Rinascita, declino e crollo del regno di Napoli

  Domenico Giglio
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Riceviamo e pubblichiamo l’ articolo  pubblicato  sulla  rivista  “Nova  Historica – n.  61/62  del  2017 – anno  XVI . editore  Pagine – Roma” del dr.ing.Domenico  Giglio – Presidente  Circolo  Cultura  REX

Entrato  a  Napoli  il  25   maggio  1734 , lasciata  dagli  austriaci , ed  incoronato  Re  di  Napoli  e  Sicilia , il  3  luglio  dello  stesso  anno , Carlo  di  Borbone  ( 1716-1788), figlio  di  Filippo  V , iniziatore  della  dinastia  dei  Borbone  di  Spagna e nipote  del  Re  Sole , Luigi  XIV ,  assumeva  il  titolo  di  Carlo  VII , come  Re  di  Napoli ,  divenendo  Carlo  III , quando  nel  1759  lasciò  Napoli  per  salire sul trono  spagnolo .  Iniziava  così  con  lui  la  linea  del  Borbone   di  Napoli , dopo  che  per  un  brevissimo  periodo , Carlo , aveva  regnato  sul  Ducato  di  Parma , dove  si  era  estinta  la  locale  famiglia  ducale  dei  Farnese , per  cui  anche in questo  caso , dopo  di  lui , salì  su  quel  trono , non un principe  italiano , ma  un altro  Borbone , il  fratello  Filippo, da  cui  il  ramo  dei  Borbone-Parma.

E’  logico  ed evidente  che  tornare  ad  essere  un  Reame  indipendente , anche  se  legato  inizialmente  alla  Spagna , non  poteva  non  essere  accolto  con  favore  da  parte  della  parte  pensante  ed  istruita  dei  due  Regni   originari , ora riuniti , dopo  secoli  di  regime  vicereale   spagnolo , anche  se  taluni  di  questi   vicerè  si  erano  mostrati  amministratori  accorti  ed  onesti , e  dopo  il  successivo  breve  periodo  di  governo  austriaco . Era  senza  dubbio  una  dinastia  straniera  quella  che  iniziava  a  regnare , ma  del  resto  in  tutti  quei  secoli  nessuna  grande  famiglia  principesca  napoletana  e  siciliana , aveva  saputo  o  potuto  ergersi   a  paladina   dei  due  Regni , dando  inizio ad  una  dinastia  locale  , tant’ è  che  quello  di  Sicilia , era  stato  assegnato  nel  1713 ai  Savoia , che  vi  regnarono  fino  al  1720 ,  quando  dovettero   accettare  il  cambio  con  la  Sardegna . Per  cui  la  soluzione  di  una  dinastia  esterna  era , all’epoca , l’unica  praticabile , in  Italia , escluso  il  Ducato  di  Savoia  , poi  Regno  di  Sardegna , che aveva  una  dinastia  autoctona  da  centinaia  e  centinaia  d’anni , in   quanto si  erano  estinte  altre  grandi  famiglie , come  i  toscani  Medici  ed  i  già  citati  Farnese.

Era  infatti  ben  triste  che  ,  in  un  reame    vasto  e  popolato , il  più  grande  di  tutta  l’  Italia , pensiamo  a  tutte  le  regioni  che  lo componevano , così  diverse  fra  loro , e  con  un  fiorire  di  ingegni  brillanti  nei  campi  della  storia , dell’economia  e  della finanza , un  nome  per tutti : Giambattista  Vico , il  potere  venisse esercitato  dal rappresentante  di  una  potenza  straniera , ma  il   ritrovarsi   un  Re   giovane  e  quindi  desideroso   di  affermarsi  e  di  realizzare  opere  durature  nel  tempo  apriva  una  stagione  positiva . E  di  questa   sono  testimonianza  significativa  lo  stralcio  di  una  lettera  del  1754 , scritta  dal  grande  economista , Antonio  Genovesi , riportata  da  Benedetto  Croce  nella  sua  “Storia  del  Regno  di  Napoli “, che  con  “Uomini  e  cose  della  vecchia  Italia” , sono  testi  che  andrebbero  riletti  e   meditati : “…cominciamo  anche  noi  ad  avere  una  patria , e  ad  intendere  quanto  vantaggio  sia  per  una  nazione  avere  un  proprio  principe…”,  e  le  realizzazioni  imperiture  quali  la  Reggia   vanvitelliana  di  Caserta , dall’enorme  palazzo  e  dal  fascinoso  parco , il  palazzo  di  Capodimonte  che  ospitò  la  fabbrica  reale  delle  porcellane  che  dal  palazzo  presero il nome , il  Teatro  San  Carlo, e  l’imponente  Albergo  dei  Poveri . Ed  a  questo  proposito  è  opportuno  e  interessante  notare  un  parallelismo  con  le  realizzazioni  sabaude  dei  palazzi  di  Stupinigi  , Racconigi  , Venaria  Reale , e  della  Basilica  di  Superga ,  avvenute  anch’esse nell’arco  di  tempo  del  XVIII  secolo ,  ad  opera di  due  Sovrani  che  regnarono  in  quel  periodo , Vittorio  Amedeo  II  , dal  1684  al  1730 , e , Carlo  Emanuele  III , dal  1730  al  1773.

