Punti Chiave
- La storia delle religioni mostra un pluralismo complesso, spesso ignorato, ma fondamentale per comprendere la cultura umana.
- L’arrivo degli europei nelle Americhe portò colonizzazione e conflitti religiosi, con figure come Las Casas che difesero i diritti dei nativi.
- Movimenti religiosi autoctoni, come i Mormoni e gli Avventisti, emersero nel XIX secolo, influenzando la società americana.
- Il Primo Emendamento del 1791 favorì il pluralismo religioso, con diverse confessioni prosperanti nelle nuove colonie.
- Le tensioni tra tradizioni religiose e cambiamenti sociali hanno segnato la storia americana, riflettendosi in eventi politici come la presidenza di Kennedy.
La religione negli Stati Uniti: pluralismo e complessità
La religione negli Stati Uniti nasce dall’incontro, spesso conflittuale, tra le spiritualità dei popoli indigeni, le confessioni cristiane introdotte dai colonizzatori europei e le tradizioni delle successive comunità di immigrati.
La storia delle religioni rappresenta una parte fondamentale della storia umana. Tuttavia, molte persone la trascurano oppure la osservano soltanto dalla prospettiva della propria tradizione. Questo atteggiamento può generare incomprensioni e giudizi sommari, soprattutto quando le differenze religiose si intrecciano con questioni culturali, etiche e sociali.
Il Manuale di storia delle religioni aiuta a comprendere la complessità del fenomeno religioso. La casa editrice Laterza ha pubblicato il volume, mentre Giovanni Filoramo, Marcello Massenzio, Massimo Raveri e Paolo Scarpi ne hanno curato i contenuti. Il manuale affronta:
- i politeismi del mondo antico, dalla Mesopotamia alle culture greca e romana;
- le religioni monoteiste e dualiste, tra cui ebraismo, cristianesimo, islam e zoroastrismo;
- le tradizioni spirituali asiatiche, come induismo, buddhismo, taoismo e shintoismo;
- la religione nella cultura moderna e la nascita di nuovi movimenti religiosi.
Questa panoramica mostra un pluralismo religioso vasto e articolato. Gli schemi troppo semplici non riescono a rappresentarne la complessità. Proprio questa diversità costituisce una ricchezza culturale da conoscere attraverso lo studio, il rispetto e il dialogo.
Le origini della vita religiosa americana nelle colonie
L’arrivo di Cristoforo Colombo nelle Americhe nel 1492 aprì una lunga fase di esplorazione, conquista e colonizzazione. Spagna e Portogallo avviarono per prime la propria espansione nel continente; successivamente intervennero anche Inghilterra, Francia e Paesi Bassi.
Le potenze europee perseguivano interessi economici, commerciali e strategici. Inoltre, cercavano nuove terre, risorse naturali e rotte capaci di rafforzarne il potere.
Le popolazioni indigene possedevano già culture, organizzazioni sociali e tradizioni spirituali complesse. Tuttavia, i colonizzatori europei le considerarono spesso inferiori e ne ignorarono diritti, conoscenze e credenze.
La religione accompagnò le imprese coloniali in modi differenti. Da una parte, offrì sostegno spirituale ai coloni; dall’altra, contribuì a giustificare la conquista e l’evangelizzazione delle popolazioni locali.
I colonizzatori trasferirono così nel continente americano le proprie confessioni cristiane e i conflitti religiosi presenti in Europa. Questo incontro, spesso violento, contribuì alle successive trasformazioni della religione negli Stati Uniti.
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Le prime tensioni religiose e la voce di Las Casas
La religione accompagnò le prime imprese coloniali europee nelle Americhe. Missionari e rappresentanti ecclesiastici parteciparono alle spedizioni con l’obiettivo di evangelizzare le popolazioni indigene. Tuttavia, il messaggio religioso servì anche a legittimare la conquista e l’autorità delle potenze europee.
In questo contesto emerse la voce critica di Bartolomé de Las Casas, religioso domenicano e vescovo del Chiapas. Dopo aver conosciuto direttamente il sistema coloniale spagnolo, Las Casas denunciò le violenze, lo sfruttamento e i lavori forzati imposti alle popolazioni indigene.
La sua opera più conosciuta, Brevísima relación de la destrucción de las Indias, documenta gli abusi commessi durante la colonizzazione spagnola. Inoltre, Las Casas difese la dignità e la libertà degli indigeni, sostenendo che l’evangelizzazione non potesse giustificare la violenza.
