Autore: Antonio Simiele

Un’ occasione per ricomporre

Un’ occasione per ricomporre

Attualità, Ultimissime
Le scissioni sono una costante nella storia della sinistra italiana. Esse hanno prodotto, quasi sempre, danni e si sono svolte previo la misurazione, da parte di ogni componente, del livello di sinistra attribuibile alle altre, spaccando il capello in quattro. Stanno nella pratica nazionale, per cui, come diceva Totò, “in Italia i partiti crescono come funghi”. Le recenti uscite dal PD hanno, forse, un carattere diverso. Sono responsabilità di un segretario che, con una gestione personale del partito, ha spinto per provocarli. Sono conseguenza della politica del governo Renzi, del quale anche le cose di sinistra fatte, come la politica di accoglienza ai migranti, le leggi contro il caporalato e gli ecoreati, non sono avvertite come tali dai cittadini, perché frutto di una politica, cala
Fare della Brexit un’opportunità

Fare della Brexit un’opportunità

Attualità, Ultimissime
Qualche giorno dopo il voto, una folla di giovani ha manifestato davanti alla residenza del Primo Ministro inglese per rivendicare il diritto di voto ai sedicenni. E’ stato il grido forte di quelli che vogliono riprendersi in mano il futuro di cui si sentono defraudati dalla decisione della Gran Bretagna di uscire dall'UE. Una decisione che essi addebitano all’egoismo di generazioni che hanno pensato solo al proprio passato benessere, raggiunto neppure per merito ma per il sacrificio di generazioni precedenti, le quali, avendo vissuto le atrocità della guerra, si erano fermamente ripromesse di percorrere strade che ne evitassero in ogni modo la ripetizione. La realtà è che una parte della popolazione inglese non ancora ha preso atto della fine del grande impero, mal sopporta che Londra po
Sradicare i terrorismi

Sradicare i terrorismi

Attualità
La guerra a Isis si combatte con tutti i mezzi utili consentiti, avendo chiaro che si tratta di una guerra contro l’estremismo e il terrorismo e non tra l’Occidente e il mondo islamico, sapendo chi e cosa colpire. E’ significativo che la maggior parte delle vittime e dei combattenti contro Isis siano mussulmani e che, come documenta una ricerca della “Burson-Marsteller” tra i giovani tra 18 e 24 anni di 16 Paesi arabi e mussulmani, solo il 13% di essi sia disponibile a sostenere lo Stato islamico e, tra questi, quelli che si offrono come combattenti lo facciano per la disoccupazione o le scarse prospettive economiche, solo il 18% per motivazioni religiose.  L’esperienza insegna che non servono i bombardamenti, che uccidono, prevalentemente, donne, bambini, malati, anziani; neppure lo è l
Se manca l’alternativa

Se manca l’alternativa

Attualità
Oggi non c’è un'alternativa europeista al governo Renzi e, purtroppo, neppure è pronosticabile per un domani ravvicinato. Questa condizione fa male alla democrazia e non stimola l’attuale governo a fare bene.      La rapidità dei mutamenti è sempre più urgente. I ritardi dell’Italia e dell’Europa sono sempre più pesanti. La frenesia attivistica di Renzi è sovente pasticciata e poco coerente con i canoni della democrazia liberale, più consona alla politica dell’emergenza che a un progetto organico di società e di Stato. E’, però, quella più compresa, considerando il marasma un po’ isterico un po’ rassegnato della nazione e la miseria delle alternative politiche.      A destra s’intrecciano il lepenismo di Salvini e il decadente berlusconismo, mentre la componente moderata è debole
Una legge che favorisce l’astensionismo e non recupera il malessere

Una legge che favorisce l’astensionismo e non recupera il malessere

Attualità
Per la nostra Costituzione la legge elettorale dovrebbe garantire innanzitutto il legame tra l’eletto e i suoi elettori. Chi viene eletto dovrebbe dare voce e rappresentanza politica a chi lo ha votato e a questi rendere conto degli impegni assunti in occasione della campagna elettorale. La riforma proposta continua a tradire questo concetto, come già faceva l’abrogato Porcellum. Essa, senza le preferenze o l’uninominale, priva i cittadini della possibilità di scegliere e lega i futuri eletti alla volontà delle segreterie dei partiti che li hanno designati, più spesso dei soli capi. E’ dominata dalla ricerca non di quello più utile all’Italia, ma del modo di vincere, di come depotenziare i partiti più piccoli e far fuori Grillo. E’ la ragione per cui Berlusconi e Renzi hanno accuratamente
Letta, Renzi e il panegirico sui quarantenni