Il  governo  del  Regno  era  però  affidato  ad  un uomo  politico  toscano  di  indubbio  valore , Bernardo Tanucci , che  governò  dal 1737  al  1776 , iniziando  una  tradizione  di  governanti   stranieri ,estranei  alla  vita  dei  popoli  che  dovevano  guidare , come  successivamente  l’inglese  John  Acton ,dal  1778  al  1806 ,   ed il  colonnello Pommereuil   per  l’esercito, per  non parlare  dal  pesante  intervento  di  certi  ambasciatori   inglesi  dall’Hamilton  al  Bentinck , sì  che  da  una  influenza  spagnola  vivente  Carlo  III , si passasse  ad  una  inglese  e  ad  una  austriaca , essendo  la   consorte  del  figlio  di  Carlo ,  Ferdinando  , la  principessa  Maria  Carolina ,  una   donna  dotata  di  forte  volontà  e  personalità , degna  figlia  di  Maria  Teresa  d’Austria .

Questa  stagione  di  regno  di  Carlo, che  vide anche  importanti  provvedimenti  amministrativi  e trattati  commerciali , nonchè  la  rivendicazione della  indipendenza  dal  papato , come  l’abolizione  del dono  al  Pontefice , della  chinea , cavallo o mulo  bianco , in segno  di  sottomissione ,  durò  25  anni , perché  gli  altri  29  anni  della  sua  vita , furono  dedicati  alla  Spagna , con  aperture da  sovrano  illuminista , non  proseguite  dai  figli  che  gli  succedettero . Sul  trono  di  Spagna , il  primogenito ,l’inetto  Carlo IV ,(1748-1819), e  sul  trono  di  Napoli ,il  secondogenito , Ferdinando  IV ,(1751-1825), il  cosiddetto  “Re  Lazzarone” , per  i  suoi  modi  popolareschi  che  lo  avvicinavano  ai  “lazzari”  napoletani , succubo  della  moglie , con  un  notevole  parallelismo  nella  vita  tra  i  due  fratelli.

Quindi  il  periodo  aureo  dei  Borbone  di  Napoli  coincide  unicamente , con   il   primo  sovrano , perché  nel  lungo  regno  di  Ferdinando , dal  1759  al  1825 , che  inizia  effettivamente  nel  1768 , alla  raggiunta  maggiore  età ,  in  quanto  nei  9  anni  tra il   1759  ed  il  1768   la  politica  napoletana , era  ancora  diretta  da  Madrid  con  i  Reggenti  lasciati  da  Carlo  VII ,  alla  sua  partenza  da  Napoli  per  la  Spagna . Infatti  in  circa  trent’anni  di  regno , prima  che in  tutta  Europa  ed  anche  perciò  su  Napoli   si  abbattesse  la  tempesta  della  rivoluzione  francese  e dei  suoi   eserciti  rivoluzionari  che  scorrazzavano  per  l’Italia , ben poco di  positivo  può  ascriversi  a  Ferdinando  IV, che  non  fosse   opera   dell’ Acton , come    la  scuola  militare  della  Nunziatella , ancor oggi  operante  , se non  la  fabbrica   di tessuti  di  San  Leucio , interessante  esperimento   sociale  oltre  che  tecnico , essendo  passione  dominante la  caccia ,passione  che  lo  accompagnò  per  tutta  la  sua  lunga  vita .  Ed  a  proposito  della  Nunziatella , la  cui  fondazione  risale  al  1787 , è  bene  ricordare  che  la  prima  accademia  militare ,la  Reale  Accademia  di  Savoia , era  stata  istituita  nel  Ducato  di  Savoia  da  Carlo  Emanuele II , nel  settembre  del  1677 , quindi  ben  centodieci  anni  prima , ed  inaugurata  il  primo  gennaio  1678 , con  sede , a  Torino , nel  prestigioso  palazzo  progettato  dal  famoso  architetto   Amedeo  di  Castellamonte. Tornando  al  Regno  di  Napoli , la  tempesta  arrivò  alla  fine  del  1798  con  l’esercito francese  che  scendeva  verso  Napoli  e  Ferdinando il  23  dicembre  si  imbarcò  sull’ammiraglia  di  Nelson , la  “Vanguard”   e si  trasferì  con  la  corte  a  Palermo , dove  non  era  mai  stato  nei  precedenti  40  anni  di  regno . A  Napoli  si  apriva  così  23  gennaio  1799  la  breve  stagione  della  Repubblica  Partenopea , debole  di  consenso  popolare , ma  ricca  di  adesione  dei  migliori ingegni  del  Regno . Vita  breve , perché  dalla  Calabria  risalivano  le  bande  del  cardinale  Fabrizio  Ruffo , che  aveva  avuto  pieni  poteri  dal  Re , e  tra  incendi  e  saccheggi , sia  pure  contro  la  volontà  del  Cardinale , di  cui  ricorderemo  Cotrone ( Crotone  oggi ), Palmi , Altamura , solo  a titolo  indicativo , e  si  avvicinavano  a  Napoli , dove   i  repubblicani  non  avevano  messo  radici , come  spiega  Vincenzo  Cuoco, in  un suo  saggio  diventato  famoso  per  la  precisione  degli  argomenti  storici  e  politici  e  per  la  lucidità  della  esposizione .