I suoi scritti analizzano quindi il rapporto tra fede, conquista, potere e giustizia. Le Obras completas riuniscono la sua vasta produzione in quattordici volumi. Ancora oggi, studiosi e storici discutono e approfondiscono il suo pensiero.
Sebbene Las Casas operasse soprattutto nei territori dell’America spagnola, le sue denunce aiutano a comprendere il contesto coloniale nel quale si svilupparono anche le successive tradizioni religiose dell’America settentrionale.
Las Casas e la difesa degli indigeni
Bartolomé de Las Casas conobbe direttamente il sistema coloniale spagnolo e, in una prima fase, beneficiò dell’encomienda, che permetteva ai coloni di utilizzare il lavoro delle popolazioni indigene. Successivamente vi rinunciò e dedicò gran parte della propria vita alla denuncia delle violenze e dei lavori forzati.
La sua battaglia si inserì in un acceso dibattito politico, giuridico e religioso sulla dignità degli indigeni. Le autorità europee non assunsero una posizione uniforme: alcune giustificarono la conquista, mentre altre riconobbero che le popolazioni native possedevano diritti e capacità spirituali.
In una fase iniziale, Las Casas suggerì di sostituire il lavoro degli indigeni con quello di schiavi africani. In seguito riconobbe l’ingiustizia di questa proposta, se ne pentì e condannò anche la schiavitù degli africani. Il commercio transatlantico degli schiavi, tuttavia, era già in corso e dipendeva da più ampi interessi economici e coloniali.
Nei secoli successivi, coloni e immigrati europei portarono nell’America settentrionale confessioni e tradizioni diverse. Pur cercando talvolta la libertà di culto, molti gruppi ignorarono o contrastarono le spiritualità delle popolazioni native.
Questo intreccio tra colonizzazione, migrazioni e pluralismo modellò la religione negli Stati Uniti. Ancora oggi, infatti, le diverse aree del Paese conservano tracce delle confessioni che le comunità di immigrati diffusero nei territori in cui si stabilirono.
I Padri Pellegrini e il Puritanesimo
Nel 1620 i Padri Pellegrini attraversarono l’Atlantico a bordo della Mayflower e fondarono la colonia di Plymouth. Erano separatisti inglesi che avevano abbandonato la Chiesa d’Inghilterra e cercavano un luogo nel quale praticare liberamente la propria fede.
I Pellegrini appartenevano al più ampio ambiente della Riforma protestante inglese ed erano vicini alla tradizione puritana, influenzata dal calvinismo. Tuttavia, non coincidevano completamente con i Puritani che, dal 1630, si stabilirono nella colonia della Baia del Massachusetts.
La loro spiritualità attribuiva grande importanza alla Bibbia, alla responsabilità personale e alla disciplina morale della comunità. La libertà religiosa che rivendicavano riguardava però soprattutto la propria confessione e non si traduceva sempre nella piena tolleranza verso le altre fedi.
Un’importante rappresentazione letteraria della società puritana appare nel romanzo La lettera scarlatta, pubblicato da Nathaniel Hawthorne nel 1850 e ambientato nel Massachusetts del Seicento.
Nel racconto, la comunità condanna pubblicamente Hester Prynne per adulterio e la obbliga a portare sul petto una lettera “A”. Il reverendo Dimmesdale, corresponsabile della relazione, nasconde invece la propria colpa.
Pur essendo un’opera letteraria successiva, il romanzo mostra le contraddizioni tra morale pubblica, responsabilità individuale e controllo sociale. La tradizione puritana lasciò così una traccia profonda nella vita religiosa americana.
Quaccheri e pluralismo religioso statunitense
Nel XVII secolo, le comunità congregazionaliste si svilupparono soprattutto nel New England. Nate dall’esperienza puritana, riconoscevano a ogni congregazione una propria autonomia organizzativa e religiosa.
Nello stesso periodo giunsero nel Nord America anche i Quaccheri, o Società degli Amici, perseguitati in Inghilterra per le loro convinzioni. Essi sostenevano la libertà di coscienza, l’uguaglianza spirituale e il rifiuto della violenza.
