Cambiare si deve ma in meglio

  Antonio Simiele
No votes yet.
Please wait...
Gli italiani chiedono a Renzi di cambiare, di ammodernare lo Stato, di fare presto e bene. Purtroppo, tra le cose proposte, fino ad ora, dal Presidente del Consiglio non s’intravede il disegno di un modello di democrazia rispondente all’oggi, che ci affianchi alle grandi democrazie europee; manca l’idea di nuova struttura dello Stato che assicuri maggiore partecipazione e un equilibrato rapporto tra i diversi poteri, da realizzare con la massima e libera condivisione. Nel frattempo, invece, le riforme già venute alla luce tendono a restringere gli spazi di decisione dei cittadini, sembrano slegate tra loro e vanno definendosi per approssimazioni dettate dalla contingenza e dai patti.
Renzi respinge con sdegno il fatto che, nonostante la sua continua ricerca di mediazioni, gli giungano accuse di autoritarismo nell’agire e nelle scelte che propugna. Rivendica, poi, che “nemmeno i dittatori riescono a fare le cose così in fretta”, non valutando che l’eccessiva fretta può essere cattiva consigliera. Il suo convincimento è forse sincero, ma le sue affermazioni fanno dubitare sulla padronanza che ha dei rischi insiti in alcuni modi di fare e nelle riforme prospettate nel campo istituzionale e per la nuova legge elettorale. Peraltro l’andamento negativo dell’economia, documentato dai dati sconfortanti degli ultimi giorni, dice che è più urgente impegnare tutte le energie per realizzare i cambiamenti nel mercato del lavoro e nella burocrazia, per la creazione di nuovi posti di lavoro, l’incentivazione di nuovi investimenti, la lotta alla corruzione, all’evasione e alla malavita organizzata, la ripresa del Sud. Non vale dire che senza riforme non c’è ripresa. L’adeguamento delle istituzioni aiuta ma non è decisivo.
Rispetto alle riforme necessarie per migliorare il modo di funzionare dello Stato, non è dirimente decidere di fare una legge elettorale proporzionale invece che maggioritaria, neppure di avere un Parlamento monocamerale invece che bicamerale. Delle diverse opzioni esistono, nel mondo, esperienze sperimentate nell’efficienza, governabilità e tenuta democratica, alle quali ci si potrebbe riferire per realizzare da noi soluzioni simili. C’è da chiedersi il perché ci sia riluttanza a farlo. Invece, quello cui non si può rinunciare, in democrazia, è il sistema di garanzie, rigoroso, fatto di pesi e contrappesi, che attrezzi il potere a difendersi anche da se stesso, a prescindere da chi lo detiene. Nel sistema disciplinato dalla Costituzione vigente, le garanzie, tra cui quella del bicameralismo, sono forti e hanno difeso la nostra Repubblica dalle incursioni subite negli anni. Se se ne elimina qualcuna, bisogna sostituirla con altra parimenti valida e riequilibrare il sistema. Nelle proposte di Renzi questo manca o se c’è non è chiaro.
A proposito di patti, Renzi dice che quello del Nazareno è scritto, “si legge negli atti parlamentari sulle riforme” e riguarda solo i cambiamenti istituzionali. Lo stesso giorno e sullo stesso giornale Berlusconi afferma: “Non siamo così sprovveduti da averlo messo per iscritto; tra persone serie basta la parola data”. E’ impervio valutare la versione in cui credere. Negli anni abbiamo conosciuto un Berlusconi che non dice la verità agli italiani. Lo stesso Renzi, però, non sembra da meno, ad esempio quando pronuncia lo “stai sereno” rivolto a Letta poco prima di disarcionarlo o quando semina in abbondanza annunci su quel che sarà e su inderogabili scadenze, insieme a segnali di forzato ottimismo che tanto ricordano i ristoranti e gli aerei pieni di non lontana memoria. Ho la sensazione che Renzi voglia seguire le orme del Principe, il quale pretendeva sempre la verità dai suoi consiglieri ma, per governare, si riteneva legittimato a usare anche l’inganno e la bugia. Mi auguro non vada anche oltre, pensando al primo maestro di Machiavelli che fu un tale Matteo. Dopo il voto al Senato per la sua riforma egli ha esultato dicendo che ora nessuno lo può più fermare. Non è così perché l’ultima parola spetta al popolo italiano che può sempre cambiare il cambiamento.

Antonio Simiele