Così  nel  giro  di  pochi  mesi  l’armata  del   Ruffo  giungeva  a  Napoli , dove  il  popolo  si  dava  alla  caccia  dei  “repubblicani” , con  una  ferocia , che ritroveremo  nei  briganti  di  sessant’anni  dopo  nei  confronti  dei  soldati italiani , “denudandoli , smembrandoli “ , per  poi  innalzare  le teste  recise sulle  picche , o  giuocando  con le  stesse , arrivando  ad arrostirle   e divorarle , ed  altre  cose  innominabili , che  pure  sono  descritte  dallo  storico  filo borbonico  Harold  Acton , nei  suoi due fondamentali  volumi  sui  “Borboni  di  Napoli” . Eccessi  che  provocavano  lo  sdegno  del  cardinale  Ruffo , ma  che non  aveva  i  mezzi  per  evitarli . Così  dopo   cinque  mesi , 19  giugno  1799  avveniva  la  capitolazione  dei  repubblicani, ed iniziava  la  repressione, della  quale , è  triste  dirlo , fu  incitatore  il  famoso  ammiraglio  inglese  Nelson , con  il  processo  sommario  dell’ammiraglio napoletano  Francesco  Caracciolo , impiccato  il  successivo  30  giugno,  e  con altri  provvedimenti  repressivi , contro  la  volontà  del  Ruffo , che pure  aveva  avuto  pieno  mandato  dal  Re , mentre  la  Regina , non  dimenticando di  essere  la  sorella  della  sfortunata  Maria  Antonietta , ghigliottinata  dai  repubblicani  francesi , incitava  a non  avere  pietà , “né  tregua , né  perdono” .  Vi  furono  poi  i  processi  con  1004 condanne , di  cui 105    a  morte , fra  cui ricordiamo  Pagano   e  Cirillo , 222  all’ ergastolo , 288  alla  deportazione  e  67 all’esilio , ed altre  minori . Famosa  è  rimasta  l’esecuzione  successiva  di  Luisa  Sanfelice , per  la  salvezza  della  quale  si  era anche  mossa , la  nuora  del Re , moglie  del  principe  ereditario  Francesco ,  che  avendo  partorito  un figlio , aveva  chiesto  la  grazia  della  vita .

Ferdinando  poteva  rientrare  a  Napoli   il  successivo  10  luglio , accolto  con entusiasmo  dal popolo , mentre  le  esecuzioni  dei  patrioti repubblicani  e  la  repressione  poliziesca  iniziavano  a  scavare  quel  fossato  tra  la  monarchia  borbonica  e  gli  intellettuali  che  con  alterne  vicende  durò  fino  alla  scomparsa  della  monarchia  stessa , sostituita  in  questo  caso , fortunatamente , da  un’altra  monarchia  e  da  un’ altra  dinastia ,i  Savoia , in  quanto  tale  istituzione  era  maggiormente  congeniale  alle  popolazioni  meridionali , come  si  ebbe  a  costatare  il  2  giugno  1946 , nel  referendum  isituzionale , con  il  voto  a  grandissima  maggioranza  favorevole  al  mantenimento  della  monarchia  dei  Savoia . Il  rientro  a  Napoli  del  Re ed  il suo  soggiorno  intervallato  da  viaggi  e ritorni  a  Palermo ,  durò fino  al  gennaio  del  1806 , quando  essendo  nuovamente  l’esercito  napoleonico  penetrato  nel  regno  , il  23  di  detto  mese  Ferdinando  con   Maria  Carolina , ripartì  per  la  Sicilia , dove , protetto  dagli  inglesi , sarebbe rimasto fino  al  7  giugno  1815 , data  del suo   rientro  definitivo a  Napoli ,  come  Ferdinando  I , Re  delle  Due  Sicilie , titolo  assunto  per  la  nuova  denominazione  del  suo  regno , dopo  essere  stato  “quarto”  per  Napoli  e “terzo”  per  la  Sicilia.