Nel 1681 il re Carlo II concesse a William Penn il territorio della Pennsylvania. Penn vi fondò una colonia nella quale garantì una libertà religiosa particolarmente ampia per l’epoca. Di conseguenza, la Pennsylvania accolse Quaccheri e altri gruppi cristiani dissidenti. La Library of Congress ricostruisce la nascita di questa comunità.
n seguito, numerosi Quaccheri parteciparono alle campagne contro la schiavitù e sostennero iniziative pacifiste e umanitarie. Queste esperienze contribuirono allo sviluppo del pluralismo religioso statunitense e lasciarono un’impronta duratura nella religione negli Stati Uniti.
Le confessioni religiose americane lungo la costa atlantica
Durante il periodo coloniale, lungo la costa atlantica si svilupparono diverse confessioni cristiane. Battisti e Presbiteriani formarono numerose comunità, soprattutto nelle colonie centrali e meridionali, partecipando anche alla vita sociale e politica locale.
La Chiesa d’Inghilterra esercitò invece una forte influenza in Virginia e in altre colonie del Sud, tra cui le Caroline e la Georgia. Dopo l’indipendenza americana, le comunità anglicane si organizzarono nella Chiesa Episcopale, costituita ufficialmente nel 1789.
Nel Settecento, inoltre, la società coloniale divenne più diversificata. Il Primo Grande Risveglio, sviluppatosi soprattutto tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo, diffuse una religiosità fondata sulla predicazione e sulla conversione personale.
Questo movimento favorì la crescita di Presbiteriani e Battisti. Successivamente contribuì anche all’affermazione dei Metodisti, come documenta la Library of Congress nella sua ricostruzione della religione americana del Settecento.
La presenza di confessioni differenti rafforzò così il pluralismo religioso statunitense e influenzò profondamente lo sviluppo della religione negli Stati Uniti.
Il Primo Grande Risveglio nella storia religiosa americana
Nel XVIII secolo, l’arrivo di immigrati tedeschi e olandesi contribuì alla diffusione di comunità luterane e riformate. Nelle colonie si svilupparono anche i Moravi, movimento protestante originario dell’Europa centrale, e le prime comunità metodiste.
Tra gli anni Trenta e Quaranta del Settecento, il Primo Grande Risveglio attraversò numerose colonie britanniche del Nord America. Predicatori itineranti organizzarono incontri pubblici e invitarono i fedeli a vivere un’esperienza personale di conversione.
Tra i principali protagonisti vi furono Jonathan Edwards, pastore congregazionalista e teologo calvinista, e George Whitefield, predicatore anglicano vicino al metodismo. Le loro predicazioni superarono spesso i confini delle singole confessioni e raggiunsero un pubblico molto vasto.
Uno dei testi più conosciuti del periodo è il sermone di Edwards Sinners in the Hands of an Angry God, traducibile come Peccatori nelle mani di un Dio adirato. Il sermone esprime con particolare intensità i temi del peccato, del giudizio divino e della conversione.
Il Primo Grande Risveglio favorì soprattutto la crescita di Presbiteriani e Battisti. Inoltre, contribuì a consolidare una cultura evangelica fondata sulla predicazione, sulla scelta personale e sulla partecipazione diretta dei fedeli.
Come documenta la Library of Congress, questa esperienza modificò profondamente la religione negli Stati Uniti e lasciò un’eredità riconoscibile nei successivi movimenti evangelici.
Espansione verso Ovest e religione negli Stati Uniti
Con la Dichiarazione d’indipendenza del 1776, le tredici colonie britanniche proclamarono la nascita degli Stati Uniti d’America. Dopo la Costituzione del 1787, il Primo Emendamento, ratificato nel 1791, vietò al Congresso di istituire una religione ufficiale e tutelò il libero esercizio della fede.
Le tredici colonie, divenute Stati, erano tradizionalmente suddivise in:
- New England: Massachusetts, Connecticut, Rhode Island e New Hampshire;
- colonie centrali: New York, New Jersey, Pennsylvania e Delaware;
- colonie meridionali: Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud e Georgia.
Nel 1803 gli Stati Uniti acquistarono dalla Francia la Louisiana per circa 15 milioni di dollari. Il vastissimo territorio si estendeva dal Mississippi alle Montagne Rocciose e comprendeva aree appartenenti oggi a numerosi Stati.
L’espansione proseguì durante la presidenza di James Knox Polk, dal 1845 al 1849. Al termine della guerra contro il Messico, il Trattato di Guadalupe Hidalgo del 1848 assegnò agli Stati Uniti un territorio comprendente l’attuale California e vaste regioni del Sudovest.