Letta, Renzi e il panegirico sui quarantenni

Attualità
In occasione della conferenza stampa, tenuta prima di Natale, il presidente Letta, in concorrenza con Matteo Renzi, ci ha inondato di retorica con il panegirico sull’avvento dei quarantenni prospettato come fatto “epocale” senza precedenti, segnale del nuovo e del cambiamento. E’ stato subito mutuato da molta parte dell’informazione specialmente radiotelevisiva che ora sempre più spesso chiama il capo del governo "il quarantenne Letta" invece che" il Presidente Letta", come se quello fosse il suo titolo distintivo. La realtà è che ciò che è avvenuto non è per niente una grande, rivoluzionaria e significativa novità. Il più giovane Presidente del Consiglio della storia d’Italia è stato Mussolini nel 1922 a trentanove anni. Nell’era repubblicana il più giovane è stato Goria nel 1987 a quara
La vicenda Italiana senza Berlusconi al Senato

La vicenda Italiana senza Berlusconi al Senato

Attualità
E’ difficile dire che è finita la leadership di Silvio Berlusconi. E’ probabile che sia così ma non ci scommetterei. E’ difficile valutare, ad esempio, come peseranno, per la loro qualità, le altre vicende giudiziarie che lo riguardano annunciate in arrivo a ritmo incalzante. Certo, se non è venuto meno, ha perso molto valore l’alibi del governo per le mancate decisioni e che ha giustificato per anni le scelte non fatte di destra e sinistra. Sono convinto, però, che egli rimane comunque in campo, anche se con una capacità irrimediabilmente ridotta di tenere unito il centro-destra, nel quale non è cresciuta una credibile alternativa. Il problema, però, per l’Italia non è Berlusconi e il suo destino ma è quello che oggi si definisce “berlusconismo”. E’ un virus intriso di populismo, demagogi
B. …una novità lunga settant’ anni

B. …una novità lunga settant’ anni

Attualità
Silvio Berlusconi dice che tra pochi giorni farebbe rinascere ufficialmente Forza Italia come partito liberale di stampo europeo. Mi permetto di consigliare il cambio del nome perché quello di Forza Italia non era nuovo né originale già nel 1994, perché limita fortemente la libertà di tutti i cittadini italiani a utilizzare la più spontanea espressione d'incitamento verso il proprio Paese, perché nella sua prima discesa in campo come sigla di un Movimento politico si è presentata con un'immagine inquietante e per nulla liberale. Lo scrittore e giornalista Norman Lewis, all’epoca giovane ufficiale inglese dei servizi segreti al seguito dell’esercito americano, nel 1944 fu incaricato di indagare su un Movimento di nome Forza Italia che operava al Sud e in particolare nella provincia di Bene
All’ Italia serve la Sinistra che non c’è

All’ Italia serve la Sinistra che non c’è

Dibattito
L’estremismo infantile del Movimento Cinque Stelle e le “genialità” di Grillo, con il concorso decisivo della sinistra che, imperterrita, continua ad alimentare le sue irresponsabili e autolesioniste divisioni, sono riusciti nell'impossibile impresa di rivitalizzare Silvio Berlusconi. Hanno completato un’opera avviata nel 2011 quando si scelse di non andare al voto e di fare nascere il governo Monti che, accollandosi la parte sporca, ha tolto le castagne dal fuoco a Berlusconi dandogli il tempo che calasse una coltre di nebbia sulle enormi responsabilità del suo governo nei confronti dell’Italia e degli italiani. La sfida rimane di quelle che fanno tremare i polsi perché, per risanare l’Italia, servono radicali trasformazioni, la gente non ce la fa più e le cose da risolvere sono tante. P
Province no ma Prefetture si

Province no ma Prefetture si

Attualità
Il professor Cimitile e il presidente dell’UPI hanno marchiato le scelte del governo Letta per le Province come “il risultato dell’abdicazione della politica alla demagogia”. E’ così, ma c’è dietro di esse anche altro. Un anno fa scrivevo del mio stupore per l’apparente approssimazione con cui professori ed esperti membri del governo Monti affrontavano la questione delle Province, prima annunciandone la soppressione, poi minacciandone l’accorpamento e infine proponendone il riordino, con procedure palesemente incostituzionali come ha poi sancito la Corte. Era incomprensibile, e rimane tale, il perché non si seguisse il percorso tracciato dalle leggi che, dai primi anni 90 in poi, hanno riformato le autonomie locali e definite meglio le loro competenze, la n.142 del 1990, la n.81 del 1993,