Tra  queste  due  date  a  Napoli  furono  insediati  da  Napoleone  come  Re , per  non  ripetere  l’errore  della  repubblica  del  1799 , prima  il  fratello  Giuseppe , entrato  a  Napoli  l’ 8  febbraio 1806 ,   e  poi , dal  settembre  1808 ,  il  cognato  Gioacchino  Murat , maresciallo  dell’ Impero , epico  comandante  della  cavalleria  francese , che  rivelò  notevoli  doti  di  governante , mentre  per  Ferdinando  la  Sicilia  si  rivelò  difficile  da  governare , esistendo  da  secoli , un parlamento  che  le  vicende  dell’epoca  avevano  risvegliato  da  un  lungo  sonno  ed  ora  voleva  legiferare , specie , nel  campo  finanziario , motivo  per il  quale  del  resto  era  nato  anche  il  famoso  parlamento  inglese , ed  avere  una  costituzione , che  il  Re , pressato  anche dall’ambasciatore  inglese  Bentick, firmò  nell’agosto  1812 , per  poi  rinnegarla , l 8  dicembre  1815  dopo  il ritorno  a Napoli  e  lo scioglimento  del  parlamento  siciliano  già  decretato il  23 luglio  1815 . Anche  qui  si  scavava  un  fossato  tra  i  Borbone  e  la Sicilia , che avrebbe  avuto  la  sua  sanzione  ufficiale  e  definitiva , nel  1848 , in una  famosa seduta  del  Parlamento , nuovamente riunitosi , che  l’ 8  maggio  1848 ,  proclamava  la  decadenza  dei  Borbone , dal  Regno  di  Sicilia ,  denunciandone il  “sistematico  spergiuro”  ed  offrendo  la  Corona  ad  un  altro   principe  italiano , individuato  nel  secondogenito  di  Carlo  Alberto , Ferdinando , Duca  di  Genova , che  non  potè  accettare  essendo  impegnato  con  il  padre  ed  il  fratello  nella  guerra   contro   l’Austria .

Con  il  1815  si  apriva  un  quinquennio  scarso  di  avvenimenti , come  in  tutta  l’Europa , nel  quale  però  operavano  nel  silenzio  e  nel  segreto  alcune  organizzazioni , in  particolare  la  Carboneria , che  trovava  terreno   fertile  nei  giovani  ufficiali   ed  in  altri  militari  dell’epoca  murattiana , della  quale   in  parte  erano  anche  nostalgici , per  cui  all’alba  del  primo  luglio  1820   due  giovani  tenenti , Morelli  e  Silvati , muovevano  da  Nola con  un  drappello  di  cavalleggeri, per  richiedere   la  Costituzione , che  all’epoca  si  immedesimava  nella  “Costituzione  di  Spagna” , che , molto  probabilmente , ben  pochi  di  quelli  che  la  richiedevano ,  ne  conoscevano  il  contenuto . Via  via  le  file  si  ingrossarono , poi  a  Napoli  vi  furono  cortei , adesioni , manifestazioni  ed  infine  dopo  giornate  di scontri  e  violenze  il  13  luglio  1820 , Ferdinando , giurava  fedeltà  alla  Costituzione  ed  il  primo  di  ottobre  si  riuniva  per  la  prima  volta  il  Parlamento . Questa  concessione  non  poteva  essere  vista  con  favore  dalle  potenze  della  Santa  Alleanza , che  avevano  messo  come  cardine  della  loro  politica  interna , il  governo  assoluto   ed  il  divieto  di  qualsiasi  tipo  di  costituzione , per  cui  Ferdinando   fu   invitato , o  meglio , costretto  a  recarsi  a  Lubiana , per  discolparsi   e  per  disconoscere  la  concessione  effettuata . E  per  meglio  sancire   ed  attestare  questa   decisione  del  Re , di  rinnegare   la  Costituzione , si  mosse  un  esercito  austriaco , forte  di  42.000  uomini . E’  nota  la  decisione  del  parlamento  napoletano  di  opporsi   con  il  proprio  esercito , la  sconfitta  dello  stesso ,  l’entrata  a  Napoli  degli  austriaci  il  23  marzo  1821 , che  ridotti  successivamente  a  35.000 soldati  , rimasero  nel  regno  fino  al  1827 ,  a  totale  carico dell’erario  napoletano  per  la   notevole  cifra  complessiva  di  85  milioni  di  ducati , che  avrebbe  potuto  essere  ben  diversamente  utilizzata, mentre  Ferdinando  tornava  nella  sua  capitale il   successivo   15  maggio . Per  cui ,anche  se  questo  primo  parlamento  non  si  era  dimostrato  all’altezza   della  situazione , senza  dubbio  non  facile , il  suo  scioglimento  approfondì  il  famoso  fossato , che  il  successivo  breve  regno  di  Francesco  I ,( 1777-1830 ),  salito  al  trono  nel  1825 , e  mancato  ancora  in giovane  età , nel 1830  , non  ridusse , se  non  aggravò , se  pensiamo   alla  rivolta   del  Cilento   del  1828  ed  alla  sua  spietata  repressione , che , portò, fra  l’altro  alla  cancellazione  di  un  paese , Bosco ,  ed  alla  decisione  di  ricorrere a  truppe  mercenarie , arruolando  alcuni  reggimenti   composti  da  svizzeri , anche  qui  con  aggravio  per  le  finanze  statali  ,  non  fidandosi  del  proprio  esercito, quando  l’uso  di  truppe  mercenarie  era  scomparso  nelle  altre  nazioni  europee , dove  gli  eserciti  erano  ormai  nazionali , come  secoli  prima  aveva  auspicato  il  Machiavelli . Dello  stato  del  Regno  sono   sintesi  le  frasi  del  Metternich  che  indicava  nella  corruzione  e  venalità   la  causa  della  decomposizione  e  del  degrado  del  Regno  stesso , mentre  “…il  Re  tentenna , il  governo  privo  di  morale   non  incute  né  rispetto , né  timore… ,” . Ed  a  questo  discredito  si  aggiungeva  anche  l’infelice  risultato  della  spedizione  navale  del  1828  contro  il  Bey  di  Tripoli , per  impedire  le  sue  scorrerie , mentre  un    ben   diverso  esito  positivo  aveva    avuto  analoga  spedizione  della  flotta  del  Regno   di  Sardegna.