Questa espansione ebbe però conseguenze drammatiche per le popolazioni indigene e messicane. Il governo statunitense impose trasferimenti, violò trattati e favorì l’occupazione delle terre native, come documenta l’Office of the Historian del Dipartimento di Stato.
Contemporaneamente, coloni, missionari e nuove comunità portarono verso Ovest confessioni protestanti e cattoliche. L’incontro con le tradizioni indigene e con la cultura religiosa delle popolazioni di origine messicana rese ancora più complessa la religione negli Stati Uniti.
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Religione, conquista e mito dell’espansione
L’espansione delle tredici colonie originarie verso il Midwest e il Sudovest modificò profondamente la religione negli Stati Uniti. I nuovi territori ospitavano, infatti, popolazioni indigene con proprie tradizioni spirituali e comunità cattoliche di origine francese, spagnola e messicana.
L’avanzata statunitense incontrò dapprima gli interessi coloniali della Francia e della Spagna. Successivamente si scontrò con il Messico, diventato indipendente dalla Spagna nel 1821 e indebolito da una lunga fase di instabilità politica.
Nel corso dell’Ottocento, i sostenitori dell’espansione presentarono spesso la conquista dell’Ovest come una necessità per la sicurezza e la crescita del Paese. Questa convinzione alimentò il mito del Destino Manifesto, secondo il quale gli Stati Uniti avrebbero avuto il diritto, quasi provvidenziale, di estendersi attraverso il continente.
Dietro espressioni popolari come Go West si nascondevano però guerre, occupazioni territoriali e trasferimenti forzati. Le autorità e i coloni ignorarono o repressero frequentemente le tradizioni religiose delle popolazioni indigene.
I Quaccheri continuarono generalmente a difendere il pacifismo e il rifiuto della violenza. Tuttavia, la loro opposizione non riuscì a fermare le politiche di conquista sostenute dal governo e da una parte consistente della società statunitense.
Il Primo Emendamento e il pluralismo religioso
Nel 1791 gli Stati americani ratificarono il Primo Emendamento, che vietò al Congresso di istituire una religione ufficiale e di ostacolare il libero esercizio della fede. Queste garanzie divennero fondamentali per lo sviluppo del pluralismo religioso statunitense.
Alla fine del Settecento erano presenti diverse confessioni:
- Battisti, Metodisti, Presbiteriani e Congregazionalisti;
- gli antichi Anglicani, organizzati dal 1789 nella Chiesa Episcopale;
- comunità ebraiche presenti a New York, Charleston, Newport, Filadelfia e Savannah;
- comunità cattoliche concentrate soprattutto nel Maryland e nei territori di tradizione francese e spagnola.
La libertà religiosa non eliminò immediatamente discriminazioni e privilegi locali. In alcuni Stati, infatti, determinate Chiese continuarono ancora per anni a ricevere un riconoscimento o un sostegno pubblico.
Tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento si sviluppò il Secondo Grande Risveglio. Il movimento raggiunse il Nord-Est e le regioni di frontiera, favorendo soprattutto la crescita di Battisti e Metodisti.
Le predicazioni insistevano sulla conversione personale e sulla responsabilità morale. Inoltre, da questa nuova stagione religiosa nacquero comunità, iniziative missionarie e movimenti di riforma sociale che influenzarono profondamente la religione negli Stati Uniti.
Il Metodismo e l’impegno sociale
Il Metodismo nacque nel Settecento come movimento di rinnovamento interno alla Chiesa d’Inghilterra. I suoi principali promotori furono John Wesley e suo fratello Charles.
La predicazione metodista attribuiva grande importanza alla conversione personale e alla santificazione, intesa come un percorso di crescita spirituale. La fede doveva esprimersi anche attraverso l’assistenza ai poveri, l’istruzione e la cura delle persone più vulnerabili.
John Wesley condannò apertamente la schiavitù. Tuttavia, negli Stati Uniti i metodisti assunsero posizioni differenti: alcune comunità sostennero l’abolizionismo, mentre altre tollerarono o difesero il sistema schiavista. Nel 1844 il contrasto contribuì alla divisione della Chiesa metodista tra una componente settentrionale e una meridionale.
Anche i metodisti afroamericani fondarono proprie comunità religiose per reagire alla discriminazione presente nelle Chiese frequentate dai bianchi. In seguito, diverse organizzazioni metodiste parteciparono alle battaglie per i diritti dei lavoratori e contro la segregazione razziale.
