Nuovo presidente del Senegal eletto: Bassirou Diomaye Faye, un uomo progressista con idee panafricaniste e sovraniste. La sua vittoria apre una fase politica nuova per il Paese e per l’Africa occidentale.
Venti di cambiamento
Senegal: Un nuovo inizio per la politica non è soltanto un titolo, ma la sintesi di una svolta che riguarda la democrazia senegalese, il rapporto tra giovani e istituzioni e il futuro politico dell’Africa occidentale.
Per questo, Senegal: Un nuovo inizio per la politica può essere letto anche come il racconto di una generazione che chiede rappresentanza, sovranità, giustizia sociale e fiducia nelle istituzioni democratiche.
Nel giorno del suo quarantaquattresimo compleanno, il 25 marzo 2024, Bassirou Diomaye Faye, candidato del partito di opposizione Pastef — Patriottici africani del Senegal per il lavoro, l’etica e la fratellanza — è stato eletto presidente del Senegal con più del 50% dei voti.
Faye ha superato la concorrenza di ben sedici candidati, tra cui l’ex primo ministro Amadou Ba, volto della coalizione di governo Benno Bokk Yakaar, cioè Uniti nella Speranza.
Il nome Diomaye significa “l’onorevole” nella lingua dei serere, il terzo gruppo etnico del Senegal dopo wolof e pulaar.
Faye è di fede musulmana e si dichiara un uomo di sinistra, progressista, con idee panafricaniste e sovraniste. Non stupisca questo incrocio, che forse può infastidire i puristi europei: in Africa, infatti, le antinomie del vecchio continente trovano spesso sintesi inaspettate.
Votanti
Voti non Validi
Il programma antisistema
Il programma politico di Faye è stato elaborato insieme all’amico e mentore Ousmane Sonko. Si presenta come un cambio di rotta rispetto al passato e come una risposta alla richiesta di rinnovamento che attraversa una parte consistente della società senegalese.
Faye e Sonko vogliono contrastare la corruzione, riformare il rapporto tra Stato e cittadini e restituire maggiore autonomia politica ed economica al Paese.
Ritengono inoltre che la collaborazione con la Francia e l’adesione al franco CFA debbano essere ripensate. Sostengono anche la necessità di rinegoziare le concessioni per l’estrazione delle risorse minerarie del Paese, valutando l’opportunità di aprirsi a nuovi partner internazionali.
Infine, propongono l’istituzione di una moneta unica per i Paesi membri dell’ECOWAS.
In questo senso, Senegal: Un nuovo inizio per la politica significa soprattutto rimettere al centro sovranità, giustizia sociale, trasparenza amministrativa e rinnovamento generazionale.
Dalla detenzione alla presidenza
Faye viene arrestato nell’aprile del 2023 per diffusione di fake news e oltraggio alle istituzioni tramite un post pubblicato su Facebook.
Il post criticava le posizioni della magistratura nei confronti di Sonko.
Tre mesi dopo Faye, anche Sonko viene arrestato con le accuse di sobillazione e atti immorali nei confronti di minorenni. Per Sonko arriva anche la condanna.
I due, però, sanno trasformare la situazione a proprio vantaggio, presentandosi agli elettori senegalesi come perseguitati politici per il loro programma anti-establishment.
La loro vicenda diventa così un elemento centrale della campagna elettorale: non solo una questione giudiziaria, ma il simbolo di una contrapposizione più ampia tra il vecchio sistema di potere e una nuova domanda di partecipazione politica.
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La paventata svolta autoritaria
Quando, pochi mesi prima del voto, il presidente Macky Sall rinvia le elezioni sine die, le strade di Dakar e delle maggiori città senegalesi diventano teatro della rivolta giovanile.
Durante le proteste perdono la vita quaranta persone e i feriti sono più di un centinaio.
Dai siti di informazione europei trapela il timore di un golpe militare. Ma il Senegal ha una tradizione democratica relativamente lunga, soprattutto se paragonata a quella di altri Stati del continente.
Il Consiglio costituzionale, forte dell’indipendenza della magistratura, giudica subito incostituzionale il provvedimento presidenziale e intima la fissazione di una nuova data nel più breve tempo possibile.
