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Le società del Terzo Millennio hanno abbandonato le meta-narrazioni, come insegna François Lyotard in La condizione post-moderna. Tuttavia, il gusto del racconto non svanisce ma esplode in innumerevoli micro-narrazioni, irradiate tramite i social. Tra queste parabole contemporanee spicca quella della resilienza, propagandata da influencer e youtuber, intellettuali déclassé della nostra epoca. Il termine, mutuato dalla fisica sta ad indicare la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi, è stato ripreso dalla psicologia per sottolineare la capacità di un individuo di sopportare un evento traumatico. E durante la pandemia, resilienza è divenuto il vessillo di ogni governo. Insomma, bisogna assorbire le restrizioni alle libertà individuali per un bene superiore – la salute della collettività – senza protestare. Il resiliente virtuoso è colui che si piega ma non si spezza.

La resilienza, dunque, trasmigrata nel campo sociale, invita le comunità politiche a tollerare qualsiasi decisione politica. Ma essa non possiede solo un volto conservatore. Da novello Giano Bifronte ha anche una faccia progressista, che spinge ad accettare ogni trasformazione, perché queste rappresentano il naturale progresso dell’esistente. Adeguarsi ai cambiamenti inevitabili, figli dello sviluppo scientifico e tecnologico, è la parola d’ordine della nostra società. La resilienza è il nuovo dio legittimante dell’esistente presente e futuro insieme.

I mutamenti erano già in atto, solo che procedevano molto lentamente prima della diffusione su scala globale del Covid-19. Preme sottolineare che non intendiamo avvalorare nessuna tesi complottista ma soltanto evidenziare come il virus abbia solo accelerato i processi di digitalizzazione e di eco-sostenibilità. Di questo inesorabile cammino verso un domani prospero e radioso, infatti, la Next Generation EU rappresenta la veste istituzionale.

L’Unione Europea ha deciso di creare un debito condiviso per permettere ai paesi membri di implementare i settori del futuro, ponendo i confini della nuova società globale. Ed è in questo contesto che trova spazio la narrazione della resilienza, la quale ha il compito di far accettare una trasformazione radicale non solo del modo in cui gli individui interpreteranno la realtà ma anche di come si relazioneranno tra di loro. Costumi, usi e tradizioni che hanno cementato anche la società liberal democratica stanno per essere spazzati via con un click e sostituiti da insegnanti-tablet e da auto elettriche guidate da algoritmi.

I nuovi altari della religione progressista della resilienza saranno innalzati per insegnare a tutti di adattarsi all’inevitabile. Che fine farà l’eretico? Colui che non vorrà genuflettersi davanti al nuovo dio? Al massimo, crediamo che l’a-social miscredente sarà tacciato di populismo reazionario e nulla più. Nessuna condanna. Nessun martirio. A chi non vorrà entusiasticamente aderire alla Nuova Parola non resterà che estinguersi per incapacità produttiva, riproduttiva e relazionale.

Vito Varricchio

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