Sinistra sulla carta altro nei fatti

  Antonio Simiele
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E’ difficile catalogare Renzi, i suoi propositi e quello che ritiene di essere e rappresentare. Non c’è coerenza tra le sue parole, i suoi scritti e i fatti. Sulla carta sembra avere un progetto ma, poi, dice quello che valuta utile a ottenere più consenso e fa ciò che, attraverso accordi o patti, gli permette di gestire comunque il potere.
La nota di Renzi nell’ultima edizione di “Destra e Sinistra” di N. Bobbio sembra essere il suo manifesto-programma. La lettura di “ La terza via” di Antony Giddens, l’ispiratore della politica di Tony Blair, ci aiuta a comprenderne meglio le linee di fondo e i riferimenti culturali. E’ un percorso che, condivisibile o non, rimane nell’alveo della sinistra, cui non chiede di rinunciare al proprio ruolo ma di assolverlo in modi nuovi e moderni dettati dagli anni duemila.
 Ne deriva un modello di Stato che aiuti i suoi cittadini ad affrontare senza timori le nuove sfide dell’era globale. Uno Stato che favorisca una maggiore eguaglianza, che assicuri giustizia sociale, equità nella distribuzione della ricchezza e solidarietà verso i più deboli, che consideri la libertà come autonomia e il diritto legato strettamente alla responsabilità, che rifiuti ogni autorità senza democrazia.
 Sennonché l’agire e gli atti di governo di Renzi vanno in tutt’altra direzione. Il Presidente del Consiglio non può non rendersi conto che, attaccando i sindacati, indebolisce la forza contrattuale dei più deboli da essi organizzati e rappresentati; egli fa qualcosa di molto più grave di quando a farlo è Silvio Berlusconi. Per quest’ultimo, i sindacati dei lavoratori dipendenti possono essere una controparte da contrastare, per il PD, invece, dovrebbero essere degli alleati da convincere, non da offendere e delegittimare.
Non è scelta coerente di sinistra la riforma, definita con l’approvazione del “Jobs Act”, che fa arretrare i diritti di chi lavora e accresce le discriminazioni per i nuovi assunti. E’ indicativo che riceva il grande plauso della destra di governo e della Confindustria ma una altrettanto grande opposizione dei sindacati, segno di un governo che sa ascoltare i più forti ed è sordo alla voce dei più deboli. In tema di lavoro Renzi sbandiera il risultato di un suo costo in Italia che ora sarebbe inferiore a quello della Germania, ma derubrica che i metalmeccanici tedeschi guadagnano il doppio e i parlamentari tedeschi guadagnano la metà di quelli italiani.
Anche la legge sulla responsabilità civile dei magistrati rischia di rivolgersi contro i diritti dei più deboli e quelli d’interesse sociale, perché un giudice più esposto personalmente sarà meno disponibile a tutelarli. E’ inaccettabile e strumentale che si giustifichi una tale scelta perché imposta dall’Europa. Gli organismi europei non hanno mai chiesto questo, ma solo che ai cittadini fosse data più tutela rispetto a errori giudiziari, sempre possibili, senza imporre i modi per farlo.
Rispetto, poi, al rinnovamento e adeguamento della classe dirigente che servirebbe al cambiamento, la tanto declamata “rottamazione” si va risolvendo solo nell’emarginazione degli ex comunisti, che realizza il sogno ossessionante, rincorso invano per venti anni, di Silvio Berlusconi riportato peraltro in auge dall’azione del Presidente del Consiglio.
E’ trascorso, ormai, un anno dalla nascita di questo governo. Non credo che Renzi possa fare conto per sempre sul consenso che gli deriva dalla grande voglia degli italiani di cambiamenti, senza preoccuparsi del segno che questi hanno e se sono positivi o negativi. Forse non basteranno neppure i primi flebili segnali di ripresa economica che arrivano dall’Europa. All’orizzonte, però, non s’intravede una credibile alternativa a lui. Speriamo bene, ma gli italiani dovrebbero essere più vigili e partecipi, meno inclini a farsi ammaliare dalle parole e dalle immagini.
Antonio Simiele