A pochi giorni dalle elezioni, Sall fa approvare anche l’amnistia con la quale vengono liberati sia Sonko sia Faye.
Faye diventa quindi il candidato principale dell’opposizione, perché il Consiglio costituzionale rigetta la candidatura di Sonko, già condannato in precedenza.
La democrazia è salva e il Senegal resta, ad oggi, l’unico Stato dell’Africa occidentale a non aver conosciuto un regime militare.
Il passato del Senegal
La stabilità delle istituzioni democratiche deriva anche dall’azione politica del primo presidente del Senegal indipendente, il poeta Léopold Sédar Senghor.
Costretto dalle oggettive leggi che regolano la genesi di uno Stato nato solo nel 1960, Senghor governa il Paese con metodo autocratico e con forti tinte paternalistiche, nel tentativo di fondare una norma di legittimità in un territorio popolato da diverse etnie e diviso tra cristianesimo e islam.
Quando però avverte che i valori democratici hanno ormai pervaso buona parte della società civile, Senghor abbandona la politica.
Dal 1980, il Senegal conosce elezioni democratiche che soddisfano gli standard minimi della liberal-democrazia.
Anche per questo, Senegal: Un nuovo inizio per la politica va letto dentro una storia più lunga: quella di un Paese che, pur tra tensioni e contraddizioni, ha saputo conservare una propria continuità istituzionale.
I risultati delle elezioni
I risultati delle elezioni senegalesi mostrano una tendenza chiara se correlati a quelli delle elezioni nigeriane del 2023. In primo luogo, i cittadini senegalesi e nigeriani hanno un’età media di 18 anni, più bassa rispetto alla media continentale che è di 20 anni. Ecco perché l’Africa può essere il futuro: è il continente più giovane del mondo!
In secondo luogo, i risultati delle elezioni senegalesi e nigeriane dimostrano che, là dove i giovani votano, a vincere è il partito del cambiamento.
- In Senegal, l’affluenza è stata vicina al 60% (su 7.3 di elettori).
- Affluenza in Nigeria solo del 27% (anche se su 87 milioni di elettori): eletto Bola Tinubu, candidato della compagine governativa.
Per vedere se la tendenza sarà confermata basterà attendere le elezioni in Sudafrica (29 maggio 2024).
Futuro dell’ Africa
Dunque, il futuro dell’Africa sembra appartenere a una nuova generazione di leader, che vive un mondo diverso da quello dei loro nonni.
Le generazioni dell’indipendenza dovevano rompere con il colonialismo e creare Stati autonomi quasi dal nulla. Le nuove generazioni, invece, devono governare società giovani, urbanizzate, connesse, attraversate da aspettative sociali sempre più forti.
Al di là dei luoghi comuni sull’Africa e dei problemi securitari che interessano alcune regioni, in particolare il Sahel e il Corno d’Africa, esistono dati che fanno ben sperare.
Ad esempio, il Fondo Monetario Internazionale ha pronosticato una crescita del PIL reale senegalese pari al 9,2%.
Secondo l’Unione Europea, per dare un termine di paragone, l’Italia nel 2024 dovrebbe crescere dello 0,7%.
Le sfide che attendono il Senegal di Faye sono le stesse che attendono una parte importante dell’Africa:
- conservare e rafforzare le istituzioni della liberal-democrazia;
- realizzare un modello di crescita sostenibile;
- garantire benessere diffuso;
- superare quell’economia degli aiuti che ha alimentato la sopravvivenza di Stati cleptocratici.
Ma soprattutto, il compito della nascente classe governante è decolonizzare le menti.
Solo abbandonando la falsa narrazione secondo cui ogni problema africano sarebbe ascrivibile esclusivamente al colonialismo, gli africani potranno conquistare il regno della responsabilità, per parafrasare una famosa intuizione di Kwame Nkrumah.
In questa prospettiva, Senegal: Un nuovo inizio per la politica non riguarda soltanto Dakar. È un segnale per l’intera Africa occidentale: la prova che una crisi istituzionale può ancora trasformarsi in una transizione democratica e che una nuova generazione può provare a riscrivere il rapporto tra Stato, società e futuro.