Punti chiave
- Le previsioni di Domenico De Masi continuano a sorprendere: ha avuto ragione su Cina, intelligenza artificiale e invecchiamento della popolazione.
- De Masi ha sottovalutato la capacità di governare le trasformazioni sociali e redistribuire i benefici del progresso tecnologico.
- Nonostante l’automazione e l’aumento della produttività, il lavoro umano non è diminuito significativamente come previsto.
- La cultura è diventata una risorsa strategica, ma la crescita dell’informazione non ha garantito maggiore consapevolezza collettiva.
- In sintesi, De Masi ha intuito il futuro, ma ha sovrastimato la nostra capacità di gestirlo.
Le previsioni di Domenico De Masi continuano a suscitare interesse anche nel 2026. Oggi, infatti, a dieci anni dalle analisi del sociologo, possiamo verificare cosa si è realmente avverato tra Cina, intelligenza artificiale, lavoro e trasformazioni sociali.
Perché rileggere oggi De Masi
Quando Domenico De Masi presentò la conferenza Il futuro che verrà, propose una domanda che oggi appare ancora più attuale. Infatti, il tema centrale era capire se siamo capaci di progettare il futuro oppure se ci limitiamo semplicemente a subirlo.
Per il sociologo il futuro non era un destino inevitabile. Era un processo da comprendere, prevedere e governare. Per questo partecipò a gruppi internazionali di studio composti da sociologi, economisti, politologi e scienziati impegnati nell’elaborazione di scenari globali sul 2025 e sul 2030.
A distanza di circa dieci anni, e a pochi anni dalla data simbolica del 2030, possiamo verificare quanto le previsioni di Domenico De Masi si siano effettivamente realizzate.
Il risultato è sorprendente.
Ha previsto l’ascesa della Cina, la rivoluzione digitale, il peso crescente dell’intelligenza artificiale, l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle disuguaglianze. Dove si è mostrato più ottimista è stato nel credere che il progresso tecnologico avrebbe automaticamente prodotto più tempo libero, meno lavoro necessario e una migliore distribuzione della ricchezza.
Le previsioni di Domenico De Masi sulla longevità: aveva ragione, e aveva capito che la cultura allunga la vita
Cosa prevedeva De Masi
La prima grande tendenza individuata dal sociologo riguardava l’allungamento della vita media.
Secondo De Masi, il mondo sarebbe diventato sempre più anziano. Tuttavia non tutti avrebbero beneficiato allo stesso modo di questa maggiore longevità.
A vivere più a lungo sarebbero state soprattutto le persone più istruite, più curiose intellettualmente e con relazioni sociali più intense.
Per lui cultura, istruzione e qualità delle relazioni rappresentavano veri e propri fattori di salute.
La sua definizione provocatoria di vecchiaia
Uno dei passaggi più originali della conferenza riguarda il concetto stesso di vecchiaia.
De Masi osservava che persone della stessa età possono avere condizioni fisiche e mentali completamente diverse. Citava il caso dell’architetto Oscar Niemeyer, che continuò a progettare fino a oltre cento anni.
Per questo proponeva una definizione provocatoria:
una persona diventa realmente anziana quando entra negli ultimi due anni della propria vita, periodo nel quale mediamente le spese sanitarie e farmaceutiche diventano pari a quelle sostenute durante tutta la vita precedente.
Cosa vediamo nel 2026
La previsione si è realizzata.
L’Italia è uno dei paesi più anziani del pianeta. Secondo i dati di ISTAT, l’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle principali sfide demografiche del Paese.
Anche la Cina sta affrontando una rapida transizione demografica. Allo stesso tempo, numerose ricerche confermano la correlazione tra istruzione, condizioni sociali, partecipazione culturale e aspettativa di vita. Per questo motivo, l’intuizione di De Masi sul rapporto tra cultura e longevità appare particolarmente attuale.
Verdetto
De Masi aveva visto giusto.
Non solo sull’invecchiamento della popolazione, ma anche sul legame tra cultura e longevità.
Valutazione: 9/10
Tecnologia: la rivoluzione è arrivata più velocemente del previsto
Cosa prevedeva De Masi
Robotica, informatica, nanotecnologie e intelligenza artificiale avrebbero cambiato radicalmente la società.
Il sociologo richiamava la legge di Moore e sosteneva che la potenza di calcolo sarebbe cresciuta a ritmi tali da trasformare profondamente il lavoro, l’economia e la vita quotidiana.
Cosa vediamo nel 2026
La previsione si è realizzata.
Probabilmente la velocità del cambiamento è stata persino superiore a quella immaginata.
Tra il 2022 e il 2026 l’intelligenza artificiale generativa è entrata nelle aziende, nei media, nelle università, nella ricerca scientifica e nelle amministrazioni pubbliche.
Molte attività che fino a pochi anni fa richiedevano personale qualificato vengono oggi svolte o supportate da sistemi intelligenti.
Dove aveva ragione
Aveva compreso che la rivoluzione tecnologica non era un fenomeno futuro ma un processo già in corso.
Dove era prudente
Probabilmente non poteva immaginare la rapidità con cui l’intelligenza artificiale generativa sarebbe entrata nella vita quotidiana.
Verdetto
Una delle sue previsioni più accurate.
Valutazione: 9/10
Le previsioni di Domenico De Masi sulla ascesa della Cina: la previsione geopolitica più precisa
Cosa prevedeva De Masi
Secondo il sociologo il centro dell’economia mondiale si sarebbe progressivamente spostato verso l’Asia.
La Cina era destinata a diventare il principale protagonista della nuova fase storica.
Cosa vediamo nel 2026
La previsione è stata ampiamente confermata.
Pechino non ha sostituito completamente Washington come principale potenza mondiale, ma è diventata il principale concorrente strategico degli Stati Uniti.
La competizione tecnologica, commerciale e geopolitica tra le due superpotenze rappresenta oggi uno dei principali fattori che influenzano gli equilibri globali.
Dove aveva ragione
Aveva compreso che il XXI secolo non sarebbe stato dominato esclusivamente dall’Occidente.
Aveva inoltre intuito il peso crescente dei BRICS e dei paesi emergenti.
Verdetto
Tra le previsioni più precise dell’intera conferenza.
Valutazione: 10/10
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Le previsioni di Domenico De Masi sul lavoro e automazione: qui emerge il vero ottimismo di De Masi
Cosa prevedeva De Masi
Questo è probabilmente il punto più famoso della sua riflessione.
De Masi sosteneva che il progresso tecnologico avrebbe ridotto il bisogno di lavoro umano.
Richiamava perfino Aristotele, che sognava telai capaci di tessere da soli, liberando l’uomo dal lavoro servile.
Secondo il sociologo l’automazione avrebbe consentito una riduzione dell’orario lavorativo e una migliore qualità della vita.
Cosa vediamo nel 2026
La prima parte della previsione si sta realizzando. Tuttavia, la seconda molto meno.
Infatti, l’intelligenza artificiale sta già sostituendo attività amministrative, traduttive, contabili, redazionali e informatiche. Di conseguenza, molte professioni stanno cambiando rapidamente. Alcune potrebbero addirittura scomparire, mentre altre richiederanno un numero significativamente inferiore di lavoratori.
Tuttavia, la riduzione dell’orario di lavoro non si è verificata in modo significativo. Al contrario, in molti settori la tecnologia ha aumentato la produttività senza ridurre il carico di lavoro.
Il nodo che De Masi aveva sottovalutato
Il sociologo immaginava che i benefici della produttività sarebbero stati redistribuiti.
La realtà mostra invece che gran parte dei vantaggi si concentra nelle grandi piattaforme tecnologiche e nei soggetti che controllano dati, capitale e infrastrutture digitali.
Verdetto
Aveva previsto correttamente il fenomeno tecnologico.
Ha sopravvalutato la capacità politica ed economica di redistribuirne i benefici.
