Ti R@cconto

Non sapevo come dirlo

Non sapevo come dirlo

Ti R@cconto, Ultimissime
Dopo un’interminabile giornata in ufficio Filippe torna a casa e accende la TV: Ore 08:00. Caracas. Manifestazione antigovernativa repressa nel sangue dalle forze dell’ordine. A Londra giovane tunisino si fa saltare in aria davanti allo Stamford Bridge, prima della partita di Champions Chelsea – Real Madrid. Auto bomba a Milano. L’ISIS rivendica l’attentato. Beirut. Attentato terroristico nel cuore della notte, palazzo in fiamme. Dopo quello al Cairo, a Baghdad e a Teheran, questo è il quarto in una settimana in Medio Oriente. Soliti scontri sulla striscia di Gaza. L’opinione internazionale si indigna e l’ONU chiede risposte al governo israeliano, che tace ma tranquillizza   «È un bollettino di guerra!» è il pensiero che attraversa Filippe mentre sta davanti al f
Sulla tomba di Bettino

Sulla tomba di Bettino

Ti R@cconto
  Il nostro sito intende ricordare la memoria di Bettino Craxi pubblicando il contributo redatto ad Hammamet dal nostro collaboratore Ludovico Martello   All’ingresso del piccolo cimitero, collocato a pochi passi fuori dalle mura della Medina di Hammamet, ci accoglie un uomo smilzo dai modi gentili ma non servili. Gli basta un attimo per incrociare i nostri sguardi impacciati e capire. << Siete italiani, –  dice sorridendoci – venite vi accompagno alla tomba di Craxi>>. In silenzio lo seguiamo. Pochi metri a destra, poi a sinistra. All’improvviso, dal verde della vegetazione compare il bianco marmoreo, candido e levigato del sepolcro. Sulla lapide verticale i dati anagrafici. Più in basso, in orizzontale, sulle pagine di un libro, fatto di dura pietra, leg
La città che mi fa paura

La città che mi fa paura

Ti R@cconto
Questa città mi fa paura. E non parlo di quella Napoli tornata recentemente alla ribalta per le tristi vicende del Rione Traiano. Quella città che non piange più i suoi lutti, non protesta per il piombo dei revolver, anzi quasi giustifica i suoi guaglioni cresciuti nel deserto delle idee, allattatia furia di kalashnikov e 7 e 65 che, come nelle migliori sceneggiate di Merola, sò sempe piezz’’e core. No, non è questa la città che mi fa paura. Al massimo mi disorienta. Mi lascia sgomento. In questa sorda accettazione dell’ineluttabile. La Napoli che mi fa paura è un’altra. Impalpabile. Invisibile. Eppure reggente. Maesta. Una città che ha saputo ‘mpizzare i suoi tentacoli in ogni pertuso ‘e via. Santa Lucia, Palazzo san Giacomo, Centro direzion1616ale.‘Ncopp’’a ogni segreteria ‘e partito. Ma
L’era della volgarità

L’era della volgarità

Ti R@cconto
Non ho mai amato particolarmente le occasioni pubbliche. Non so perché, ma mi hanno sempre dato l’idea di rappresentazioni posticce, di “manierismi” eccessivi. Regole e dettami comportamentali di cui, sinceramente, posso far a meno. Per uno che fa della sacralità dell’atto rappresentativo il proprio lavoro è quasi naturale, nella vita, almeno quella privata, cercare l’altro lato della verità, quello meno esteriore. I miei amici, quindi, sanno molto bene che è quasi inutile invitarmi a “prime”, vernissage, presentazione di libri o altri eventi mondani (inclusi rigorosamente matrimoni e cresime, ma quelli per altri motivi)  in cui l’”apparire” predomina sull’essere. Ne va addirittura del mio benessere fisico. Non so perché, ma sebbene mi sia sforzato, specie in passato, dopo un pò fini
La rivoluzione del nulla

La rivoluzione del nulla

Ti R@cconto
Lo confesso, sono perplesso. Si, perplesso nel vero senso della parola. Mi capita difficilmente di essere sgomento dinanzi a questioni politiche, lo ammetto. Forse perché da tempo non sono più preda di vecchi sentimentalismi o di inguaribili romanticherie. Ho imparato da un bel po’ a guardare le cose dal lato meno ingannevole, quello del cuore, per affidarmi alla testa. Eppure, nonostante tutto, lo devo riconoscere sono perplesso. Il compito di chi si definisce – parolone grosso- “libero pensatore” è quello di osservare la realtà che lo circonda, il presente, nel modo più distaccato possibile e coglierne, se possibile, attraverso eventi anche impercettibili o apparentemente insignificanti, dei segni premonitori che aiutino a leggere o solo intuire una evoluzione storica. Ed invece… Son
Il tramonto delle idee

Il tramonto delle idee

Ti R@cconto
Appartengo ad una generazione che ha creduto di cambiare il mondo. E non è certo un particolare trascurabile che non ci siamo riusciti e siamo finiti per essere travolti, una generazione intera, dalle nostre stesse idee. Spesso, ancora oggi, mi interrogo sul senso di responsabilità che abbiamo avuto, noi di quel periodo, nel generare quella palude senza idee che è questo presente buio. E francamente non riesco ancora ad assolvermi. Da libero pensatore ho scelto ben presto di osservare il mondo dall’esterno, pur essendoci dentro. Una situazione esistenziale che se da una parte mi da il privilegio di non sentirmi invischiato con certi compromessi, dall’altra consolida quel senso crudele di “estraneità”, intesa alla Camus, come non appartenenza. Una posizione non certo di privilegio, lo ric
Camurrìa: due facce della stessa medaglia

Camurrìa: due facce della stessa medaglia

Letture, Ti R@cconto
Con una scrittura appassionante e pregna e con un ritmo serrato e coinvolgente Arnolfo Petri offre con il suo primo romanzo Camurrìa (Homo Scrivens edizioni) uno spaccato di vita dolorosa e pulsante, non priva di ironia e di passioni, di momenti di tenerezza e di piccole gioie, dando nuovamente voce a chi una voce non ha più. Arnolfo Petri racconta dell'umanità che si crea tra i due protagonisti detenuti in un luogo e in una terra che spesso negano possibilità di riscatto. Camurrìa è ambientato a Napoli nella sezione protetta del carcere di Secondigliano: quella degli "infami" e dei crimini "vergognosi". Totore, un camorrista detto l'ammazzapreti, e Marcello il professore gridano al mondo, sottovoce, la loro voglia di comprensione, accettazione, ma soprattutto di tenerezza. Due storie di