L’ascesa della Cina potrebbe essere entrata in una nuova fase. Non si tratta di una classificazione ufficiale, ma di una chiave interpretativa utile per leggere la trasformazione economica e industriale del Paese negli ultimi decenni.
La prima fase della crescita cinese è stata caratterizzata dalla capacità di produrre su enorme scala per i mercati internazionali. Successivamente Pechino ha costruito infrastrutture, filiere produttive e imprese nazionali capaci di competere fuori dai propri confini.
Oggi l’obiettivo appare più ambizioso. La crescita della Cina passa sempre più dalla capacità di ridurre alcune dipendenze tecnologiche dall’estero e sviluppare competenze autonome nei settori destinati a incidere sul potere economico e industriale dei prossimi decenni.
Dalla fabbrica del mondo alla potenza industriale
Le riforme avviate alla fine degli anni Settanta aprirono progressivamente l’economia cinese agli investimenti e al commercio internazionale. Il processo accelerò con l’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001.
Una parte decisiva dell’ascesa della Cina si costruì proprio sulla manifattura.
Capitale internazionale, grande disponibilità di manodopera, investimenti nelle infrastrutture e capacità di produrre enormi quantità di beni trasformarono il Paese in uno dei principali centri delle catene globali del valore.
La Cina diventò così una piattaforma produttiva essenziale per numerose imprese internazionali.
In questa prima fase, tuttavia, il vantaggio cinese era soprattutto manifatturiero. Una parte significativa delle tecnologie più avanzate, dei marchi globali e dei prodotti a maggiore valore aggiunto continuava a essere controllata da aziende occidentali e asiatiche.
Il Paese produceva sempre di più per il resto del mondo, ma non possedeva ancora tutti gli strumenti tecnologici necessari a controllare gli anelli più strategici delle filiere.
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La crescita della Cina e la conquista della catena del valore
Il secondo passaggio è stato diverso. Pechino ha cercato progressivamente di risalire la catena del valore, passando dall’assemblaggio alla produzione di sistemi e tecnologie più complessi.
Ferrovie ad alta velocità, telecomunicazioni, batterie, pannelli solari, veicoli elettrici, droni e cantieristica mostrano l’ampiezza di questa trasformazione.
La crescita della Cina non è quindi rimasta confinata alla produzione a basso costo.
Il Paese ha sviluppato filiere nazionali più articolate e ha favorito la nascita di imprese capaci di competere sui mercati internazionali.
Questo cambiamento ha modificato anche il rapporto con Stati Uniti, Europa e altre economie avanzate.
Per molti anni la Cina è stata considerata soprattutto una grande piattaforma produttiva. Oggi, in numerosi settori, è diventata anche un concorrente industriale e tecnologico.
L’affermazione della Cina sui mercati globali non dipende più soltanto dalla quantità di beni prodotti, ma dalla crescente capacità di controllare tecnologie, componenti e processi industriali.
La terza fase dell’ascesa della Cina: l’autonomia tecnologica
Il 15° Piano quinquennale 2026-2030 permette di comprendere meglio la direzione intrapresa da Pechino.
La programmazione cinese attribuisce grande importanza allo sviluppo delle industrie emergenti e future. Tra i settori strategici figurano intelligenza artificiale, robotica, nuovi materiali, biotecnologie, tecnologie quantistiche e comunicazioni di nuova generazione.
Il piano indica inoltre la necessità di rafforzare comparti come i chip avanzati, il software di base e il software industriale.
Documento sul 15° Piano quinquennale cinese
Questi obiettivi non significano che la Cina abbia già raggiunto l’autosufficienza tecnologica. Sarebbe una conclusione prematura.
Indicano però con chiarezza la direzione politica e industriale scelta dal governo: aumentare la capacità nazionale nei segmenti considerati strategici e ridurre alcune dipendenze dall’estero.
È qui che potrebbe iniziare la terza fase dell’ascesa della Cina.
