Autore: Arnolfo Petri

Attore, regista, poeta, drammaturgo, Arnolfo Petri muove i suoi primi passi sul finire degli anni Settanta come doppiatore per poi approdare nel 1984 alla regia teatrale. Nel 1998 assume la Direzione Artistica del Teatro Il Primo di Napoli e nel 1999 fonda l’Accademia Teatrale PrimoStudio in cui coniuga le sue esperienze formative stanislavskiane con una ricerca interiore creativa. Formula così la tecnica dell' “Io creativo”. Premio Fondi La Pastora per la drammaturgia nel 2006, è stato più volte premiato con la Nike per il teatro come Migliore attore protagonista, nel 2009 per “Madame B” , nel 2010 per “Festa di compleanno” e nel 2012 per la "Migliore Regia" con "Lo Specchio di Adriano". Ha al suo attivo oltre 40 regie teatrali. Ha diretto tra gli altri artisti del calibro di Anna Maria Ackermann, Bianca Sollazzo, Rino Marcelli, Marina Suma in una fortunatissima riedizione di “Yerma” di Federico Garcia Lorca , Miranda Martino ne “Il mare non bagna più Napoli” dagli scritti di Anna Maria Ortese , Sandra Milo e Elio Pandolfi e la pornostar Jessica Rizzo in una trasgressiva versione del “Caligola” di Albert Camus. Nel 2003 fonda la Compagnia Arnolfo Petri che attualmente produce e distribuisce i suoi spettacoli. Nel 2010 inizia la sua carriera poetica e pubblica dapprima “Graffi del Cuore” e nel 2011 “Sono nato nel 61”. Di prossima uscita gli inediti "Stato di assedio" e "Tu sei la mia carne". La sua poesia è stata definita “senza genere, vicina alla violenza sensuale di Octavio Paz e all’erotica disperazione di Alda Merini”. Dal 2011 è Presidente della Giuria del Concorso Nazionale per la drammaturgia nell'ambito del Festival delle Diecilune e dal 2012 membro della Giuria del Concorso “Passione Drammaturgia” organizzato dall’omonimo web magazine. Dal 2012 collabora col Web magazine specializzato in teatro “Passione drammaturgia” in veste di critico e saggista. Nel 2012 Bel Ami Edizioni, con la prefazione di Franco De Ciuceis, pubblica la sua trilogia sul “Teatro dell’anima” che include “Madame B” (2009), “Camurrìa”(2010) e “Acting Out” (2011). Il suo teatro, dai critici definito "Teatro dell'anima", oscilla sul filo ambiguo di doppie tracce narrative, creando “un gioco speculare tra realtà e immaginazione, un fondo autobiografico che filtra il “femminile” e il “maschile” alla ricerca di sintesi, la diversità come ricchezza inventiva di stati emozionali“. Lo spettacolo “Lo specchio di Adriano”, riduzione drammaturgica dello stesso Petri dell’omonimo romanzo di Margherite Yourcenar, premiato nel 2012 con la Nike Per il Teatro per la “Miglior Regia”, è candidato al premio Ubu per il Teatro, intitolato a Franco Quadri. Nel 2012 è edito il suo primo romanzo "Camurrìa", da cui è tratta l'omonima drammaturgia segnalata alla VIII edizione del Premio Nazionale per la Drammaturgia Fersen sito personale http://arnolfopetri.it/
La città che mi fa paura

La città che mi fa paura

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Questa città mi fa paura. E non parlo di quella Napoli tornata recentemente alla ribalta per le tristi vicende del Rione Traiano. Quella città che non piange più i suoi lutti, non protesta per il piombo dei revolver, anzi quasi giustifica i suoi guaglioni cresciuti nel deserto delle idee, allattatia furia di kalashnikov e 7 e 65 che, come nelle migliori sceneggiate di Merola, sò sempe piezz’’e core. No, non è questa la città che mi fa paura. Al massimo mi disorienta. Mi lascia sgomento. In questa sorda accettazione dell’ineluttabile. La Napoli che mi fa paura è un’altra. Impalpabile. Invisibile. Eppure reggente. Maesta. Una città che ha saputo ‘mpizzare i suoi tentacoli in ogni pertuso ‘e via. Santa Lucia, Palazzo san Giacomo, Centro direzion1616ale.‘Ncopp’’a ogni segreteria ‘e partito. Ma
L’era della volgarità

