Lo “splendido isolamento”

  Domenico Giglio
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Quante volte abbiamo ripetuto la frase del Foscolo, “Italiani vi esorto alla storia”. Ma questa frase è valida per tutti le nazioni che hanno una storia, e nella vecchia Europa gli stati affondano le loro radici in secoli e secoli per cui l’invito era valido anche per la Gran Bretagna, che dell’Europa fa parte, almeno dall’epoca di Giulio Cesare , dovendo affrontare un “referendum” sulla uscita dalla attuale Unione Europea, di cui possiamo essere insoddisfatti, ma che aveva posto fine a quelle guerre, che in un secolo dal 1914 al 2016, l’avevano fatta retrocedere dal continente guida e “signore” del mondo da tutti i punti di vista dalla politica, alla cultura alla economia, alla finanza, ed a tutti gli altri settori della vita civile, ad un continente ormai minoritario come popolazione, con ricorrenti crisi economiche, in crisi di identità spirituale e di quei valori morali, che lo avevano reso grande. Accerchiato oggi da nazioni emergenti, oltre tutto di religione differente, molte delle quali, a loro volta, in crisi, di carattere politico ed istituzionale, anche con guerre civili di inaudita violenza, che hanno reso endemico un fenomeno, quello della emigrazione, che esisteva da tempo, ma che non aveva assunto le dimensioni attuali.

Ebbene in tutto questo scenario brevemente tratteggiato gli elettori britannici, accorsi alle urne, hanno deciso, con una modesta maggioranza, che rappresenta appena il 37% dell’intero corpo elettorale, maggioranza che oggi molti contestano, di abbandonare l’Unione europea, senza minimamente pensare alle conseguenze anche interne, vedi Scozia ed Irlanda del Nord, che minacciano secessioni, avendo votato per il mantenimento dell’adesione all’Europa, inseguendo un sogno antistorico di splendido isolamento, sul quale c’è molto da discutere. Senza andare infatti troppo lontano nel tempo, ma partendo da quel 1700, che vide anche ufficialmente l’unione della Scozia, all’Inghilterra, il Regno Unito, ha partecipato a tutte le dispute e le guerre che si svolsero nel continente , toccando il loro culmine nelle guerre napoleoniche, alle quali proprio l’esercito britannico pose fine nella giornata di Waterloo, e solo da allora, fino al 1914, si estraniò, almeno ufficialmente dalle vicende europee, anche considerando quella strana guerra contro l’impero russo, in Crimea, insieme con la Francia ed il Regno di Sardegna, lungimiranti Cavour e Vittorio Emanuele II, dedicandosi invece ad ingrandire e rafforzare il suo impero, con guerre coloniali, vedi repressioni delle rivolte in India o nel Sudafrica, contro i boeri, impero che così raggiunse una dimensione mondiale, mai vista fino ad allora, ed oggi irripetibile. Quanto al periodo successivo al 1914 ed alle due guerre mondiali la partecipazione alle stesse del Regno, Unito, anche come protagonista, in entrambi i casi alleato con la Francia, è storia recente che dimostra il suo stretto legame con l’ Europa ,la prima volta mosso in soccorso del Belgio e la seconda volta per la Polonia, entrambi Stati Europei, purtroppo aggrediti da un altro paese europeo, eventi questi che l’unione dovrebbe avere esorcizzato.

Quali siano state perciò le argomentazioni portate invece a favore dell’uscita, abbiamo letto e constatato la loro povertà in termini ideali e pratici, quando il governo Cameron aveva già ottenuto condizioni invidiabili ed eccezionali, per cui un voto positivo per il mantenimento della adesione, anche e proprio con una forte minoranza favorevole all’uscita, sarebbe risuonato egualmente alto e forte come monito ai burosauri di Bruxelles, ed avrebbe spinto le altre nazioni europee ad una radicale revisione della politica comunitaria, in quei settori in cui è sotto accusa in vari altri paesi europei, ed invece spinto al rafforzamento della politica estera comune, oggi quasi inesistente, e degli organismi militari ed antiterroristici che rispondano alle attuali esigenze, anche se, fortunatamente esiste, ma nessuno lo ha ricordato, pur sempre la NATO, di cui il Regno Unito , è stato ed è parte non secondaria.

Domenico Giglio