Questa rubrica, Omino Rosso, è una satira politica che gioca con le dinamiche mediatiche italiane, prendendo spunto proprio da Omino Rosso satira politica.
Un momento perfetto per una rubrica di satira politica
Mi capita per caso di buttare l’occhio, di fretta e furia, su La7 e vedo, berciante, Angelo D’Orsi. Mi dicono che sia un habitué della rete e, infatti, mi viene da pensare: “è giusto, con le poche voci pro Putin che ospitano”. Inoltre, questa scena sembra perfetta per una Omino Rosso satira politica, perché il tono, il contesto e l’energia ricordano proprio quel tipo di ironia pungente.
A dire il vero, suggerirei modestamente di affidargli proprio una rubrica, chessò, tipo “I consigli domestici del compagno Berija”. In questo modo, secondo me ne uscirebbe un successone: un mix irresistibile di storia reinterpretata, revisionismo creativo e consigli per la casa. Per esempio, immagino già le lettere dei telespettatori: “Compagno, l’altro giorno ho creduto che Putin fosse l’aggressore e non la NATO: come posso fare?”. Una domanda semplice, quasi da manuale delle giovani marmotte geopolitiche, perfetta per una rubrica di satira politica in stile Omino Rosso.
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Una risposta che prende una piega inaspettata
“Cara compagna domestica, non affliggerti: può capitare. Tuttavia, per questo genere di macchie ostinate al cervello, prova Omino Rosso. Fa il cervello pulito che più pulito non si può. Di conseguenza, quasi non ti renderai più conto di averlo.” Qui l’ironia richiama ancora una volta quella tipica dell’Omino Rosso satirico, dove la propaganda diventa un detersivo e il pensiero critico una macchia da trattare.
E non finisce qui. “Se vai a nome mio in qualsiasi Centro Sociale, oltre a due fustini di Omino Rosso riceverai anche un biglietto per la parata a Mariupol. Infine, con ideologico affetto, tuo Angelo.” Una chiusura perfetta, che sembra uscita da un manuale di satira politica grottesca, proprio nello stile dell’Omino Rosso.
In conclusione, questo piccolo esercizio di Omino Rosso satira politica mostra quanto sia facile trasformare il dibattito pubblico in un manuale di pulizie ideologiche, dove ogni opinione viene trattata come una macchia da smacchiare.
Gianmarco Pondrano Altavilla