La difficile scelta dell’ elettorato Italiano

  Tommaso Manzillo
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Siamo decisamente delusi e sconcertati. È la solita campagna elettorale: Berlusconi attacca Monti e Bersani; questi attacca i primi; il premier, da tecnico qual’era, è sceso, o salito, dipende dai punti di vista, in politica e ribatte, mentre continuano a diffondersi altri scandali legati all’uso improprio delle risorse pubbliche da parte di uomini politici appartenenti agli alti livelli istituzionali. È il già visto film del ‘tutti contro tutti e nessuno per l’Italia’, per i giovani, per il lavoro, per il sacrificio verso l’amor patria. Tutti in gara per ottenere privilegi e vitalizi. Il PDL ha governato per dieci anni su diciannove promettendo una rivoluzione liberale mai arrivata; il PD prometteva ricambio generazionale e ha scelto, sia pur democraticamente, come candidato premier un leader della ‘vecchia guardia’; il centro vorrebbe essere l’ago della bilancia, rafforzato dal professore della Bocconi. Il tutto condito da giochi di prestigio nella formulazione delle liste elettorali, oltre che dai fatti di cronaca degli ultimi tempi, che hanno contribuito a generare disgusto verso una politica affaristica, confondendo l’elettorato. Ma quando chiedono un voto utile per i partiti più grandi, si sono domandati se se lo sono veramente guadagnato?

Di programmi non se ne vedono se non nelle solite promesse, a cui, purtroppo, difficilmente possiamo credere. Dobbiamo andare a votare: è questo l’invito che bisogna fare, nonostante tutto. Rivedremo i soliti volti, magari con una casacca diversa: chi, deluso dal leader di turno, si è scelto un altro, convinto di arrivare a sedere sugli scranni parlamentari; chi ha voluto rinunciare, con molta difficoltà; chi, invece, ha la faccia dura come la pietra e, pieno di carichi penali pendenti, è convinto di essere il nuovo che avanza, il riformatore e vuole continuare a dimostrare quanto veramente sia lui un delinquente. Non è roba da terza repubblica, ma da disfattisti.

Durante il governo dei tecnici li abbiamo visti tutti votare a favore dell’IMU e della TARES, frenare ogni tentativo di riforma della legge elettorale, incapaci nel riassestare la spesa pubblica in maniera produttiva, senza creare disservizi, oggi si promuovono a veri riformatori, del fisco, della società e della morale. Ci tassano per promettere tagli alle tasse. Noi, lontani dalla stanza dei bottoni, abbiamo capito che senza tagli ai costi dello Stato non si possono tagliare a sua volta le tasse, perché occorre sempre trovare nuove fonti di finanziamento per la macchina amministrativa.

“Il nostro nemico è il berlusconismo e il populismo di Grillo” ha esclamato un noto esponente politico. Per gli italiani il vero nemico è la crisi che crea disoccupazione, perdita del posto di lavoro, disperazione, rabbia e miseria. Noi non vogliamo avere a che fare con questo modo di fare politica. Vogliamo solo che qualcuno ci restituisca la nostra dignità, per poter continuare a costruire qualcosa di meraviglioso. Abbiamo bisogno di credere che sugli scranni parlamentari siedano persone che vogliono il bene dell’Italia, che lavorino seriamente per il popolo italiano, per le famiglie, per le imprese che vogliono creare lavoro, e con il lavoro si creano nuove famiglie, si incrementa la voglia di crescita attraverso lo studio, l’impegno quotidiano, la passione e l’orgoglio di sentirsi italiani. Abbiamo bisogno di una politica che metti al centro il lavoro e non la speculazione, creando le condizioni per ritornare ad investire in Italia. Avrebbe detto C. De Cesare che “il capitale è figliuolo legittimo del risparmio, al modo stesso che per altro verso è il padre della produzione. […] I capitali moltiplicati e destinati a novelle produzioni accrescono la pubblica ricchezza ed il lavoro, ed il lavoro e la ricchezza trasformano le sorti di un popolo”. In questo senso deve essere interpretato il capitalismo di smithiana memoria, quella mano invisibile che crea sviluppo e prosperità per la popolazione tutta. Sono le stesse tematiche che affrontava G. Fortunato all’indomani dell’unificazione italiana, favorevole ad una politica di contenimento dei costi amministrativi, senza pregiudicare i servizi alla persona e alla famiglia, tenendo sempre in primo piano lo sviluppo e la crescita dell’Italia. Occorre avere il coraggio di prendere scelte difficili sul lato delle spese, ben sapendo di andare contro un sistema di privilegi ben collaudato dalla politica pressappochista degli ultimi decenni, ma bisogna intervenire subito per ridare ossigeno alle nostre imprese, che invocano migliori condizioni per rilanciare il lavoro, volano di sviluppo economico, ma anche sociale, morale ed etico per un popolo che, orgogliosamente, vuole risalire dalle sacche della recessione in cui qualcuno ha fatto precipitare questo Paese. Usando ancora le parole di De Cesare, “l’uso delle forze intellettuali e materiali debbe procedere di pari passo con le pratiche delle virtù morali, perché la ricchezza pubblica abbia vera consistenza ed incremento”.

Il 24 e 25 febbraio 2013 saranno i giorni del nostro riscatto. Cogliamoli.

Tommaso Manzillo