E’  con  l’ascesa  al  trono , l’8  novembre  1830 ,  del  figlio  ventenne , Ferdinando  II , ( 1810-1859) , e  la  concessione  di  una  amnistia  per  i  numerosi  condannati  politici , che  si  riaprirono  le  speranze  di  un  miglioramento   nei  più vari  settori  ed  il  primo decennio , dal  1830  al  1840 , vide  diverse  realizzazioni  nel  campo  tecnico , una  minore  vessazione  fiscale  unita  a  tagli  di  spese  inutili  e  superflue , prebende  varie  comprese , anche  se  la  corruzione  nell’amministrazione , sviluppatasi  nei  precedenti  periodi  era  sempre  diffusa, come  pure  era  la  camorra  ed il   brigantaggio, fenomeno  endemico  in  quasi  tutto  il  regno . Del  nuovo  Re  era  apprezzata  anche  l’affabilità  nei  confronti  del  popolo , mentre   della  sua  prima  consorte , la  principessa  Maria  Cristina  di  Savoia , era  nota la  carità  ed  il  suo  influsso  benefico  nelle  decisioni   del  Sovrano  ,  Regina  amata  dal  popolo , ma  purtroppo  mancata  in giovane  età , dopo  aver  dato  alla  luce  l’erede  al  trono , Francesco  ( 1836-1894 ).

Lo  sviluppo  del  regno , anche  dal  punto  di vista  strettamente  numerico   della  popolazione  salita da  5.732.114  abitanti  nel  1830  ai  6.177.598  del  1840 , era  però  viziato   da  una  politica  economica  autarchica , basata  sul  basso  costo  della  mano d’opera  e su  dazi  protettivi , per  cui  non  aveva  prospettive  in  una  Europa  che  si  apriva   ad  una  discreta  libertà  di   commercio , ed  alla  industrializzazione  con  sviluppo  di  strade  normali   e  di  quelle  “ferrate” , che  non  servissero  unicamente  al  collegamento  tra  due  regge , come  era  avvenuto  nel  1838 , per  i  pochi  chilometri  della  linea  ferroviaria  tra  Napoli  e  Portici . Inoltre  nel  decennio  successivo , dal  1840   erano  riprese  rivolte  locali , duramente  represse ,cospirazioni  e  tentativi  avventurosi  di   insurrezioni  ,  finiti  tragicamente,  come  accadde   per   i  fratelli  Bandiera , di  nobile  famiglia ,  nel  1844  e  come  poi  fu  nel  1857  per  Carlo  Pisacane , duca  di  nascita  e , al  tempo  stesso , socialista  . Nel  mezzo  tra  queste  due date  anche  il  Regno  delle  Due  Sicilie , dove  già  nel  1847  era  uscita  anonima  una  “Protesta  del  popolo  delle  Due  Sicilie “ ( scritta  in realtà  da  Luigi  Settembrini)  fu  scosso  dalle  vicende  del  1848 , dalla  caduta in  Francia  della  monarchia  orleanista , dalla   rivolta  di  Vienna   con   la  estromissione   di  Metternich , da analoga  rivolta , in  Ungheria  e  dalla  richiesta  ovunque  di  regimi  non  più  assoluti  con  la  concessione  delle  Costituzioni . In  questo  quadro  si  inserisce  la  ribellione  della  Sicilia  nei  confronti  del  dominio borbonico , successivamente  repressa  con  durezza , culminante  nell’assedio  di  Messina , sottoposta  a  ripetuti  bombardamenti , fino  alla  sua  resa nel  settembre  1849.  Così , Ferdinando  II , che  pure aveva  un  orrore  istintivo  per  una  monarchia  costituzionale,  dovette   concedere  la  Costituzione , come  aveva   deciso  anche  il  Granduca  di   Toscana , lo  stesso  Pontefice   Pio  IX   e   Carlo  Alberto , che  inoltre  aveva  levata  la  spada  per l’indipendenza  italiana, muovendo  guerra  all’ Impero  Austriaco , riuscendo inizialmente  a  coinvolgere  anche  Ferdinando , che  aveva  inviato  a  sostegno  un  consistente  contingente  del  suo esercito.

Tutto  questo  fu  un  sogno  di  un mattino  di  primavera   perché  poi  venne  l’ordine  di  ritirare  le  truppe , e  la  costituzione  con  il  parlamento  appena  eletto  vennero  praticamente  soppressi  , anche  se  ufficialmente  erano  solo  “sospesi” , con  condanne  ed  esilio  della  migliore  classe  dirigente  del  regno  che  trovò  rifugio  all’estero  e di  questo  “estero” , faceva  parte  il   Piemonte  Sabaudo , dove  la  costituzione , lo  “Statuto” , era  stato  conservato , così  come  la  bandiera  tricolore , ed  un  libero  Parlamento  legiferava , modernizzando   la  struttura   dello  Stato , ed  il  governo , composto  dalla  locale  classe  dirigente  formatasi  in  decenni  di  lavoro  e di  fedeltà  dinastica ,  presieduto  da  Camillo  Benso , conte  di  Cavour , “tanto  nomini , nullum  par  elogium” , impostava  una  politica  estera  spregiudicata , con  lo scopo  di  estromettere  l’Austria  dall’ Italia , così  che  nacque la  “Società  Nazionale” , dove  erano  confluiti  i  patrioti  delle  più  varie  provenienze ideologiche  e  regionali , che  ebbe , come  sintesi  del  suo  programma ,  il  motto : “Italia  e  Vittorio  Emanuele”, che  fu  quello  che  Garibaldi  lanciò  ai  siciliani , nel  proclama  di  Salemi , il 14  maggio  1860.

E’ chiaro  che  questo  sconvolgimento  della  vita  politica  in  Italia  non  poteva  non  colpire  Ferdinando  che riteneva  sicuro  ed estraneo  il  suo regno , racchiuso tra  l’acqua  salata  e  l’acqua  santa , mentre  la  frontiera  dell’acqua  santa , era  in  pericolo  perché  nel  progetto  unitario  era  prevedibile  l’eliminazione dell’anacronistico ed  antistorico  Stato  della  Chiesa , e  la  fine  del  non  certo  evangelico  potere  temporale  dei  Papi . Senza  ricordare  i  giudizi  negativi  di uomini  politici  inglesi , forse  prevenuti  nei  confronti  del  Regno  delle  Due  Sicilie , come  Gladstone , senza  dubbio  il regime  diveniva  sempre più  poliziesco  e  la  sua  indipendenza  era  in  realtà  un isolamento , che andava  dall’ostilità  inglese  , alla  quasi  ostilità  della  Francia  repubblicana  e  poi  napoleonica , ed  alla  indifferenza  della  Prussia ,  della  Russia  e  della  stessa  Austria , che  ideologicamente  era  la più  vicina , ma  che  si  trovava  a dover  affrontare  il  problema   dell’attacco  al suo  potere nelle  regioni italiani  a lei  sottoposte.  Inoltre  preoccupava  anche  la  salute  del  Re , che  declinava  senza  una  esauriente  spiegazione   medica . Di  questo  declino  è  testimonianza  il  racconto  del  viaggio  per  via  di  terra  , da  Napoli  a  Bari  ,per  ricevere  la  sposa  del  figlio , la  principessa  bavarese  Maria  Sofia , sorella  della  Imperatrice  d’Austria , Elisabetta . Racconto  allucinante  sia  per  lo  stato  delle  strade , in   pieno  inverno ( Ferdinando  era  partito  dalla  Reggia  di  Caserta  l’8  gennaio  1859 ) , sia  per  la  salute  del  Re  che  peggiorava  di  giorno . L’arrivo  a  Bari , la  permanenza , i  consulti  e  consigli  medici  non  ascoltati  ed  il  viaggio , questa  volta  via  mare , per  ritornare  a   Caserta , dove  si  sarebbe  spento  il  successivo  22  maggio , mentre  da  un  mese circa  era  in  corso  in  Lombardia  la  guerra  dei  franco-piemontesi   contro  gli  austriaci , in quella  seconda  guerra  d’indipendenza  che  avrebbe  dato  la  svolta  decisiva  al  processo  unitario  dell’Italia , che  tanti  anni  prima  era  stato  proposto ,  senza  esito,   proprio  a  Ferdinando.

