Norberto Bobbio, dieci anni da quel 9 gennaio del 2004

  Ludovico Martello
No votes yet.
Please wait...

Sono già trascorsi dieci anni da quel 9 gennaio del 2004. Non abbiamo mai smesso di sfogliare i suoi testi. Non ci siamo mai sottratti al suo giudizio severo ma indulgente.

Sono convinto che, in questo mondo, valori come: giustizia, libertà, uguaglianza, tolleranza appaiano e scompaiano come lampi nella tempesta dello scontro delle nostre brevi e fragili esistenze. Del resto, questo è quanto ci consente la nostra natura umana.

Ho imparato, però, che esistono uomini che fanno eccezione: come aghi magnetici di una misteriosa bussola. Uomini  incorruttibili e incuranti delle lusinghe delle fedi. Uomini che si ostinano ad indicare quei valori oltre le contingenze dei propri tempi. Uomini solitari, guardati con astio e con sospetto dai faziosi di turno. Ma, finita la battaglia, è il loro ago che indica a tutti, ai vincitori come ai vinti, l’uscita dal deserto delle macerie morali e politiche lasciate dallo scontro fra i faziosi.

Grazie per la sua lezione professor Bobbio! Come noi, anche le generazioni future le saranno grate per aver continuato ad indicare, inflessibile, la rotta, oltre le circostanze del tempo vissuto, verso una società più giusta. Più giusta anche oltre le macerie in cui è stata ridotta la democrazia in questo nostro sventurato Paese.

<< Il tempo vissuto – scrive Norberto Bobbio nelle ultime pagine de L’età dei diritti – non è il tempo reale: qualche volta può essere più rapido, qualche volta più lento. Le trasformazioni del mondo che abbiamo vissuto in questi ultimi anni, sia per il precipitare della crisi di un sistema di potere che sembrava solidissimo e anzi ambiva a rappresentare il futuro del pianeta, sia per la rapidità dei progressi tecnici, suscitano in noi il duplice stato d’animo dell’accorciamento e dell’accelerazione dei tempi. Ci sentiamo talora sull’orlo dell’abisso e la catastrofe incombe. Ci salveremo? Come ci salveremo? Chi ci salverà? (…). Tanto la nostra memoria sprofonda in un passato remoto che continua ad allungarsi, tanto più la nostra immaginazione si accende all’idea di una corsa sempre più rapida verso la fine. E’ un po’ lo stato d’animo del vecchio che io conosco bene: per il quale il passato è tutto, il futuro, nulla. Ci sarebbe da stare poco allegri se non fosse che un grande ideale come quello dei diritti dell’uomo rovescia completamente il senso del tempo, perché si proietta nei tempi lunghi, come ogni ideale, il cui avvento non può essere oggetto di una previsione … ma soltanto di un presagio.

In una visione della storia per cui si può dire che la razionalità non abita più qui – come lontano il tempo in cui Hegel insegnava ai suoi scolari di Berlino che la ragione governa il mondo! –, oggi possiamo soltanto fare una scommessa. Che la storia conduca al regno dei diritti dell’uomo anziché al regno del Grande Fratello, può essere oggetto soltanto di un impegno.

E’ vero che altro è scommettere, altro è vincere. Ma è anche vero che chi scommette, lo fa perché ha fiducia di vincere. Certo non basta la fiducia per vincere. Ma se non si ha la minima fiducia, la partita è persa prima di cominciare. Se poi mi chiede che cosa occorra per avere fiducia, riprenderei le parole di Kant: giusti concetti, una grande esperienza, e soprattutto molta buona volontà>>.

Ludovico Martello

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *