Dall’Ekecheiría dell’antica Grecia al gesto contro il razzismo di Euro 2020, il corpo diventa un simbolo di pace, uguaglianza e rinuncia alla violenza.
Lo spirito olimpico contro il razzismo affonda simbolicamente le sue radici nella tregua dei Giochi dell’antica Grecia, chiamata Ekecheiría. Durante Euro 2020, il gesto di inginocchiarsi ha riproposto attraverso il corpo un messaggio simile: fermare la violenza e riconoscere l’uguaglianza tra gli esseri umani.
L’Ekecheiría e il significato delle mani
Il termine greco Ekecheiría deriva dalle parole échein, “tenere”, e cheír, “mano”. La sua traduzione letterale può quindi richiamare l’espressione “tenere le mani”.
Non significa propriamente “alzare le mani”, come avviene durante una resa. Indica piuttosto l’atto di trattenere la mano, smettere di colpire e sospendere le ostilità. Da questo significato concreto deriva quello politico di tregua.
Le città greche, spesso in guerra tra loro, garantivano così agli atleti, agli spettatori e alle delegazioni la possibilità di raggiungere Olimpia, partecipare ai Giochi e tornare nelle proprie terre in condizioni di sicurezza.
L’Ekecheiría non eliminava definitivamente le guerre. Creava però uno spazio protetto nel quale le armi tacevano e la competizione sportiva prendeva temporaneamente il posto del conflitto.
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Alzare le mani come rinuncia alla violenza
Anche se Ekecheiría non si traduce letteralmente con “alzare le mani”, questa immagine conserva un importante valore simbolico. Chi alza le mani mostra di non impugnare armi, interrompe l’aggressione e comunica di non voler colpire.
Le mani aperte rappresentano la tregua olimpica e uguaglianza, attraverso la rinuncia alla violenza. In questo senso possono rappresentare lo stesso principio della tregua olimpica: durante i Giochi, gli avversari non si affrontano come nemici da eliminare, ma come concorrenti che rispettano le stesse regole.
Lo spirito olimpico non nega l’esistenza del conflitto. Cerca invece di trasformarlo in una competizione regolata, nella quale la vittoria non comporta la distruzione dell’avversario.
Il gesto contro il razzismo a Euro 2020
Durante i Campionati europei di calcio disputati nel 2021, numerosi giocatori si inginocchiarono prima dell’inizio delle partite per manifestare contro il razzismo.
Il gesto aveva acquistato visibilità internazionale dopo la morte di George Floyd, ucciso nel 2020 durante un arresto a Minneapolis. Riprendeva inoltre la protesta avviata alcuni anni prima dal giocatore di football americano Colin Kaepernick contro il razzismo e le violenze della polizia ai danni degli afroamericani.
Nella lotta al razzismo nello sport, inginocchiarsi non rappresentava una resa davanti all’avversario. Al contrario, esprimeva solidarietà verso le vittime delle discriminazioni e rifiuto della violenza razziale.
La UEFA permetteva e sosteneva il gesto, ma non obbligava tutte le Nazionali e tutti i giocatori a compierlo. La sua iniziativa istituzionale contro le discriminazioni si sviluppava soprattutto attraverso la campagna Equal Game.
Lo sport contro il razzismo divide le Nazionali
Il gesto dello sport contro il razzismo divise squadre, giocatori e tifosi. La Nazionale inglese lo adottò con continuità, nonostante i fischi provenienti da una parte del pubblico. Altre squadre preferirono restare in piedi oppure lasciare libertà di scelta ai singoli calciatori.
Durante la partita tra Italia e Galles, soltanto cinque giocatori italiani si inginocchiarono insieme agli avversari, mentre gli altri rimasero in piedi. Quell’immagine provocò critiche e alimentò il dibattito sulla posizione degli Azzurri.
Nel dibattito sul gesto contro il razzismo a Euro 2020, la Federazione italiana dichiarò che tutta la squadra rifiutava ogni forma di discriminazione. Giorgio Chiellini spiegò che i giocatori italiani si sarebbero inginocchiati in segno di solidarietà quando lo avessero fatto gli avversari.
Non aderire a uno specifico gesto simbolico, quindi, non equivale necessariamente ad accettare il razzismo. Un atleta può rifiutare le discriminazioni e scegliere un’altra forma per esprimere la propria posizione.
Spirito olimpico contro il razzismo: due gesti
Lo spirito olimpico contro il razzismo collega gesti differenti, nati in epoche e contesti lontani, come trattenere o mostrare le mani e inginocchiarsi.
Nell’antica Ekecheiría, la mano smetteva simbolicamente di colpire per consentire lo svolgimento dei Giochi. A Euro 2020, il ginocchio appoggiato a terra ricordava le vittime del razzismo e chiedeva uguaglianza.
In entrambi i casi, lo sport contro il razzismo trasformava attraverso il corpo un principio astratto in un’immagine visibile. La pace, la fratellanza e l’uguaglianza non rimanevano soltanto parole, ma assumevano una forma comprensibile davanti a migliaia di spettatori.
Realismo politico e spirito olimpico contro il razzismo
Il realismo politico insegna che gli Stati e i gruppi umani difendono soprattutto i propri interessi. Lo sport internazionale, nonostante i richiami alla fratellanza, non è immune dalla politica, dalle disuguaglianze e dai conflitti presenti nella società.
Proprio per questo i gesti simbolici possono avere valore. Non eliminano da soli il razzismo, ma costringono il pubblico a riconoscerne l’esistenza.
Tutti coloro che ignorano o tollerano il razzismo durante una manifestazione sportiva tradiscono lo spirito olimpico contro il razzismo. Tuttavia, non si può giudicare automaticamente una persona soltanto dalla scelta di inginocchiarsi o restare in piedi.
Il punto decisivo non consiste nell’imporre un’unica posizione del corpo. Occorre invece condividere il principio secondo cui nessun essere umano deve subire discriminazioni per il colore della pelle, la provenienza o l’appartenenza culturale.
Lo sport contro il razzismo: dal simbolo all’impegno
Alzare le mani, trattenerle o inginocchiarsi sono gesti destinati a perdere significato se non producono comportamenti coerenti. La lotta contro il razzismo richiede educazione, regole, controlli e sanzioni contro chi discrimina.
Le federazioni sportive devono intervenire contro gli insulti provenienti dagli spalti e dai social network. Le società devono garantire pari opportunità e gli atleti devono poter esprimere liberamente il proprio rifiuto della discriminazione.
La lezione dell’Ekecheiría rimane attuale: anche quando il conflitto non scompare, gli esseri umani possono decidere di fermare la mano e riconoscere regole comuni.
Durante Euro 2020, inginocchiarsi ha espresso la stessa aspirazione attraverso un gesto diverso. Non colpire, non discriminare e riconoscere nell’avversario un essere umano: questo costituisce il significato più profondo dello spirito olimpico contro il razzismo.