Comunisti: a volte ritornano

  Vito Varricchio
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L’ultima volta che Alexis Tsipras era stato in Italia, 19 luglio 2001, in occasione del G8 di Genova, fu rispedito in patria insieme ai suoi collaboratori, un migliaio di no global greci. All’epoca era il segretario del movimento giovanile Synapsimos, dal quale è nato il partito Syriza, partito accreditato dai più recenti sondaggi al 31,5% dei consensi, così da superare la coalizioni delle larghe intese tra il partito di centrodestra Nea Democratica e i socialisti del Pasok.
In questi giorni, precisamente il 7 febbraio, si è presentato in Italia al Teatro Valle, non solo come il semplice candidato alla presidenza della Commissione da parte del Gue (sinistra europea), ma anche come colui, che può guidare una coalizione di sinistra radicale, che possa contrapporsi non solo alla sinistra social liberale di Schulz, segretario del Spd, partito socialdemocratico tedesco, che appoggia il governo della Merkel in Germania, ma anche alla politica dell’austerity e all’ondata xenofoba e anti euro di alcune forze radicali, sia di sinistra che di destra.
Molti intellettuali italiani, da Andrea Camilleri a Fausto Bertinotti, hanno salutato la venuta del giovane greco (solo 39 anni) come la discesa di un nuovo salvatore, un deus ex machina, che può riunire sotto un’unica bandiera la sinistra radicale non solo italiana ma anche europea. Intanto, nel bel paese, Barbara Spinelli e Luciano Gallino vogliono creare una lista per supportare il suo programma politico, con l’appoggio, sembrerebbe al momento di Sel e Rifondazione Comunista.
L’ex Presidente della Camera, Bertinotti, sembra essere soddisfatto dell’iniziativa, in quanto «configura un’occasione per chi, anche qui da noi, vuole concorrere a cambiare questa Europa, per chi vuole contribuire alla costruzione di un’alternativa all’Europa reale, un’alternativa di modello di società». Dal canto loro i vendoliani e i comunisti sono preoccupati: i primi di essere messi in secondo (facciamo anche terzo) piano nella scena politica italiana o, peggio ancora, i secondi di fallire l’appuntamento con le europee com’è successo proprio con Bertinotti e la sinistra arcobaleno o la lista Inrgoia alle ultime elezioni italiane.
Cerchiamo, però, di capire se c’è qualcosa di nuovo nel programma politico di Tsipras oppure si tratta della solita insalata “rossa”.
Il partito politico Syriza, apertamente anticapitalista, intende proporre politiche alternative rispetto a quelle che da anni stanno accompagnando il cammino della vecchia Europa. Il punto fondamentale è agire sull’Europa reale, cioè quella delle disuguaglianze sociali, dell’austerity, delle banche e delle oligarchie finanziarie, concentrandosi sui redditi di cittadinanza, sull’integrazione tra i popoli europei ed extraeuropei e la rivalutazione dei «beni comuni». Per fare questo è necessario ristrutturare, riformare completamente e rimettere in discussione ciò che si è costruito con l’Euro, dal Fiscal Compact al Trattato di Maastricht. Insomma, almeno a prima vista, le posizioni della sinistra radicale europea sembrano non porsi in netto contrasto con un’Europa unita economicamente, anzi partendo proprio da questo, essa intende creare una sorta di Europa diversa, soprattutto per quanto riguarda i rimedi che si vogliono adottare per risollevare la popolazione del continente e permettere l’uscita dalla crisi. Il programma politico del Syriza in sostanza è quello classico che si ispira all’eurocomunismo, critico nei confronti delle politiche di austerità, come sottolineato aspramente dal leader Tsipira, il quale ha dichiarato: «bisogna dire la verità non solo ai cittadini greci ma tutti gli europei: le misure d’austerità non funzionano. La popolazione greca ha sopportato delle prove durissime senza che in due anni e mezzo la crisi sia stata risolta e questo è servito solo a salvare le banche greche, il cui fallimento avrebbe conseguenze in tutto il sistema bancario europeo».
Questo la discosta da molti movimenti populisti, che cavalcando l’onda dell’anti-europeismo, intendono raccogliere voti tra l’elettorato deluso e impoverito dalla forte politica di austerità, posta e imposta dalla direzione europea. Insomma, se da una parte abbiamo movimenti xenofobi, autonomisti e contrari alla moneta unica, la Gue non presenta questi aspetti, bensì intende lavorare all’interno dell’Europa, intesa come istituzione. Ecco il primo problema; che tipo di istituzione è, al momento l’Europa. In sostanza l’Europa nata dai vari trattati, l’Europa di Strasburgo e di Bruxelles possiede, in realtà, una vita politica precaria, una vita solo istituzionale in senso lato, incentrata per lo più sulle quattro libertà fondamentali: libertà di circolazione di capitali, delle merci, dei servizi e delle persone.
