La cieca esaltazione del renzismo

  Davide Parascandolo
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Ad oltre un anno dall’insediamento del Governo Renzi la sensazione instillata nell’opinione pubblica è quella di un esecutivo dinamico, la cui parola d’ordine è cambiamento.
Tuttavia, cerchiamo di guardarci da superficiali ed erronee valutazioni. Prima di tutto, il cambiamento a tutti i costi non può essere considerato desiderabile a prescindere. “Il fare” tanto per far vedere che qualcosa si muove non necessariamente implica che ciò che viene fatto sia positivo. Non basta cambiare, ma occorre riformare con raziocinio e attraverso una progettualità solida e davvero votata a dei valori di riferimento che assicurino lo sviluppo della comunità nel suo complesso. Altrimenti stiamo parlando solo di un cambiamento che somiglia tanto al classico specchietto per le allodole. Due esempi su tutti.
In primo luogo, cominciamo col dire, e non è un noioso refrain, ma una verità con cui dobbiamo seriamente fare i conti, che qualsiasi processo riformatore è totalmente eterodiretto dai poteri europei. Piaccia o meno, non si muove foglia che Bruxelles non voglia, e scusate la rima. A ben guardare, in effetti, tra le (poche) riforme di rilievo poste in essere dall’attuale esecutivo, la più smaccatamente imposta dall’esterno è quella del mercato del lavoro. Ora, a parte questa sciocca abitudine di utilizzare inglesismi per dare una patina accattivante e moderna a delle riforme che di progressista non hanno alcunché, l’evidenza dei fatti porta a considerare una cosa incontrovertibile: stiamo tornando indietro sul fronte dei diritti, con il lavoro derubricato a pura merce e i lavoratori che, a dispetto dei tanto decantati contratti che ora per loro sarebbero a tempo indeterminato, potenza della comunicazione/propaganda, potranno trovarsi licenziati senza troppi riguardi avendo come contropartita una mera compensazione monetaria. Dal lavoro come diritto al lavoro merce, appunto. Ecco un classico esempio di ciò che dicevamo in apertura: questa certamente è una riforma, ma in essa non vi è alcun apporto positivo per il progresso umano e sociale, bensì una pericolosa regressione verso forme economiche di stampo prenovecentesco.
Volgendoci a considerare l’altro cavallo di battaglia recentemente condotto in porto, quello relativo alla legge elettorale, ci troviamo onestamente a dover tristemente constatare, anche su questo fronte, un deciso arretramento sul terreno della garanzia della rappresentanza democratica. Quest’ultima, già sostanzialmente azzerata da dinamiche decisionali sovranazionali che hanno di fatto destituito il Parlamento dal ruolo che gli compete, risulta definitivamente compromessa da una legge pensata e strutturata appositamente per consentire al partito di maggioranza di governare incontrastato. È la governabilità baby, come se questa, la governabilità appunto, ormai divenuta un totem da venerare, fosse un valore in sé, mentre il corretto rispetto della rappresentanza viene riposto tra i fattori da poter sacrificare.
Siamo al puro paternalismo signori (per non dire di peggio), in perfetto stile euroelitario, uno stile per cui i popoli e gli Stati devono essere privati della loro facoltà di incidere democraticamente per essere governati da “illuminate” classi dirigenti che faranno sicuramente gli interessi dei più deboli. È assurdo che ci siano ancora schiere di individui disposti a dar credito a questa favoletta. Potremmo aggiungere altro, ma ci fermiamo qui, credendo che questi due esempi possano essere esplicativi di quanto il disegno che si sta perseguendo sia palesemente anti-democratico.
Renzi è il motore di un cambiamento, è vero. Peccato che il cambiamento in atto sia funzionale a fare di questo Paese un terreno di conquista per interessi che di nazionale e di collettivo hanno oramai davvero ben poco. E, in questa prospettiva, paradossalmente, l’azione di questo esecutivo si inserisce perfettamente nel solco della direzione politica tracciata ed impressa dai due precedenti governi non eletti (facciamoci qualche domanda anche su questo piccolo dettaglio) dei rispettabili ed ossequiosi Monti e Letta. Rispettabili ed ossequiosi per e nei confronti di coloro che vorrebbero ridurci a colonia periferica del potere finanziario globale. Purtroppo, ahinoi, ci stanno perfettamente riuscendo.
Davide Parascandolo