In  pratica  potremmo  dire  che  con  la  morte  di  Ferdinando  inizia  l’epilogo  del  regno , anche  se  la  fine  avvenne   un  anno  e mezzo  dopo ,  con  il   plebiscito  di  adesione  alla  Monarchia  Costituzionale  dei  Savoia ,  con  la  successiva  resa  di  Gaeta  il   13  febbraio  1861  e  la  partenza  del  Re  Francesco  II , il  successivo  14  febbraio , sulla  nave  francese   “La  Mouette” ed  il  suo  esilio  romano.

L’ ascesa  al  trono  del   primogenito  Francesco , ventitreenne , in  un  simile  momento  storico  si  era  infatti   presentata  fin  dall’inizio  difficile , non tanto  per   la  giovane  età   ed  inesperienza del  principe ( non  dimentichiamo  che  il  padre  era  diventato  Re  a  vent’anni , ma  in  un  diverso  momento  storico !) , quanto  per  l’assenza  di consiglieri   qualificati  e  politicamente  adeguati   ai  tempi  che  si  stavano  vivendo , causa  quel  distacco  tra  dinastia  e  possibile classe  dirigente , iniziato  fin  dall’epoca  del  primo  Ferdinando  e  proseguito  sotto  i  suoi  successori  che  disprezzavano  i  “pennaruli”  , ricambiati  da  analoga  disistima  e  sfiducia  degli  stessi  nei  loro  confronti . Perciò   Francesco  II, non  trovò  altra  soluzione   di  richiamare  il 4  giugno  1859 ,  il  settantacinquenne  Carlo  Filangeri , come  capo  del  governo , incarico che  tenne fino  al successivo  16  marzo  1860 , avendo  un  successore   egualmente  anziano , come  anziano  era l’ottantaduenne  Winspeare, Ministro  della  Guerra , e i  settantenni    generali   Lanza ,  Landi  e  Letizia, che  di  lì  a  pochi  mesi  avrebbero  dovuto  opporsi  a  Garibaldi.

Ed  il  giovane  Re , doveva   anche  guardarsi  dalle  camarille  di  Corte , che  facevano  capo   alla  intrigante matrigna , l’austriaca   Regina  Madre .  Maria  Teresa  , seconda  moglie  di  Ferdinando II , che  avrebbe  preferito  sul  trono  uno  dei  suoi  figli . Così   si  persero  mesi  preziosi , pensando  a  lavori  per   porti, strade  e  ferrovie , progettati  anche all’epoca  del  padre , ma  non  realizzati , lasciando  inutilizzati  i  fondi  che  pur  esistevano ,  mentre  si  trascurò  la  questione  politica  di  un  accordo  con  il  Regno  di   Sardegna , come  suggeriva  lo  zio  del   Re , Leopoldo , conte  di  Siracusa. Venne  così  nel  maggio  1860  lo  sbarco  a  Marsala  di  Garibaldi ,  e  solo  dopo , il  25  giugno , la  firma  della  Costituzione   tardivamente  concessa , e  l’adozione  della  bandiera  tricolore  con  lo  stemma  borbonico . Che  poi  sul  Volturno , i  resti , ancora numerosi  e  bene  armati  dell’esercito  napoletano   abbiano   combattuto  valorosamente  ed  il  Re  fosse  presente  insieme  con  alcuni  dei  suoi  fratellastri , non  modifica  l’esito  negativo di  questa  ultima  battaglia  campale , dove  Garibaldi  dimostrò  doti  strategiche  e  non  solo  di  audacia  personale , ben  diverse  dalle  incertezze   e  dai  timori  del  comandante  avversario , il  generale  Ritucci .

