Perché la Polonia teme ancora Mosca

Dalle spartizioni della Polonia alla dominazione sovietica, fino all'ingresso nella NATO: perché Varsavia considera la protezione occidentale una garanzia fondamentale della propria indipendenza.

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Punti chiave

  • La storia tra Polonia e Russia è segnata da guerre e dominazioni, con una memoria collettiva che influenza la sicurezza polacca.
  • Dopo la caduta del comunismo nel 1989, la Polonia ha cercato garanzie per la propria indipendenza, temendo il ritorno dell’influenza russa.
  • L’ingresso della Polonia nella NATO nel 1999 rappresenta un’importante conquista di sicurezza contro potenziali minacce russe.
  • La guerra in Ucraina ha confermato le paure polacche, spingendo Varsavia verso una maggiore cooperazione con la NATO e gli Stati Uniti.
  • La geopolitica europea rimane complessa, con la necessità di garantire la sicurezza dei Paesi dell’Est senza provocare la Russia.

La Polonia e la Russia condividono una storia segnata da guerre, occupazioni e rivalità territoriali. Per comprendere perché Varsavia tema ancora Mosca non basta osservare l’invasione dell’Ucraina del 2022. Occorre tornare indietro di oltre due secoli, quando la Polonia scomparve dalla carta geografica europea.

Nel 1989, mentre l’Europa occidentale celebrava la fine della Guerra fredda e immaginava un continente finalmente pacificato, i Paesi dell’Europa orientale guardavano al futuro con aspettative differenti.

Per la Polonia, la caduta del comunismo non significava soltanto riconquistare la democrazia. Significava soprattutto impedire che la propria indipendenza potesse essere nuovamente compromessa da una grande potenza confinante.

Quello che la Russia avrebbe interpretato come un progressivo accerchiamento strategico, la Polonia lo avrebbe considerato una garanzia contro il ritorno della dominazione russa.

È questa la contraddizione geopolitica che attraversa la storia europea dopo il 1989.

Nel nostro precedente approfondimento, Russia e paura dell’accerchiamento NATO, abbiamo esaminato il problema dal punto di vista di Mosca. Adesso dobbiamo osservare gli stessi avvenimenti dalla prospettiva di Varsavia.

1795
La Polonia scompare dalla carta d’Europa

Polonia e Russia: una storia segnata dalla geografia

La paura polacca della Russia ha radici molto più antiche dell’Unione Sovietica.

Nel XVIII secolo la Confederazione polacco-lituana, un tempo tra le maggiori realtà politiche europee, attraversò una lunga crisi istituzionale e militare.

Le potenze confinanti approfittarono della sua debolezza.

Nel 1772, nel 1793 e nel 1795, Russia, Prussia e monarchia asburgica procedettero alle tre spartizioni della Polonia.

Con la terza spartizione, lo Stato polacco cessò di esistere come entità indipendente.

Per 123 anni, fino al 1918, la Polonia rimase priva di uno Stato sovrano.

La sua identità nazionale sopravvisse attraverso la lingua, la cultura, la religione, le tradizioni e i movimenti indipendentisti.

Questa esperienza ha lasciato una traccia profonda nella memoria collettiva polacca.

Per Varsavia, l’indipendenza non è mai stata una condizione da considerare definitivamente acquisita.

È stata una conquista da difendere continuamente.

1918
La Polonia riconquista l’indipendenza

La geografia come destino politico

La posizione geografica della Polonia ha contribuito alla sua vulnerabilità.

Situata nella grande pianura europea, tra lo spazio germanico e quello russo, la Polonia è stata frequentemente coinvolta nei conflitti tra le potenze continentali.

Il problema non era soltanto la forza militare dei suoi vicini, ma l’assenza di garanzie internazionali sufficientemente credibili per impedire che il suo territorio diventasse oggetto di accordi tra Stati più potenti.

È un elemento che ritroveremo anche dopo il 1989.

1939
Germania nazista e Unione Sovietica invadono la Polonia

La Polonia tra Hitler e Stalin

Il 23 agosto 1939 la Germania nazista e l’Unione Sovietica firmarono il patto Molotov-Ribbentrop.

Formalmente si trattava di un accordo di non aggressione. Un protocollo segreto stabiliva però la divisione di alcune aree dell’Europa orientale in sfere d’influenza.

La Polonia era al centro di questa intesa.

Il 1° settembre 1939 la Germania invase il territorio polacco da occidente.

Il 17 settembre l’Armata Rossa entrò da oriente.

La Polonia venne nuovamente divisa tra due potenze.

L’esperienza del 1939 rafforzò una convinzione già presente nella storia nazionale: quando le grandi potenze raggiungono un accordo sulla sicurezza europea senza coinvolgere gli Stati più piccoli, questi ultimi rischiano di pagarne il prezzo.

1940
Il massacro di Katyn

Katyn: una ferita nella memoria polacca

Nel 1940 la polizia politica sovietica, l’NKVD, uccise quasi 22.000 cittadini polacchi, tra ufficiali, funzionari, agenti e altri prigionieri.

Il massacro viene generalmente ricordato con il nome di Katyn, anche se le esecuzioni avvennero in diverse località.

Per decenni le autorità sovietiche negarono la propria responsabilità, attribuendo il crimine ai nazisti.

Nel 1990 l’Unione Sovietica riconobbe la responsabilità dell’NKVD.

Katyn rappresenta ancora oggi uno degli episodi più dolorosi nei rapporti tra Polonia e Russia.

Non soltanto per il numero delle vittime, ma perché colpì una parte importante della classe dirigente polacca.

L’Istituto polacco della memoria nazionale ha ricostruito il massacro e le responsabilità sovietiche.

1945
La Polonia entra nella sfera d’influenza sovietica

Polonia e Russia dopo il 1945: l’influenza sovietica

La sconfitta della Germania nazista non restituì alla Polonia una piena autonomia politica.

Al termine della Seconda guerra mondiale il Paese entrò nella sfera d’influenza sovietica.

Il nuovo sistema politico venne progressivamente organizzato attorno a un regime comunista sostenuto da Mosca.

La Polonia conservava formalmente le proprie istituzioni statali, ma le principali scelte strategiche erano condizionate dall’appartenenza al blocco sovietico.

1955
Nasce il Patto di Varsavia

Nel 1955 aderì al Patto di Varsavia, l’alleanza militare guidata dall’Unione Sovietica.

Il Patto rappresentava la risposta orientale alla NATO, costituita nel 1949.

Tuttavia, per molti polacchi, l’appartenenza all’alleanza sovietica non significava ricevere una protezione liberamente scelta.

Significava appartenere a un sistema politico e militare dal quale non era possibile uscire autonomamente.

La lezione di Budapest e Praga

Due episodi contribuirono a rafforzare questa percezione.

Nel 1956 l’intervento militare sovietico soffocò la rivoluzione ungherese.

Nel 1968 le truppe del Patto di Varsavia, comprese unità polacche, parteciparono all’invasione della Cecoslovacchia per interrompere il processo riformatore della Primavera di Praga.

Questi avvenimenti dimostrarono che Mosca considerava la stabilità del blocco orientale una priorità strategica da difendere anche attraverso la forza.

La Polonia, pur attraversata da proteste e tensioni sociali, rimase all’interno del sistema sovietico.

1989
La Polonia rompe con il sistema comunista

Polonia e Russia verso il 1989: Solidarność e la riconquista della libertà

Negli anni Ottanta la crisi del comunismo polacco divenne sempre più evidente.

Il movimento sindacale indipendente Solidarność, guidato da Lech Wałęsa, rappresentò una sfida politica e sociale al monopolio del potere comunista.

La proclamazione della legge marziale nel dicembre 1981 mostrò quanto il regime temesse la crescita dell’opposizione.

Ma la repressione non riuscì a cancellare la domanda di libertà.

Nel 1989, dopo i negoziati della Tavola rotonda tra governo e opposizione, si svolsero elezioni parzialmente libere che aprirono la strada alla trasformazione democratica del Paese.

La Polonia fu tra i protagonisti della dissoluzione del sistema comunista nell’Europa orientale.

Per Varsavia il 1989 rappresentò dunque una svolta fondamentale.

La Polonia non voleva semplicemente cambiare governo. Voleva riconquistare il diritto di decidere autonomamente il proprio futuro.

E questa aspirazione riguardava anche la politica estera.

1999
La Polonia entra nella NATO

Perché la Polonia volle entrare nella NATO

Nel 1991 il Patto di Varsavia venne sciolto.

Nello stesso anno scomparve anche l’Unione Sovietica.

Si apriva una possibilità storica: costruire un nuovo sistema di sicurezza europeo che superasse definitivamente la divisione militare della Guerra fredda.

Ma per la Polonia la fine dell’URSS non eliminava automaticamente il problema della sicurezza.

La Russia rimaneva una grande potenza militare.

Le istituzioni politiche russe attraversavano una trasformazione incerta.

Nessuno poteva garantire che in futuro Mosca non avrebbe tentato di recuperare parte dell’influenza perduta nell’Europa orientale.

Varsavia cominciò quindi a cercare garanzie militari occidentali.

Nel 1994 aderì al programma NATO Partnership for Peace.

Nel 1997 ricevette l’invito ad avviare i negoziati di adesione.

Il 12 marzo 1999 la Polonia entrò ufficialmente nella NATO, insieme a Repubblica Ceca e Ungheria. nato.int

Per Varsavia fu il coronamento di una lunga aspirazione.

L’adesione all’Alleanza Atlantica significava soprattutto beneficiare dell’articolo 5 del Trattato di Washington, che stabilisce il principio della difesa collettiva.

Un attacco contro uno Stato membro sarebbe stato considerato un attacco contro tutti gli alleati, con gli obblighi di assistenza previsti dal Trattato.

La Polonia riteneva così di aver ottenuto una garanzia di sicurezza molto più credibile di quelle sperimentate in passato.

Polonia e Russia
Cinque date per comprendere Varsavia

La scelta atlantica della Polonia nasce da una memoria storica nella quale indipendenza nazionale, geografia e sicurezza sono strettamente collegate.

1795 La Polonia scompare dalla carta d’Europa
1918 Rinasce lo Stato polacco
1939 Germania nazista e URSS invadono la Polonia
1989 Finisce il sistema comunista
1999 La Polonia entra nella NATO
La chiave di lettura: per Varsavia l’ingresso nella NATO non rappresentò soltanto un riallineamento politico verso l’Occidente, ma anche una garanzia contro il possibile ritorno di una pressione proveniente da Est.

La stessa NATO, due interpretazioni opposte

Dal punto di vista polacco, l’ingresso nell’Alleanza Atlantica rappresentava una scelta sovrana.

Dal punto di vista russo, invece, l’allargamento della NATO verso Est veniva progressivamente interpretato come una riduzione della propria profondità strategica.

Le due interpretazioni partivano da esperienze storiche differenti.

Per la Polonia, il pericolo era il ritorno dell’influenza russa.

Per la Russia, il problema era l’avvicinamento di un’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti.

La contraddizione è evidente.

Quello che rassicurava Varsavia contribuiva ad alimentare l’insicurezza percepita da Mosca.

Ma riconoscere questa contraddizione non significa attribuire alla Russia il diritto di impedire alla Polonia di scegliere le proprie alleanze.

Il problema della sicurezza europea nasce proprio dall’esigenza di conciliare due principi: il diritto degli Stati alla sovranità e la necessità di evitare un’escalation militare tra potenze confinanti.

Il dilemma della sicurezza
La stessa NATO, due percezioni di sicurezza

Ciò che Varsavia considera una garanzia contro una possibile pressione russa, Mosca può interpretarlo come una riduzione della propria profondità strategica.

PL
Varsavia

La NATO è soprattutto una garanzia di sicurezza.

Memoria delle spartizioni e delle occupazioni
Esperienza del dominio sovietico nell’Europa orientale
Ricerca di una garanzia militare occidentale
✦
NATO una alleanza
due percezioni
RU
Mosca

L’allargamento può essere percepito come una perdita di spazio strategico.

NATO progressivamente più vicina ai confini russi
Riduzione della tradizionale profondità strategica
Percezione di un equilibrio europeo meno favorevole
Più sicurezza per Varsavia ↔ Più insicurezza percepita da Mosca
Il paradosso: la sicurezza cercata da uno Stato può aumentare l’insicurezza percepita dall’altro.

La guerra in Ucraina ha confermato le paure polacche?

Gli avvenimenti successivi hanno rafforzato profondamente la posizione polacca.

2008
La guerra in Georgia riaccende i timori nell’Europa orientale

Georgia: la guerra con la Russia e il primo grande allarme a Est

Nel 2008 la guerra tra Georgia e Russia riaccese i timori dell’Europa orientale. Il conflitto esplose dopo anni di tensioni nelle regioni separatiste dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia. Nella notte tra il 7 e l’8 agosto, l’esercito georgiano attaccò Tskhinvali, provocando un intervento militare russo che si estese ben oltre la regione contesa. La guerra si concluse con la sconfitta georgiana e il successivo riconoscimento, da parte di Mosca, dell’indipendenza delle due regioni separatiste. Per la Polonia e gli Stati baltici, il conflitto rafforzò la convinzione che la sicurezza nazionale richiedesse garanzie militari occidentali.

2014
La Russia annette la Crimea

Nel 2014 la Russia annesse la Crimea e sostenne le forze separatiste nel Donbas.

2022
La Russia invade l’Ucraina

Il 24 febbraio 2022 iniziò l’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina.

Per Varsavia, questi avvenimenti confermarono la necessità di mantenere una forte capacità di difesa e una stretta cooperazione con gli Stati Uniti e gli altri alleati NATO.

La Polonia divenne uno dei principali sostenitori dell’Ucraina, svolgendo anche un ruolo logistico fondamentale nel trasferimento degli aiuti occidentali.

L’invasione russa del 2022 ha modificato inoltre la percezione della sicurezza in tutta l’Europa settentrionale.

La Finlandia entrò nella NATO nel 2023 e la Svezia nel 2024.

Si è così prodotto un paradosso strategico.

La Russia aveva denunciato per anni l’espansione della NATO come una minaccia.

Ma la guerra contro l’Ucraina ha contribuito a spingere altri Paesi europei a chiedere di entrare nell’Alleanza.

La pressione militare russa ha quindi rafforzato proprio quella domanda di protezione occidentale che Mosca contestava.

Polonia, Russia e NATO: il dilemma della sicurezza

La situazione polacca permette di comprendere uno dei problemi fondamentali della geopolitica contemporanea: il cosiddetto dilemma della sicurezza.

Uno Stato rafforza le proprie difese perché teme un’aggressione.

Un altro Stato interpreta quel rafforzamento come una possibile minaccia.

Per reagire aumenta a sua volta le proprie capacità militari.

Il primo Stato considera questa reazione una conferma dei propri timori e cerca ulteriori garanzie.

Si crea così una spirale di sfiducia.

Nel caso dell’Europa orientale, il meccanismo è particolarmente evidente.

La Polonia teme la Russia e cerca protezione nella NATO.

Mosca considera l’espansione dell’Alleanza una minaccia ai propri interessi strategici.

Le azioni militari russe aumentano le paure dei Paesi confinanti.

Questi ultimi chiedono una presenza ancora maggiore della NATO.

Il risultato è un sistema nel quale ogni tentativo di rafforzare la sicurezza nazionale rischia di alimentare nuove tensioni.

Occorre tuttavia distinguere le percezioni strategiche dalle responsabilità politiche.

Il timore russo dell’allargamento della NATO non giustifica l’invasione di uno Stato sovrano.

Allo stesso modo, la storia polacca aiuta a comprendere perché Varsavia consideri insufficiente una sicurezza europea fondata esclusivamente sul dialogo diplomatico con Mosca.

E se nel 1991 fosse stata sciolta anche la NATO? ANALISI

È la domanda che attraversa il nostro dossier 1989, ci eravamo sbagliati: l’Europa liberale e il ritorno della geopolitica.

Dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, sarebbe stato possibile superare anche la NATO?

Gli Stati Uniti preferirono conservare l’Alleanza Atlantica, considerandola uno strumento fondamentale della propria presenza strategica in Europa.

Anche molti governi europei ne sostenevano la permanenza.

Successivamente, i Paesi dell’Europa orientale chiesero di aderirvi per ottenere garanzie di sicurezza.

Ma è legittimo domandarsi se fosse possibile costruire un sistema alternativo.

Un’organizzazione paneuropea avrebbe potuto garantire la sicurezza di tutti gli Stati, compresa la Russia?

Avrebbe potuto impedire la formazione di nuove sfere d’influenza?

Oppure avrebbe lasciato i Paesi più piccoli esposti alle pressioni delle potenze maggiori?

La prospettiva polacca rende evidente la difficoltà di questa ipotesi.

Per sciogliere la NATO non sarebbe bastato rassicurare Mosca. Sarebbe stato necessario rassicurare anche Varsavia.

E rassicurare Varsavia significava offrirle garanzie credibili contro il possibile ritorno dell’influenza russa.

Non sappiamo se un diverso ordine di sicurezza avrebbe evitato le guerre successive.

Sappiamo però che l’Europa non riuscì a costruire un sistema capace di superare definitivamente le diffidenze ereditate dal Novecento.

Polonia, Russia e NATO

Una spirale difficile da interrompere

La ricerca di maggiore sicurezza può generare reazioni che aumentano nuovamente il senso di insicurezza.

Il meccanismo Dilemma della
sicurezza

La sicurezza cercata da uno Stato può aumentare l’insicurezza percepita dall’altro.

1 Memoria polacca Spartizioni, occupazioni e decenni di influenza sovietica.
2 Ricerca di garanzie Varsavia cerca nella NATO una garanzia di sicurezza.
3 Percezione russa Mosca percepisce la NATO sempre più vicina ai propri confini.
4 Nuove tensioni Aumentano diffidenza, contrapposizione e pressione strategica.
5 Più domanda di NATO I Paesi più esposti chiedono maggiori garanzie militari.
1
Memoria polacca Spartizioni, occupazioni e decenni di influenza sovietica hanno segnato la percezione della sicurezza.
2
Ricerca di garanzie Varsavia cerca nella NATO una garanzia contro un possibile ritorno della pressione russa.
3
Percezione russa Mosca percepisce l’allargamento della NATO come una riduzione della propria profondità strategica.
4
Nuove tensioni Aumentano diffidenza, contrapposizione e percezioni reciproche della minaccia.
5
Più domanda di NATO I Paesi più esposti dell’Europa orientale chiedono maggiori garanzie militari e una presenza occidentale più forte.
Il paradosso: ogni attore può considerare difensive le proprie scelte, mentre l’altro può percepirle come una minaccia. Comprendere questo meccanismo non significa equiparare responsabilità politiche o giuridiche.

L’Europa occidentale e quella orientale non hanno vissuto lo stesso 1989

Per molti Paesi dell’Europa occidentale, la fine della Guerra fredda apriva una stagione di opportunità economiche.

L’integrazione dei mercati, la libera circolazione, l’allargamento dell’Unione europea e la cooperazione internazionale sembravano indicare la strada verso una pace duratura.

Per la Polonia e per altri Paesi dell’Europa orientale, invece, l’integrazione occidentale aveva anche un significato strategico.

Non si trattava soltanto di partecipare al mercato europeo.

Si trattava di ottenere una protezione contro il possibile ritorno della dominazione russa.

L’Europa occidentale guardava soprattutto alle opportunità economiche offerte dalla fine della divisione continentale.

L’Europa orientale continuava a interrogarsi sulle conseguenze geopolitiche di quella stessa trasformazione.

Due esperienze storiche differenti finirono così per convivere all’interno delle medesime istituzioni europee.

La guerra in Ucraina ha reso questa differenza molto più evidente.

I Paesi che per decenni avevano temuto il ritorno dell’influenza russa hanno assunto un ruolo centrale nella discussione sulla sicurezza europea.

La Polonia ne è uno degli esempi più significativi.

Il Muro era caduto. La geografia era rimasta.

La storia dei rapporti tra Polonia e Russia mostra perché il 1989 non abbia cancellato le grandi contraddizioni della geopolitica europea.

La fine del comunismo aveva restituito ai popoli dell’Europa orientale la possibilità di scegliere il proprio futuro.

Ma non aveva eliminato la memoria delle occupazioni, la paura della dominazione e il problema della sicurezza nazionale.

Per Varsavia, entrare nella NATO significava rendere più difficile il ritorno a un passato che aveva segnato profondamente la storia polacca.

Per Mosca, l’allargamento dell’Alleanza Atlantica rappresentava invece una trasformazione sfavorevole degli equilibri strategici europei.

L’Europa si è trovata così davanti a una contraddizione che non è mai riuscita a risolvere completamente.

Come garantire la sicurezza dei Paesi dell’Europa orientale senza costruire un ordine europeo percepito dalla Russia come ostile?

