera ricerca perché, continuando ad ascoltare questi sovente facinorosi teorici, mossi unicamente da preconcetti astratti, fra non pochi anni, per alimentare i nostri successori, tutto il nostro continente dipenderà, in modo esclusivo, da quei Paesi che, più realisticamente, hanno saputo superare certi pregiudizi puramente politici. Preconcetti che, in buona parte del mondo, hanno contribuito a ritardare per oltre mezzo secolo, lo spontaneo progresso umano ed ora, queste stesse teorie possono ancora solo minacciare lo sviluppo così necessario alle nostre prossime generazioni.

 

Tullio Pascoli

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    By: Tullio Pascoli

    Bilingue dalla nascita, con studi tecnici commerciali e poi linguistici, perfezionati in Inghilterra, Francia e Spagna.
    – Si trasferisce in Sudamerica con l’incarico di responsabile Commercio Estero di un locale importante gruppo tessile.
    – Dopo sette anni in tale funzione, inizia l’attività in proprio come Consulente Commerciale e trascorre un terzo dell’anno in giro per il mondo; letteralmente, dalle Ande all’Himalaya; dall’Argentina al Canada; dalla Svezia all’Africa del Sud; dall’Europa all’Asia: oltre quaranta viaggi in Cina; oltre trenta viaggi in India; oltre cento viaggi negli Stati Uniti; oltre 50 Paesi visitati; naturalmente, anche la maggior parte dei Paesi Latinoamericani, inclusa Cuba, potendo dedicare lunghe ore alla lettura durante gli spostamenti.
    Si diletta a recensire saggi, soprattutto di chiara inclinazione liberale e libertaria, ma non solo. Dispone di una biblioteca personale di oltre 1.600 titoli: saggi di Storia, Antropologia, Etnologia, Sociologia, Psicologia, Religione (specialmente sul Gesù storico), Filosofia, Economia e Politica, in parte nelle versioni originali.
    – Registra un proprio sito www.liberalismowhig.com compilando, probabilmente, il più completo elenco di autori liberali e libertari di tutto il WEB con oltre 1200 autori e circa 3.000 opere.
    – Dopo aver collaborato con il giornale elettronico www.legnostorto.it, collabora oltre che con www.politicamagazine.it, con www.pensalibero.it, con www.liberlcafe.it e unicamente con l’intuito di far divulgare le idee liberali così poco conosciute ed altrettanto incomprese in Italia.

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