Per la nostra Costituzione la legge elettorale dovrebbe garantire innanzitutto il legame tra l’eletto e i suoi elettori. Chi viene eletto dovrebbe dare voce e rappresentanza politica a chi lo ha votato e a questi rendere conto degli impegni assunti in occasione della campagna elettorale. La riforma proposta continua a tradire questo concetto, come già faceva l’abrogato Porcellum. Essa, senza le preferenze o l’uninominale, priva i cittadini della possibilità di scegliere e lega i futuri eletti alla volontà delle segreterie dei partiti che li hanno designati, più spesso dei soli capi. E’ dominata dalla ricerca non di quello più utile all’Italia, ma del modo di vincere, di come depotenziare i partiti più piccoli e far fuori Grillo. E’ la ragione per cui Berlusconi e Renzi hanno accuratamente evitato di prendere a modello i sistemi elettorali, ad esempio il maggioritario francese e il proporzionale tedesco, di cui sono già sperimentate positivamente l’efficienza e la tenuta democratica. Come già confermano i sondaggi e i nuovi posizionamenti di forze politiche, la proposta fatta appare anche funzionale a far recuperare il ruolo a Berlusconi e a favorire la vittoria di un centro destra meglio predisposto a realizzare coalizioni. I promotori sostengono che la legge garantisce governabilità e stabilità politica. Certo, è un dato, positivo, che con essa qualcuno vince determinando una maggiore, anche se forzata, durata dei governi. Credo, però, che ciò non sia sinonimo della vera governabilità, quella che produce uno sviluppo equilibrato del Paese e che, in una democrazia matura, si realizza se le diverse sensibilità si sentano, tutte, coinvolte nelle scelte, attraverso maggioranze e opposizioni in competizione sana tra loro.
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Per la nostra Costituzione la legge elettorale dovrebbe garantire innanzitutto il legame tra l’eletto e i suoi elettori. Chi viene eletto dovrebbe dare voce e rappresentanza politica a chi lo ha votato e a questi rendere conto degli impegni assunti in occasione della campagna elettorale. La riforma proposta continua a tradire questo concetto, come già faceva l’abrogato Porcellum. Essa, senza le preferenze o l’uninominale, priva i cittadini della possibilità di scegliere e lega i futuri eletti alla volontà delle segreterie dei partiti che li hanno designati, più spesso dei soli capi. E’ dominata dalla ricerca non di quello più utile all’Italia, ma del modo di vincere, di come depotenziare i partiti più piccoli e far fuori Grillo. E’ la ragione per cui Berlusconi e Renzi hanno accuratamente evitato di prendere a modello i sistemi elettorali, ad esempio il maggioritario francese e il proporzionale tedesco, di cui sono già sperimentate positivamente l’efficienza e la tenuta democratica. Come già confermano i sondaggi e i nuovi posizionamenti di forze politiche, la proposta fatta appare anche funzionale a far recuperare il ruolo a Berlusconi e a favorire la vittoria di un centro destra meglio predisposto a realizzare coalizioni. I promotori sostengono che la legge garantisce governabilità e stabilità politica. Certo, è un dato, positivo, che con essa qualcuno vince determinando una maggiore, anche se forzata, durata dei governi. Credo, però, che ciò non sia sinonimo della vera governabilità, quella che produce uno sviluppo equilibrato del Paese e che, in una democrazia matura, si realizza se le diverse sensibilità si sentano, tutte, coinvolte nelle scelte, attraverso maggioranze e opposizioni in competizione sana tra loro.
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