Valutazione: 7/10
Tempo libero: la promessa incompiuta
Cosa prevedeva De Masi
Secondo il sociologo il vero problema del futuro non sarebbe stato trovare lavoro.
Sarebbe stato imparare a vivere il tempo libero.
A suo giudizio la scuola avrebbe dovuto preparare le persone non soltanto al lavoro, ma alla vita.
Cosa vediamo nel 2026
La produttività è aumentata.
Le tecnologie sono diventate più efficienti.
Eppure la sensazione dominante non è quella di avere più tempo libero.
Social network, notifiche, connessione continua e sovraccarico informativo hanno creato nuove forme di occupazione mentale.
Molti lavoratori sono oggi reperibili ben oltre l’orario tradizionale.
Dove aveva ragione
Aveva compreso che il tempo sarebbe diventato una risorsa centrale.
Dove era troppo ottimista
Pensava che il tempo liberato dalla tecnologia si sarebbe trasformato automaticamente in libertà.
Non è stato così.
Verdetto
Una delle previsioni meno realizzate.
Valutazione: 6/10
Ubiquità digitale: la previsione quasi perfetta
Cosa prevedeva De Masi
Secondo De Masi il mondo sarebbe diventato una gigantesca rete interconnessa.
Lavoro, studio, informazione, relazioni personali e perfino il tempo libero sarebbero transitati attraverso piattaforme digitali sempre più pervasive.
Parlava di una società nella quale sarebbe stato sempre più difficile distinguere tra presenza fisica e presenza virtuale.
Cosa vediamo nel 2026
La previsione si è realizzata quasi integralmente.
Smart working, videoconferenze, cloud computing, social network, commercio elettronico e servizi digitali hanno modificato radicalmente la vita quotidiana.
La pandemia del Covid-19 ha accelerato un processo che De Masi aveva individuato molti anni prima.
Oggi lavoriamo online, studiamo online, acquistiamo online, discutiamo online e spesso costruiamo la nostra identità pubblica attraverso strumenti digitali.
L’aspetto che aveva sottovalutato
De Masi vedeva soprattutto le opportunità offerte dalla connessione permanente.
Meno evidente, all’epoca, era il rischio di dipendenza digitale, polarizzazione politica, disinformazione e manipolazione algoritmica.
Verdetto
Una delle sue previsioni più accurate.
Valutazione: 10/10
Etica ed estetica: la reputazione conta, ma non sempre vince
Cosa prevedeva De Masi
Secondo il sociologo il vantaggio competitivo del futuro sarebbe dipeso sempre più da qualità, affidabilità, reputazione e bellezza.
Nella società post-industriale il valore non sarebbe stato determinato soltanto dall’efficienza tecnica ma anche dall’etica e dall’estetica.
Cosa vediamo nel 2026
La reputazione è effettivamente diventata una risorsa fondamentale.
Le aziende investono enormi risorse nella propria immagine. La credibilità dei marchi influenza consumatori e investitori. La reputazione personale condiziona carriere professionali e percorsi politici.
Tuttavia la realtà mostra anche un fenomeno opposto.
I social network premiano spesso il conflitto, la provocazione e la polarizzazione più della competenza e dell’autorevolezza.
La visibilità non coincide necessariamente con la qualità.
Dove aveva ragione
Aveva intuito il valore crescente degli aspetti immateriali.
Dove era ottimista
Pensava che etica e reputazione sarebbero state premiate più sistematicamente di quanto avvenga oggi.
Verdetto
Previsione corretta nei principi ma realizzata solo in parte.
Valutazione: 7/10
Equilibrio sociale ed ecologico: il problema che si è aggravato
Cosa prevedeva De Masi
Per De Masi la sfida centrale del XXI secolo non sarebbe stata produrre ricchezza.
Sarebbe stata distribuirla.
Il sociologo denunciava già allora la concentrazione della ricchezza e l’aumento delle disuguaglianze. Numerosi rapporti dell’OECD mostrano come la concentrazione della ricchezza continui a crescere in molte economie avanzate.
Parallelamente segnalava il rischio di uno sviluppo incompatibile con gli equilibri ambientali.
Cosa vediamo nel 2026
Le disuguaglianze restano uno dei principali problemi globali.
La ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di una quota molto ridotta della popolazione mondiale.
La crisi climatica è diventata una questione geopolitica, economica e sociale di primaria importanza.
Ondate di calore, eventi meteorologici estremi, problemi energetici e transizione ecologica sono entrati stabilmente nell’agenda internazionale.
Dove aveva ragione
Praticamente su tutto.
Verdetto
La previsione è corretta.
Purtroppo la situazione appare persino più grave di quanto immaginasse.
Valutazione: 9/10
Cultura e conoscenza: più informazioni non significano più consapevolezza
Cosa prevedeva De Masi
Secondo il sociologo la cultura sarebbe diventata la principale risorsa strategica della nuova società.
Creatività, formazione permanente, conoscenza e pensiero critico avrebbero assunto un ruolo sempre più importante.
Cosa vediamo nel 2026
La conoscenza è più accessibile che in qualsiasi altro momento della storia.
Milioni di libri, corsi universitari, archivi e contenuti sono disponibili online.
Eppure la crescita dell’informazione non coincide automaticamente con la crescita della cultura.
Fake news, teorie complottistiche, propaganda digitale e manipolazione algoritmica dimostrano che l’accesso alle informazioni non garantisce la capacità di comprenderle.
Dove aveva ragione
Aveva individuato correttamente il ruolo strategico della conoscenza.
Dove era ottimista
Pensava che una maggiore disponibilità di informazioni avrebbe favorito una maggiore consapevolezza collettiva.
Verdetto
Previsione corretta ma realizzata in modo più contraddittorio del previsto.
Valutazione: 7/10
Donne e trasformazione dei valori sociali
Cosa prevedeva De Masi
Il sociologo riteneva che le donne sarebbero diventate protagoniste sempre più importanti della vita economica, culturale e professionale. Inoltre, osservava i segnali di una progressiva trasformazione dei ruoli tradizionali. Allo stesso tempo, prevedeva una crescente valorizzazione di qualità come flessibilità, cooperazione ed empatia, considerate sempre più rilevanti nelle società avanzate.
Cosa vediamo nel 2026
La previsione appare ampiamente confermata.
Le donne rappresentano oggi la maggioranza dei laureati in numerosi paesi sviluppati e occupano posizioni sempre più rilevanti nel mondo della ricerca, delle professioni e delle imprese. Nonostante questi progressi, tuttavia, persistono differenze salariali e barriere che limitano il pieno raggiungimento della parità di genere.
Verdetto
Una delle previsioni più solide della conferenza.
Valutazione: 8/10
La demografia: l’errore più evidente
Tra tutte le previsioni di De Masi, quella che mostra l’errore più facilmente misurabile riguarda la popolazione mondiale.
Il sociologo riteneva che il pianeta avrebbe raggiunto circa 8 miliardi di abitanti nel 2030.
In realtà quella soglia è stata superata già nel 2022.
L’errore riguarda soprattutto la velocità del fenomeno.
La direzione della tendenza era stata invece individuata correttamente: crescita della popolazione mondiale e successivo rallentamento del tasso di crescita.
Il confronto con il 15° Piano quinquennale cinese
Rileggendo oggi le previsioni di De Masi, emerge un elemento particolarmente interessante. Infatti, molte delle tendenze individuate dal sociologo coincidono con le priorità strategiche affrontate dal 15° Piano quinquennale cinese.
Il sociologo sosteneva che il futuro dovesse essere progettato.
Non bastava prevederlo.
Occorreva prepararsi ad esso.
Questo approccio richiama inevitabilmente la pianificazione strategica della Cina.
Il 15° Piano quinquennale cinese affronta infatti molti dei temi individuati da De Masi come decisivi:
- invecchiamento della popolazione;
- produttività;
- intelligenza artificiale;
- autonomia tecnologica;
- sicurezza sociale;
- transizione ecologica;
- formazione e innovazione.
La differenza è che la leadership cinese cerca di trasformare queste previsioni in politiche pubbliche di lungo periodo.
L’Occidente, invece, produce spesso eccellenti analisi. Tuttavia, incontra maggiori difficoltà nel tradurle in strategie coerenti e durature. Di conseguenza, molte intuizioni rimangono sul piano teorico senza trasformarsi in politiche di lungo periodo.
In questo senso, il confronto tra De Masi e la pianificazione cinese è particolarmente interessante. Infatti, entrambi partono dall’esigenza di comprendere il cambiamento; tuttavia, la Cina cerca più sistematicamente di tradurre le previsioni in programmi concreti di sviluppo.
Entrambi partono dalla stessa domanda:
come preparare una società ai cambiamenti che stanno arrivando?
Tabella finale: quanto aveva ragione De Masi?
| Previsione | Situazione nel 2026 | Correttezza | Ottimismo |
| Longevità | Realizzata | 9/10 | Basso |
| Cultura e longevità | Confermata | 9/10 | Basso |
| Tecnologia | Realizzata oltre le attese | 9/10 | Medio |
| Cina protagonista | Realizzata | 10/10 | Basso |
| Lavoro | Parzialmente realizzata | 7/10 | Alto |
| Tempo libero | Solo parziale | 6/10 | Molto alto |
| Ubiquità digitale | Realizzata | 10/10 | Basso |
| Etica ed estetica | Parziale | 7/10 | Medio |
| Equilibrio sociale ed ecologico | Realizzata | 9/10 | Basso |
| Cultura e conoscenza | Contraddittoria | 7/10 | Medio |
| Ruolo delle donne | Realizzata | 8/10 | Basso |
| Demografia mondiale | Tempistica errata | 7/10 | Medio |
De Masi aveva visto il futuro, ma non la difficoltà di governarlo
Nel complesso, le previsioni di Domenico De Masi si sono rivelate sorprendentemente accurate. Tuttavia, alcuni aspetti si sono sviluppati in modo diverso rispetto alle aspettative del sociologo.
Ha previsto la rivoluzione digitale, l’ascesa della Cina, l’invecchiamento della popolazione, il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale e l’aumento delle disuguaglianze.
Ha compreso che il lavoro sarebbe cambiato radicalmente e che la conoscenza sarebbe diventata una risorsa strategica.
Dove si è mostrato più ottimista è stato nel rapporto tra tecnologia e benessere umano.
Immaginava che l’automazione avrebbe ridotto il lavoro necessario e aumentato il tempo libero.
La realtà mostra, invece, che l’intelligenza artificiale rischia di eliminare molte professioni. Di conseguenza, emerge il problema di come redistribuire ricchezza, opportunità e sicurezza sociale in assenza di un modello condiviso.
La tecnologia è arrivata.
La Cina è arrivata.
L’intelligenza artificiale è arrivata.
L’invecchiamento della popolazione è arrivato.
Ciò che non è arrivato è quel nuovo equilibrio sociale che De Masi sperava potesse accompagnare queste trasformazioni.
Forse il sociologo non ha sbagliato il futuro.
Ha sopravvalutato la nostra capacità di governarlo.
FAQ
Molte delle principali previsioni formulate da De Masi si sono rivelate corrette, soprattutto riguardo alla Cina, alla digitalizzazione, all’invecchiamento della popolazione e all’intelligenza artificiale.
Aveva previsto che l’automazione e l’intelligenza artificiale avrebbero trasformato profondamente il lavoro e la società. La velocità del cambiamento è stata probabilmente superiore alle aspettative.
Riteneva che l’aumento della produttività avrebbe consentito di lavorare meno ore mantenendo elevati livelli di benessere. Questa previsione si è realizzata solo in parte.
Entrambi attribuiscono grande importanza alla pianificazione del futuro. Molti dei temi individuati dal sociologo sono oggi affrontati dal 15° Piano quinquennale cinese.
Secondo il sociologo le persone più istruite, culturalmente attive e con relazioni sociali più ricche tendono a vivere più a lungo e meglio.