Memorie dal Lockdown

  Vito Varricchio

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Memorie dal Lock down
Memorie dal Lockdown

Primum vivere deinde philosophari, insegnano gli antichi. Ora che ci avviciniamo velocemente al ritorno al passato – sebbene si tratterà di un passato un po’ diverso – possiamo tentare di guardare alle cose con disincanto e lucidità senza scadere nella retorica, umanitaria o apocalittica che sia.

Si tranquillizzino pure tutti i millenaristi che vedevano nella pandemia l’attuazione delle profezie; questo mondo con la società di massa digitale attuale e a trazione capitalistica non sta svanendo. Anzi, il Covid-19 ha permesso che alcuni processi accelerassero verso una totale realizzazione. Lo smart working e la didattica on line, i primi esempi che corrono sulla tastiera, attendevano il momento giusto per irrompere nelle nostre vite con l’aria di salvatrici progressiste, senza cambiare i nostri stili di vita.

   L’e-economy e l’e-commerce stanno provocando una rivoluzione globale, che soppianterà le vecchie forme di produzione come le chiamerebbe Marx. Per rimanere proprio al filosofo di Treviri, la vecchia economia capitalistica sarà rinchiusa anche essa nei musei. La Silicon Valley esporta il suo modello economico e sociale, ponendosi come argine contro la potenza cinese in difesa della libertà di espressione. Infatti, come si può leggere sul Washington Post, Facebook sta lanciando la nuova organizzazione no profit, American Edge con lo scopo di affermare un concetto molto semplice: i colossi del Web sono essenziali all’economia americana e alla difesa delle libertà individuali.

Ma non dobbiamo temere il cambiamento, non tanto per un’ottimistica fiducia nelle sorti e progressive quanto per il sacrosanto insegnamento di Tommaso di Lampedusa, secondo il quale tutto deve cambiare affinché tutto resti come prima. L’uomo resta lo stesso, un «animale domestico» (F. Nietzsche) che non può fare a meno dell’aperitivo.

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 Dai Navigli a Pizzo Calabro le generazioni del presente e del futuro declamano il reddito universale per lo Spritz egualitario. I nuovi diritti sociali confermano la tendenza, poiché i governi si muovono verso un’apertura delle frontiere e un bonus vacanza. Lo Stato aumenta il proprio intervento per salvaguardare la nostra libertà di divertimento, sacrificandoci sull’altare di una divinità sempre giovane e secolare che erode terreno ai vecchi déi, arroccati in qualche piccola vecchia chiesa di provincia.

 La religione, infatti, si è intiepidita. Le gerarchie ecclesiastiche sono state offuscate dai nuovi sacerdoti della Scienza e della Tecnica, davanti ai quali si elemosinano certezze che sciolgano le paure. Trattando la scienza come la religione, però, si rischia di ottenere un risultato indesiderabile: il dispotismo della tecnica. Spaventati dalle incomprensibili discussioni scientifiche, si potrebbe decidere di bollare come eresia una teoria e ortodossa l’altra con la conseguenza di contravvenire al fondamento della scienza contemporanea. Lo scienziato è eretico per definizione e si muove attraverso i dubbi sfuggendo le certezze. Guai alla scienza che avrà bisogno del timbro della Repubblica per essere considerata vera.

A pericolo momentaneamente rinviato mi sento in bilico tra 1984 e Monna Lisa Cyberpunk.

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