E, soprattutto, come coinvolgere la Russia in un sistema di sicurezza condiviso senza riconoscerle il potere di decidere il destino dei propri vicini?

Sono domande che avrebbero richiesto risposte politiche e istituzionali molto più ambiziose di quelle elaborate dopo la fine della Guerra fredda.

Per la Polonia, però, una questione rimaneva prioritaria: impedire che la propria indipendenza potesse essere nuovamente compromessa.

Il Muro era caduto. Ma per Varsavia non bastava abbattere un muro: bisognava impedire che qualcuno potesse ricostruirlo.

Perché la Polonia teme ancora la Russia?

La diffidenza polacca verso la Russia nasce da una lunga esperienza storica: dalle spartizioni della Polonia all’invasione sovietica del 1939, fino ai decenni trascorsi nella sfera d’influenza di Mosca. Questa memoria continua a influenzare la percezione della sicurezza nazionale.

Perché la Polonia è entrata nella NATO?

La Polonia entrò nella NATO il 12 marzo 1999. Per Varsavia l’adesione rappresentava soprattutto una garanzia di sicurezza dopo la fine del Patto di Varsavia e dell’Unione Sovietica, oltre che il consolidamento della propria appartenenza politica all’Occidente.

Perché Polonia e Russia vedono diversamente l’allargamento della NATO?

Varsavia considera l’allargamento della NATO una protezione contro possibili pressioni russe. Mosca, invece, lo interpreta come una riduzione della propria profondità strategica e come l’avvicinamento dell’Alleanza ai propri confini. È uno degli elementi del dilemma della sicurezza europeo.

Sciogliere la NATO dopo il 1991 avrebbe evitato le tensioni con la Russia?

Non possiamo saperlo. Lo scioglimento della NATO avrebbe potuto favorire la costruzione di un diverso sistema di sicurezza paneuropeo, ma avrebbe anche lasciato aperta la questione delle garanzie richieste da Polonia e altri Paesi dell’Europa orientale. La fine della NATO non avrebbe automaticamente garantito la pace.

Il Dossier

Il dossier
L’Europa dopo il 1989

Un percorso di approfondimento dedicato alle grandi contraddizioni dell’ordine europeo nato dopo la Guerra fredda.

Gli approfondimenti del dossier
Polonia tra memoria del dominio sovietico e ricerca di sicurezza nella NATO
2
Perché la Polonia teme ancora Mosca

Storia, memoria nazionale e sicurezza spiegano perché Varsavia considera la NATO una garanzia esistenziale.

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Marco Cuomo
Marco Cuomohttps://www.politicamagazine.it
Marco Cuomo originario di Napoli, ancora ventenne comprende, fra i primi in Italia, le potenzialità culturali della Rete e fonda nel 2003 il sito giovanidubbiosi.it Negli anni, che seguono, il suo straordinario impegno editoriale prosegue incessante come fondatore e direttore di diversi siti : notiziamagazine.info,politicamagazine.info e politicamagazine.it Tutte le sue iniziative editoriali sono state autofinanziate, non hanno goduto, negli anni, né di finanziamenti pubblici né di finanziamenti privati e tuttora non perseguono fini di lucro. La scelta di questa autosufficienza economica ha consentito a Marco Cuomo una linea editoriale totalmente indipendente e gli ha permesso di pubblicare contenuti finalizzati alla ricerca della verità senza cedere a condizionamenti e lusinghe di natura ideologica, politica o economica. Una tale autonomia intellettuale ha consentito alle iniziative editoriali di Marco Cuomo di avvalersi della collaborazione di docenti universitari ed esperti internazionali di diversi orientamento ma tutti animati, nei loro contributi, da uno spirito umanistico caratterizzato unicamente dall'amore per la ricerca scientifica. Autore, egli stesso, Marco Cuomo ha pubblicato articoli e inchieste di grande successo, alcune seguite da più di un milione di lettori come l'inchiesta sul tema del lavoro “Cercare lavoro costa troppo” pubblicata nel 2005 e ripresa da Virgilio. It e da libero.it. Attualmente Marco Cuomo è impegnato nella elaborazione di una nuova pubblicazione che, ancora più multidisciplinare, possa ospitare contributi per il dibattito e la divulgazione delle recenti conoscenze scientifiche nei nuovi campi della conoscenza che avanza incessante e ad un ritmo sempre più accelerato.

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