Per una nuova Europa un Sud protagonista

  Antonio Simiele
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Le recenti vicende, riguardanti l’immigrazione e la Grecia, hanno messo a nudo un’Europa con regole inadeguate e in difficoltà a dare speranza ai suoi cittadini, in particolare a quelli che stanno pagando i prezzi più alti della crisi. Negli ultimi anni, essa non ha posto la persona “al centro della sua azione” com’è scritto nel Preambolo della sua Carta dei diritti; anzi, ha imposto, come nel caso della Grecia, misure senza valutarne le conseguenze sulle vite delle persone.
     Le sue scelte, le sue contraddizioni, le incertezze e gli egoismi emersi, stanno ridando fiato ai nazionalismi che, individuati come l’origine di ogni guerra, spinsero Ernesto Rossi e Altiero Spinelli a scrivere il Manifesto di Ventotene, ispirando per l’Europa il più grande progetto di pace e di sviluppo di una storia millenaria, basato sulla solidarietà, su una vita degna per tutti, sui diritti. E’ questa prospettiva che si vanifica quando si contrappongono i Paesi ricchi a quelli più poveri e si mette una Nazione contro l’altra. Nei giorni scorsi, in un’intervista al The Guardian, il filosofo e sociologo tedesco Jurgen Habermas ha detto: ”Temo che il governo tedesco… abbia dilapidato in una sola notte tutto il capitale politico che una Germania migliore aveva accumulato in mezzo secolo di storia”. Ciò riattizza il fuoco di una diffidenza nei confronti della Germania che rende tutto più difficile.
     E’ un quadro che rappresenta come, senza la riforma dei trattati UE, sia ardua la costruzione di quell’Europa politica ed economica di cui c’è bisogno. Appare pure chiaro che, per fa sì che la riforma dia i risultati auspicati, bisognerebbe affrontare contestualmente, se non prima, la questione dell’Europa a diverse velocità, con i Paesi del Sud che si muovono in ordine sparso, deboli rispetto a quelli del Nord i quali, invece, sono più compatti ma non sempre in sintonia con gli originari valori guida dell’ Europa. Diversamente, si profila la germanizzazione di un Continente che, invece, dovrebbe proporsi di far convivere le tante diversità di cui è ricco, portando a sintesi il meglio delle loro grandi culture e potenzialità.
     I Paesi del Sud, con il loro agire, possono essere risolutivi per costruire un’Europa più equilibrata e solidale; possono anche aiutare o costringere la Germania a ricredersi su quelli che Timothy Garton Ash, in un articolo pubblicato su Repubblica lunedì 27 luglio scorso, definisce gli stereotipi negativi che i tedeschi hanno degli europei del Sud, inetti e indolenti.
     Essi dovrebbero fare i cosiddetti compiti a casa che non s’identificano con quelli dettati dalla troika, ma sono, innanzitutto, la lotta alla corruzione, la drastica riduzione dell’evasione, la maggiore coscienza civica, la migliore organizzazione dello Stato, la realizzazione di un fisco equo, come quello che descrive la Costituzione Italiana, “informato a criteri di progressività” e al quale tutti concorrono “in ragione della loro capacità contributiva”.
     Essi, comunque, potrebbero avere un ruolo ancor più decisivo se, insieme, sviluppassero una politica tendente a rafforzare i rapporti antichi, di ordine politico, economico e culturale, tra i Paesi di tutte le sponde del Mediterraneo. L’Italia ne potrebbe e dovrebbe essere la principale protagonista. Nel Mediterraneo, infatti, più che in ogni altra parte, l’Italia può svolgere un’efficace funzione autonoma, corrispondente, oltretutto, agli interessi reali di Paese che nel Mediterraneo vive e che nel Mediterraneo ha radicato tutta la sua storia.
     La maggiore cooperazione tra le nazioni, che una tale politica realizza, aiuterebbe ad affrontare in modo costruttivo la questione immigrazione, rafforzerebbe la battaglia contro il terrorismo di matrice islamica, risponderebbe al desiderio di fare del Mediterraneo un mare di pace e di benessere, favorirebbe la stabilità di un’area del mondo sempre più fondamentale per la sicurezza dell’intera Europa.
Antonio Simiele

  • Giuseppe Abbati · Università degli Studi di Bari – “Aldo Moro”

    Non si può più rfinviare bisogna procedere per realizzare quanto prima un’Europa federale.per arrivare alla costituzione degli Stati Uniti d’Europa
    Giuseppe Abbati

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