L ‘ arroccarsi  successivo  dei  Sovrani  a  Gaeta , fortemente  fortificata , e  la  resistenza , prolungatasi  oltre  ogni  logica  militare , all’assedio  di  quella  che  era  ancora  l’Armata  Sarda , dove  erano  già  stati  inseriti  elementi  delle  regioni  unitesi  al  Piemonte , e  comandata  dal  Cialdini , se  dette  un  giusto  rinnovato  risalto  al valore  delle  truppe  napoletane  ed  alle  figure  del  Re  e  della  Regina , sempre sugli  spalti  ed  in  mezzo  ai soldati  , confortando  i  numerosi  feriti , non  poteva  mutare  le  sorti  del   Regno , come  non  lo  mutarono  successivamente  i  tentativi  di  rivolte  inseritesi  nel  precedente  brigantaggio , per  le  quali ,  dall’esilio  romano di  Francesco  II , partivano  migliaia  di  ducati  per  organizzarle  e  sostenerle , quando  gli  stessi  ducati , anni  prima  non  erano  stati  usati  per  costruire  scuole , strade , ospedali e ferrovie.

Bilancio  quindi  globalmente  negativo  quello  del  regno  borbonico , con  un  finale , nelle  zone  più  interne  del  vecchio  reame ,  di  violenze  ed  atrocità  contro  i  rappresentanti  del  nuovo  stato  unitario, che  provocarono   reazioni  ampiamente  giustificate  anche  se, forse , in  qualche  caso  eccessive , quando  avrebbero  dovute  essere  invece  meditate  le  nobili  parole  del  proclama   del  generale  Cialdini , quando  volle  far  celebrare  , il  17  febbraio  1861 , una  Messa  per  i  caduti   di  entrambe  le  parti , sull’istmo  di  Gaeta :

“Soldati,  noi  combattemmo contro  italiani  , e  fu  questo  necessario , ma doloroso  ufficio…..Là  pregheremo  pace  ai  prodi , che  durante  questo  memorabile  assedio  perirono  combattendo  tanto  nelle  nostre  linee , quanto  sui  baluardi  nemici . La  morte  copre  di  un  mesto  velo  le  discordie  umane  e  gli  estinti  sono  tutti  eguali  agli  occhi  dei  generosi . Le  nostre  ire  non  sanno  sopravvivere  alla  pugna . Il  soldato  di  Vittorio  Emanuele  combatte  e  perdona.”

Domenico  Giglio

14/02/2018

BIBLIOGTAFIA

1)Harold  Acton –  “ I  Borboni  di  Napoli ! –  ed.  Martello  1960

2)Harold  Acton –  “ Gli  ultimi  Borboni  di  Napoli” – ed . Martello  1960

3)Giuseppe  Campolieti – “ Il  Re  “bomba” . Ferdinando  II .Il  Borbone  di  Napoli  che   per  primo  lottò  contro l’unità d’Italia” – ed  “Il  Giornale – Biblioteca  storica “ -2001

4)Pier Giusto Jaeger – “Francesco  II  di  Borbone . L’ultimo  Re  di  Napoli” – ed. “Il  Giornale – Biblioteca  storica “ – 1982

5)Benedetto   Croce – “ Storia  del  regno  di  Napoli “ – ed. Laterza- 1958

6)Benedetto  Croce –  “Uomini  e  cose  della  vecchia  Italia “- volume  II – ed. Laterza  1956

7)Vincenzo  Cuoco – “Saggio  sulla  rivoluzione  di  Napoli  del  1799”- ed.Universale  Economica –Milano-1951

8) Andrea  Cacciatore  -“Esame  della  storia  del  reame  di  Napoli  di  Pietro Colletta”-Stabilimento  Tipografico  del   Tramater – Napoli  1850

9)Paolo  Rossi – “Storia  d’Italia  dal  1815  al  1914 “ ed. Mursia  1972

10)Federico  Carandini – “ L’ assedio  di  Gaeta . 1860-1861”-  Ed.Stabilimento tipografico  V.  Bona”-1874

11)Carlo  Avarna  di  Gualtieri – “ Ruggero  Settimo  nel  Risorgimento  Siciliano”-  ed. Laterza  1928

12)Manlio  Rossi  Doria –“ Antologia  degli  scritti  di  Giustino Fortunato” – ed. Laterza  1948

13)Guido  De Ruggiero – “ Il  pensiero  politico  meridionale “ – ed. Laterza 1954

14)Indro  Montanelli –  “L’ Italia  giacobina  e carbonara” – ed.  Rizzoli-1978

15)Indro  Montanelli  – “L’ Italia  del  Risorgimento” – ed. Rizzoli- 1978

16)Luigi Settembrini  – “Ricordanze  della  mia  vita “ – ed. Morano.- 1928

17)Francesco  de  Sanctis – “Mezzogiorno  ed  Italia  Unitaria” – ed. Einaudi  -1960

18)Rosario  Romeo – “ Cavour “- ed. “Corriere  della  Sera” – 2005

19)Alfonso  Scirocco  – “ Giuseppe  Garibaldi “ –ed. “Corriere  della  Sera” – 2005

20) AA.VV. – “Il  Parlamento  in  Sicilia”- edizione  del  Circolo   della  Stampa  di  Messina – 1960