Guerre di religioni: il nuovo scisma d’Oriente

  Vito Varricchio
No votes yet.
Please wait...
Quella che ormai è giunta al termine è stata un’estate caldissima, non tanto dal punto di vista climatico, quanto piuttosto da quello della situazione internazionale. Se da una parte abbiamo un’Europa in crisi economica e politica, dall’altra parte abbiamo un Medio Oriente che ancora è teatro di atrocità e di efferatezze, da Israele alla Libia, dalla Siria all’Iraq. E non bisogna dimenticare l’Ucraina, che a seguito delle dimissioni (caduta) di Viktor Fedorovyč Janukovyč, è in preda a una guerra civile tra ucraini nazionalisti e ucraini filorussi, che non vogliono abbandonare il governo di Mosca. Sembra si sia tornati alle atmosfere della guerra fredda. Il mondo è ancora diviso tra Oriente e Occidente!
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Oriente e Occidente apparivano come categorie non solo geografiche ma anche come espressione di alternativi sistemi politici. Infatti, se da una parte avevamo gli Stati Uniti, dall’altra avevamo l’U.R.S.S. e la Cina.
In seguito alla caduta del Muro di Berlino e alla disgregazione dell’Unione Sovietica, per opera di Michail Gorbačëv, il sistema economico capitalistico e il pensiero liberale hanno avuto la possibilità di estendersi, distruggendo le barriere nazionali e imponendosi in tutti i territori, dando vita a quel fenomeno, che già Karl Marx nel Manifesto aveva preannunciato: la globalizzazione. Sembrava si corresse a grandi falcate verso la «fine della storia», una sorte di realizzazione dell’Assoluto di hegeliana memoria, all’insegna del mercato e dell’individualismo. I fatti di questi ultimi tempi, invece, dimostrano ben altro; la storia non è finita anzi prosegue con il suo caos o con un qualche movimento, del qual non conosciamo il meccanismo.
La guerra tra Occidente e Oriente, di là dalle questioni politiche ed economiche che appaiono diverse e significative in ogni particolare scenario di guerra, rappresenta un vero e proprio scontro di civiltà. Se l’Occidente si identifica con la società aperta, caratterizzata dal primato del positivismo sulla metafisica e, quindi, su una concezione immanente della realtà, l’Oriente incarna il polo opposto; lì le tradizioni, la religione, il trascendente, il divino sono ancora i pilastri su cui fondare una società di parti cementate in un unico corpo, diretto da un autocrate investito del potere di comandare da un dio oppure, perché legittimato dalla sua indiscutibile osservanza dell’ortodossia. In fondo, già per Aristotele, il dispotismo era la forma di governo, che caratterizzava le popolazioni orientali.
Gli scontri che si susseguono in Medio Oriente o nell’Europa dell’Est non nascono da una predilezione per il dispotismo piuttosto che per la libertà, bensì alcune frange della popolazione orientale avvertono l’intromissione dell’Occidente e l’assimilazione dei suoi valori politici, giuridici ed economici, come un vero e proprio tradimento alle proprie origini e alle proprie usanze. Dal loro punto di vista si tratta di guerra di resistenza. Sono in rivolta contro il mondo moderno. Il nucleo di questi nuovi, vecchi, scontri è il sacro, che come magma incandescente lavora nel profondo ma non appena sale in superficie si raffredda, si solidifica ed assume le sembianze di questioni politiche o economiche.
Il compito soteriologico di salvare l’umanità dal «Grande Satana», dal materialismo e dallo scientismo è riemerso nell’Islam, come afferma Ruhollah Al Musavi Al Khomeini nella lettera del 1° gennaio 1989 scritta a Gorbačëv, colmando «il vuoto ideologico» lasciato dal crollo del regime sovietico impedendo che «l’assenza di una vera credenza in Dio, lo stesso problema che ha trascinerà l’Occidente in un vicolo cieco, nel nulla» colpisca anche il Medio Oriente.
Ma non bisogna commettere l’errore di pensare che si tratti di una guerra tra cristiani e mussulmani, perché anche in seno alla cristianità, quella d’Oriente, quella ortodossa, già protagonista del primo grande scisma della Chiesa, attacca veementemente il comportamento dell’Occidente e denuncia il silenzio della Chiesa di Roma, riguardo il nichilismo galoppante. Il Patriarcato Cattolico Bizantino, addirittura, ha lanciato un anatema al Vescovo di Roma, Papa Francesco, reo di aver tradito gli insegnamenti del Vangelo. Sembra riassaporare l’aria dello scisma d’Oriente, quando leggiamo: «i credenti sono tenuti all’obbedienza a Dio e devono separarsi da questi traditori di Cristo. Non possono più obbedire loro. Se non l’avranno fatto anche loro incorreranno nella maledizione di Dio – l’anatema».
Quella a cui stiamo assistendo è l’eterna lotta tra le forze della tradizione e quelle del progresso. La guerra santa par excellence, tra due modi di vedere il mondo, tra due Weltanschauung, che assunte alle estreme conseguenze appaiono inconciliabili; la rivolta del metafisico contro il materiale; del teocratico e mistico Oriente contro il democratico e scientifico Occidente.
Vito Varricchio