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Il Paese della “decadenza”

Il Paese della “decadenza”

Attualità
Il teatrino cui assistiamo fino allo sfinimento in questi giorni va ben oltre il singolo evento della decadenza di Silvio Berlusconi. Quest’ultima è solo lo specchio di una decadenza più generale, del declino inarrestabile di un paese in cui le istituzioni democratiche si ergono ormai le une contro le altre, in cui il riconoscimento reciproco tra i poteri dello Stato viene meno, in cui l’unica passione civile sembra essere quella di sbranarsi vicendevolmente mentre l’Italia agonizza trafitta da una doppia lama: quella affilatissima di un’Europa che è tutto fuorché solidale e cooperativa, e quella, forse ancor più tagliente e dolorosa, dell’inettitudine di una classe politica che prima ci ha consegnato bellamente nell’abbraccio mortale di trattati europei neanche letti prima di essere ratif
La rivoluzione del nulla

La rivoluzione del nulla

Ti R@cconto
Lo confesso, sono perplesso. Si, perplesso nel vero senso della parola. Mi capita difficilmente di essere sgomento dinanzi a questioni politiche, lo ammetto. Forse perché da tempo non sono più preda di vecchi sentimentalismi o di inguaribili romanticherie. Ho imparato da un bel po’ a guardare le cose dal lato meno ingannevole, quello del cuore, per affidarmi alla testa. Eppure, nonostante tutto, lo devo riconoscere sono perplesso. Il compito di chi si definisce – parolone grosso- “libero pensatore” è quello di osservare la realtà che lo circonda, il presente, nel modo più distaccato possibile e coglierne, se possibile, attraverso eventi anche impercettibili o apparentemente insignificanti, dei segni premonitori che aiutino a leggere o solo intuire una evoluzione storica. Ed invece… Son