Libertà, e forse ora molti liberisti storceranno un po’ il naso, inerenti solo ed esclusivamente all’aspetto economico; libertà capitaliste.
L’Europa sembra essere solo un grande mercato, essa non è un corpo politico unitario. Nel senso che fino a quando, gli stati nazionali europei non decideranno di privarsi di una parte della propria sovranità per realizzare una sorte di Europa federale, con un parlamento eletto democraticamente, un governo scelto dai cittadini europei, una costituzione europea a tutti gli effetti, con quei ritrovati giuridici, così cari all’esperienza liberale europea, sarà impossibile parlare di programmi alternativi per un Europa, se non migliore, almeno diversa.
Ed è in questo scenario che sia la Gue, capitanata da Tsipras, che qualsiasi forza politica e sociale che intende dare una sterzata alla rotta intrapresa dal veliero Europa incontrerà sulla sua strada.
Tsipras, dal canto suo, sembra apparire più come un moderno Don Chisciotte, innamorato di un mondo che non c’è più dopo la caduta del Muro di Berlino e l’espansione del capitalismo, che decide di scagliarsi contro i mulini a vento, il partito popolare, quello socialdemocratico europeo, le banche e la società civile europea, e cerca di vincere la battaglia per conquistare l’amore della sua bella Dulcinea. E tutti sappiamo come sia finita l’avventura del protagonista di Miguel de Cervantes. L’idea di creare una visione alternativa, di mettere sotto la scure della critica, le impostazioni neoliberiste e il monoteismo capitalistico, può apparire significativa, essenziale e molto importante. La critica è l’essenza della vita politica e di una società civile; lo stesso Marx ha sentenziato che «la critica non è una passione del cervello, è il cervello della passione […] Il suo pathos essenziale è l’indignazione, il suo compito essenziale è la denuncia». Il rischio è che ci si areni su una critica fine a se stessa, cioè senza efficacia se prima non si crea una struttura politica adeguata a contenere entrambe le impostazioni: le neoliberiste e quelle sociali.
 Per il momento, purtroppo, sembra che l’Europa possa abbracciare solo l’impostazione neoliberista e come contro altare, si dà vita facile, a livello nazionale soprattutto, a movimenti populisti, che invocano la democrazia diretta e chiedono l’uscita dell’euro, considerato come l’unico male uscito fuori dal vaso di Pandora.
Un’Europa unita anche politicamente, invece, potrebbe creare un blocco dei paesi del Mediterraneo, Spagna, Grecia e Italia, portatori dei loro interessi a scontrarsi e confrontarsi con paesi come la Francia e la Germania. Fino a quando l’Europa sarà solo lo scenario dove si svolgerà lo scambio di capitali finanziari, la politica sarà sempre messa al servizio dell’oligarchia bancaria, al servizio della classe dominante.
Ovviamente per gli intellettuali della sinistra radicale italiana, l’incontro con Tsipras è stata a dir poco catartico. La loro ververivoluzionaria si è risvegliata, vedendo nel giovane greco il Salvatore delle profezie del marxismo, colui che riuscirà anche a mettere insieme i cocci della tradizionale sinistra italiana, uscita definitivamente sconfitta dagli ultimi avvenimenti. Da sottolineare, solo per onestà intellettuale, che l’elezione di Renzi come segretario del PD è solo la punta dell’iceberg della rovinosa deriva della sinistra italiana.
Sembra, purtroppo, la presentazione dello stesso piatto, con la variazione della salsa greca; insomma, un rigurgito di idee e valori sconfitti dall’avanzare imperioso del capitalismo senza freni, il quale ha rescisso unilateralmente il patto socialdemocratico.
Forse è meglio leggere e sognare con il Don Chisciotte.
Vito Varricchio

  • Mario Adorante

    veramente non sono mai andati via

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  • Walter Scoccia

    Don Chisciotte ha veramente caricato i mulini a vento, a me sembra che Tsipras sia molto piu’ cauto, altrimenti dopo l’affermazione elettorale in Grecia avrebbe confermato la necessita’ di un audit del debito estero, che faceva parte del programma e poi abbandonato(ora ne parla solo Alba Dorata). Le personalita’ italiane della lista confermano questa sensazione, anzi la peggiorano. Il neoliberismo dell’Europa e’ una cosa brutta e volgare da non nominare nei loro salotti e combatterne la moneta sarebbe veramente dozzinale. Da lasciare a quegli zotici definiti con sussiego populisti.

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