Non basta più produrre beni in grandi quantità. La sfida consiste nel controllare una quota crescente delle tecnologie necessarie a progettarli, fabbricarli e farli funzionare.
Su PoliticaMagazine abbiamo già approfondito questa strategia nell’analisi dedicata alla programmazione economica cinese.
15° Piano quinquennale cinese: la sociologia predittiva di Stato
Lo sviluppo della Cina passa anche dall’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale occupa una posizione particolare in questa trasformazione.
Nello sviluppo della Cina, l’IA può infatti collegare il software alla gigantesca base manifatturiera costruita nei decenni precedenti.
Un sistema di intelligenza artificiale non deve necessariamente restare confinato in un computer o in un servizio digitale. Può essere integrato in robot industriali, linee produttive, veicoli, reti logistiche e sistemi di controllo.
È proprio questa capacità di trasferire l’IA dal mondo digitale alla produzione materiale a rendere particolarmente interessante la strategia cinese.
Shanghai offre un esempio concreto.
Il piano industriale della città prevede di arrivare entro il 2030 a oltre 500 fabbriche intelligenti avanzate.
Lo stesso programma punta a portare oltre l’80% il tasso di adozione delle applicazioni basate su agenti di intelligenza artificiale nelle principali imprese industriali.
Fonte ufficiale del Governo di Shanghai
È uno degli esempi più significativi di come la crescita cinese stia cercando di combinare capacità manifatturiera, automazione e intelligenza artificiale.
La competizione tecnologica, di conseguenza, non riguarda soltanto chi realizza il modello di IA più potente.
Riguarda anche chi riesce a trasferire quella tecnologia nelle fabbriche, nella logistica, nei trasporti e nei processi produttivi.
L’affermazione tecnologica della Cina incontra il problema dei semiconduttori
La trasformazione non è però priva di ostacoli.
L’affermazione tecnologica della Cina incontra ancora vulnerabilità importanti, soprattutto nel settore dei semiconduttori più avanzati.
Un microchip di ultima generazione è il risultato di una filiera estremamente complessa. Servono competenze nella progettazione, software specializzati, apparecchiature sofisticate, materiali, capacità manifatturiera e tecnologie di packaging.
Nessun singolo passaggio può essere considerato isolatamente.
A questa complessità si aggiungono le limitazioni introdotte dagli Stati Uniti sull’esportazione verso la Cina di determinate tecnologie avanzate.
Il quadro, però, è più articolato di quanto possa apparire.
Nel gennaio 2026 il Bureau of Industry and Security statunitense ha introdotto una valutazione caso per caso per determinate licenze relative ad alcuni chip avanzati destinati alla Cina, mantenendo specifici requisiti di sicurezza.
Bureau of Industry and Security: revisione delle licenze sui semiconduttori verso la Cina
Per questa ragione sarebbe impreciso affermare semplicemente che Washington abbia “bloccato” l’accesso cinese ai semiconduttori.
Esistono controlli e restrizioni, ma la disciplina varia a seconda delle tecnologie, dei prodotti e delle autorizzazioni previste.
Enflame e la corsa cinese ai chip per intelligenza artificiale
Il caso di Enflame aiuta a comprendere quanto capitale venga mobilitato in Cina attorno al settore dei processori per intelligenza artificiale.
Secondo Reuters, la parte online dell’offerta pubblica iniziale dell’azienda cinese è stata sottoscritta 6.109 volte rispetto alle azioni disponibili.
La società intende destinare parte dei capitali raccolti allo sviluppo della quinta e della sesta generazione dei propri chip per IA.
Reuters: Enflame e la domanda record per l’IPO
Il dato merita però di essere interpretato con prudenza.
Una domanda finanziaria molto elevata non dimostra che la Cina abbia già raggiunto l’autosufficienza nei semiconduttori e, soprattutto, non costituisce automaticamente una prova di superiorità tecnologica.