L’era della volgarità

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Non ho mai amato particolarmente le occasioni pubbliche. Non so perché, ma mi hanno sempre dato l’idea di rappresentazioni posticce, di “manierismi” eccessivi. Regole e dettami comportamentali di cui, sinceramente, posso far a meno. Per uno che fa della sacralità dell’atto rappresentativo il proprio lavoro è quasi naturale, nella vita, almeno quella privata, cercare l’altro lato della verità, quello meno esteriore. I miei amici, quindi, sanno molto bene che è quasi inutile invitarmi a “prime”, vernissage, presentazione di libri o altri eventi mondani (inclusi rigorosamente matrimoni e cresime, ma quelli per altri motivi)  in cui l’”apparire” predomina sull’essere. Ne va addirittura del mio benessere fisico. Non so perché, ma sebbene mi sia sforzato, specie in passato, dopo un pò fini
La rivoluzione del nulla

La rivoluzione del nulla

Ti R@cconto
Lo confesso, sono perplesso. Si, perplesso nel vero senso della parola. Mi capita difficilmente di essere sgomento dinanzi a questioni politiche, lo ammetto. Forse perché da tempo non sono più preda di vecchi sentimentalismi o di inguaribili romanticherie. Ho imparato da un bel po’ a guardare le cose dal lato meno ingannevole, quello del cuore, per affidarmi alla testa. Eppure, nonostante tutto, lo devo riconoscere sono perplesso. Il compito di chi si definisce – parolone grosso- “libero pensatore” è quello di osservare la realtà che lo circonda, il presente, nel modo più distaccato possibile e coglierne, se possibile, attraverso eventi anche impercettibili o apparentemente insignificanti, dei segni premonitori che aiutino a leggere o solo intuire una evoluzione storica. Ed invece… Son
Il tramonto delle idee

Il tramonto delle idee

Ti R@cconto
Appartengo ad una generazione che ha creduto di cambiare il mondo. E non è certo un particolare trascurabile che non ci siamo riusciti e siamo finiti per essere travolti, una generazione intera, dalle nostre stesse idee. Spesso, ancora oggi, mi interrogo sul senso di responsabilità che abbiamo avuto, noi di quel periodo, nel generare quella palude senza idee che è questo presente buio. E francamente non riesco ancora ad assolvermi. Da libero pensatore ho scelto ben presto di osservare il mondo dall’esterno, pur essendoci dentro. Una situazione esistenziale che se da una parte mi da il privilegio di non sentirmi invischiato con certi compromessi, dall’altra consolida quel senso crudele di “estraneità”, intesa alla Camus, come non appartenenza. Una posizione non certo di privilegio, lo ric
Camurrìa: due facce della stessa medaglia

Camurrìa: due facce della stessa medaglia

Letture, Ti R@cconto
Con una scrittura appassionante e pregna e con un ritmo serrato e coinvolgente Arnolfo Petri offre con il suo primo romanzo Camurrìa (Homo Scrivens edizioni) uno spaccato di vita dolorosa e pulsante, non priva di ironia e di passioni, di momenti di tenerezza e di piccole gioie, dando nuovamente voce a chi una voce non ha più. Arnolfo Petri racconta dell'umanità che si crea tra i due protagonisti detenuti in un luogo e in una terra che spesso negano possibilità di riscatto. Camurrìa è ambientato a Napoli nella sezione protetta del carcere di Secondigliano: quella degli "infami" e dei crimini "vergognosi". Totore, un camorrista detto l'ammazzapreti, e Marcello il professore gridano al mondo, sottovoce, la loro voglia di comprensione, accettazione, ma soprattutto di tenerezza. Due storie di