Caduta di Kabul: il ritorno dei talebani e il fallimento occidentale

La caduta di Kabul, il ritorno dei talebani e il ritiro degli Stati Uniti mostrano i limiti dello state building occidentale.

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La caduta di Kabul e la fuga di Ashraf Ghani

Il presidente della Repubblica islamica dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, è fuggito dal Paese per evitare, secondo le sue dichiarazioni, una guerra civile e ulteriori spargimenti di sangue.

I talebani hanno così riconquistato Kabul quasi senza incontrare resistenza, entrando nella capitale dalla porta principale. Prima di raggiungerla, avevano risalito il Paese partendo dalle aree rurali e contadine del Sud, dove avevano conservato la propria presenza e atteso il momento propizio per riprendere il controllo dell’Afghanistan.

Gli ultimi governi di Washington hanno offerto loro questa occasione preparando il ritorno in patria delle truppe statunitensi. Sia Donald Trump sia Joe Biden, pur con modalità differenti, hanno sostenuto il ritiro americano dall’Afghanistan.

Il ritiro USA dall’Afghanistan

Il ritiro degli USA dall’Afghanistan sembra indicare un cambiamento nella politica estera americana. Il presidente Biden ha affermato che spetta agli afghani difendere il proprio Paese e contrastare il terrorismo.

In sostanza, l’Afghanistan non occupa più la posizione che aveva assunto negli interessi strategici degli Stati Uniti dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.

Può apparire insolito che gli Stati Uniti e l’Occidente difendano ora il principio dell’autodeterminazione dei popoli. Bisogna però ricordare che il presidente George W. Bush avviò la guerra in Afghanistan dopo gli attacchi dell’11 settembre.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite condannò gli attentati, riconobbe il diritto alla legittima difesa e chiese al regime talebano di interrompere il proprio sostegno al terrorismo internazionale.

Dall’11 settembre alla guerra contro i talebani

L’Occidente ritenne di non poter restare inerte. Gli Stati Uniti, sostenuti dai loro alleati, avviarono quindi un intervento militare contro Al-Qaeda e il regime talebano che ospitava e proteggeva l’organizzazione responsabile degli attacchi alle Twin Towers.

La lotta al terrorismo rappresentava però soltanto uno degli obiettivi dell’offensiva occidentale. La missione puntava anche a costruire in Afghanistan uno Stato moderno, dotato di istituzioni democratiche e capace di garantire maggiori diritti alla popolazione.

Per vent’anni l’Occidente ha cercato di modificare non soltanto le strutture politiche del Paese, ma anche alcuni aspetti della sua organizzazione sociale e culturale.

Il fallimento dello state building occidentale

La ritirata delle truppe statunitensi e la caduta di Kabul mostrano a tutto il mondo la fragilità del progetto occidentale di state building.

Non si possono esportare diritti e valori come si esporta uno smartphone. Per modificare profondamente la società e lo spirito di un popolo non basta costruire una skyline avveniristica nella capitale.

Grattacieli, negozi occidentali e pubblicità possono produrre una massa sradicata che rimpiange la società tradizionale. Allo stesso tempo, possono favorire la nascita di una nuova classe occidentalizzata, abituata ai diritti, ai consumi e alle merci a basso costo.

Proprio questi nuovi afghani occidentalizzati, che guardano con terrore al ritorno dei talebani, potrebbero bussare come profughi alle porte dell’Europa. Lo faranno in nome della solidarietà e di quei valori che l’Occidente aveva cercato di diffondere in Afghanistan durante gli ultimi vent’anni.


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Il ritorno dei talebani nelle aree rurali

La guerra — o, come spesso l’Occidente l’ha definita, la “missione di pace” — è ormai persa. La scelta americana mostra anche quanto le società secolarizzate abbiano bisogno della forza per sostenere le istituzioni che cercano di costruire.

Quando l’imposizione esterna scompare, infatti, la religione e le strutture tradizionali possono recuperare rapidamente il terreno perduto.

I talebani non avevano mai abbandonato l’Afghanistan. Radicati soprattutto nelle aree profonde e rurali del Sud, hanno continuato a indebolire dall’interno lo Stato afghano con l’obiettivo di restaurare l’Emirato islamico.

Hanno sfruttato il sostegno presente in alcuni settori della popolazione contadina, la debolezza delle istituzioni, la corruzione e la legittimità attribuita alla religione degli antenati. In questo modo hanno contrastato quello che consideravano il “Vangelo della Modernità” imposto dall’Occidente.

Vent’anni di guerra in Afghanistan: quale risultato?

La caduta di Kabul e la riconquista dell’Afghanistan da parte dei talebani mostrano dunque i limiti della potenza militare occidentale e del tentativo di trasformare dall’esterno una società complessa.

Dopo vent’anni di guerra, il regime abbattuto nel 2001 è tornato al potere. Le istituzioni costruite con il sostegno internazionale si sono dissolte in pochi giorni, mentre migliaia di persone cercano una via di fuga.

Perché, allora, le morti dei civili e dei militari di entrambi gli schieramenti durante gli ultimi vent’anni?

Per nulla…

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Vito Varricchio
Vito Varricchiohttps://www.politicamagazine.it/author/vito-varricchio/
Docente di Storia e istituzioni dell' Africa e di storia delle dottrine politiche.

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