Indica invece la quantità di interesse e di capitale che il mercato cinese è disposto a concentrare su questo settore.
Da questo punto di vista, il caso Enflame rappresenta uno dei passaggi più interessanti dell’affermazione della Cina nelle tecnologie avanzate.
La vera verifica arriverà con la capacità delle aziende di trasformare gli investimenti in prodotti competitivi.
Crescita della Cina e competizione con gli Stati Uniti
Con la crescita della Cina nei settori tecnologici avanzati cambia anche la natura della competizione con gli Stati Uniti.
Il confronto non riguarda più soltanto commercio, dazi o territori.
Coinvolge semiconduttori, algoritmi, intelligenza artificiale, robotica, satelliti, batterie, reti di telecomunicazione e capacità manifatturiera.
Queste tecnologie non hanno soltanto un valore commerciale. Possono determinare anche il grado di autonomia strategica di una potenza.
Chi possiede competenze, imprese, infrastrutture e filiere produttive in questi settori dipende meno dalle decisioni altrui.
Per questa ragione l’ascesa della Cina non può essere valutata soltanto attraverso il PIL o il volume delle esportazioni.
La questione più importante riguarda la capacità di Pechino di trasformarsi da potenza che produce una quota rilevante dei beni mondiali a Paese capace di controllare anche una parte crescente delle tecnologie con cui quei beni saranno progettati e fabbricati.
La capacità di programmare trasformazioni di lungo periodo richiama anche il tema della previsione economica e sociale affrontato in un’altra analisi di PoliticaMagazine dedicata a Domenico De Masi.
Previsioni di Domenico De Masi nel 2026
Dove può arrivare l’ascesa della Cina?
Nessuno può stabilire oggi se questa strategia riuscirà a raggiungere tutti gli obiettivi dichiarati.
La Cina deve affrontare difficoltà tecnologiche, finanziarie, demografiche e geopolitiche. Inoltre, è necessario distinguere sempre gli obiettivi indicati nei documenti di programmazione dai risultati effettivamente conseguiti.
Questa distinzione è particolarmente importante quando si analizzano piani economici di lungo periodo.
Le dichiarazioni di un governo mostrano una direzione politica. Non rappresentano, da sole, la prova che quella direzione porterà ai risultati previsti.
Tuttavia, la traiettoria della crescita cinese appare riconoscibile.
La prossima fase della competizione internazionale potrebbe dipendere meno dalle vecchie fabbriche fondate soprattutto sul vantaggio dei costi e molto di più dalla capacità di integrare manifattura, semiconduttori, intelligenza artificiale, robotica e ricerca scientifica.
È probabilmente su questo terreno che si giocherà una parte decisiva della competizione tra Cina e Stati Uniti.
L’ascesa della Cina entra così nella sua fase forse più difficile: trasformare una straordinaria capacità manifatturiera in una capacità tecnologica sempre più autonoma.
La risposta non dipenderà soltanto dalla quantità di investimenti effettuati da Pechino. Dipenderà dalla qualità dell’innovazione, dalla capacità delle imprese di trasformare la ricerca in prodotti competitivi e dalla possibilità di costruire filiere tecnologiche sufficientemente solide.
È questa, più delle vecchie fabbriche a basso costo, la sfida che potrebbe definire il prossimo capitolo dello sviluppo della Cina.
Nota sulle fonti
I riferimenti al 15° Piano quinquennale 2026-2030 sono basati sulla documentazione istituzionale cinese citata nell’articolo.
Gli obiettivi riguardanti le fabbriche intelligenti e l’utilizzo degli agenti di intelligenza artificiale a Shanghai sono riportati sulla base dei documenti pubblicati dall’amministrazione municipale.
Il dato relativo alla domanda registrata per l’offerta pubblica iniziale di Enflame e le informazioni sulla destinazione dei capitali raccolti sono attribuiti a Reuters.
Le informazioni relative ai controlli statunitensi sull’esportazione di determinati semiconduttori fanno riferimento al Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.