In Italia, dal 1975 la Chiesa metodista e la Chiesa valdese condividono un patto di integrazione. La loro attività unisce predicazione evangelica, libertà di coscienza, solidarietà e impegno sociale.
Il Metodismo ha così contribuito alla crescita del pluralismo religioso statunitense e allo sviluppo della religione negli Stati Uniti.
Nuove confessioni nella religione negli Stati Uniti
Durante il Secondo Grande Risveglio nacquero negli Stati Uniti nuove confessioni e movimenti cristiani. Tra questi si affermarono:
- i Santi degli Ultimi Giorni, chiamati comunemente Mormoni;
- il movimento avventista;
- i Discepoli di Cristo;
- le Chiese di Cristo.
I Discepoli di Cristo e le Chiese di Cristo derivano dal Movimento di Restaurazione, nato all’inizio dell’Ottocento. I suoi promotori cercavano di recuperare il modello delle prime comunità cristiane e superare le divisioni tra le confessioni protestanti.
L’Avventismo ebbe origine dalle predicazioni di William Miller sul ritorno di Cristo. Da questa esperienza nacquero diverse comunità. Nel 1863 i rappresentanti avventisti organizzarono ufficialmente la Chiesa cristiana avventista del settimo giorno.
Nel 1830 Joseph Smith fondò la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. La Chiesa riconosce come Scritture la Bibbia, il Libro di Mormon e altri testi. La sua concezione di Dio non coincide con la formulazione trinitaria delle principali Chiese cristiane.
La famiglia occupa un ruolo centrale nella spiritualità dei Santi degli Ultimi Giorni. I fedeli collegano la ricerca genealogica anche alla celebrazione, nei templi, di riti in favore degli antenati defunti.
Una forte attività missionaria favorì la diffusione di questi movimenti e ampliò ulteriormente il panorama della religione negli Stati Uniti.
Avventismo, Restaurazionismo e correnti liberali
Nel corso dell’Ottocento, la religione negli Stati Uniti continuò a differenziarsi. Alcuni movimenti nacquero dal clima del Secondo Grande Risveglio, mentre altri derivarono dall’evoluzione di confessioni già esistenti.
Gli Avventisti del Settimo Giorno ebbero origine dal movimento avventista sviluppatosi intorno alle predicazioni di William Miller. La Chiesa, organizzata ufficialmente nel 1863, osserva il sabato come giorno di riposo e attribuisce particolare importanza al ritorno di Cristo.
I Discepoli di Cristo e le Chiese di Cristo derivano invece dal Movimento di Restaurazione. Entrambe le tradizioni cercarono di recuperare il cristianesimo delle origini attraverso lo studio della Bibbia e l’autonomia delle comunità locali. Nel tempo, tuttavia, svilupparono identità e organizzazioni differenti.
L’Unitarismo americano nacque soprattutto dall’evoluzione liberale di alcune comunità congregazionaliste. L’Universalismo sosteneva invece la salvezza finale di tutti gli esseri umani. Le due tradizioni si unirono nel 1961 dando origine all’Associazione Unitariana Universalista.
Queste correnti non erano prive di basi dottrinali. Rappresentavano, piuttosto, differenti interpretazioni della Bibbia, della natura di Dio, della salvezza e dell’autorità religiosa, ampliando il pluralismo religioso statunitense.
Mega Chiese, Mormoni e religiosità americana
Origini storiche della vita religiosa negli Stati Uniti d’America
Nel panorama religioso statunitense contemporaneo, alcune confessioni autoctone come gli Unitariani e gli Universalisti si distinguono per un orientamento più razionalista e liberale, spesso in contrasto con le visioni più conservatrici e tradizionaliste.
Queste tensioni si riflettono anche nella crescente popolarità delle cosiddette Mega Chiese, frequentate da molti evangelici, caratterizzate da ambienti festosi, musica dal vivo, e una forte componente scenografica e sociale.
Il Mormonismo, con la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, rappresenta una forma di religiosità autoctona profondamente radicata nella cultura americana.
Fondata da Joseph Smith, questa confessione ha sviluppato una visione spirituale che valorizza la famiglia, la disciplina comunitaria e una certa idea di popolo eletto, con una forte presenza nello stato dello Utah, dove Salt Lake City è considerata una capitale religiosa.
Nonostante le critiche ricevute — legate a questioni come la condizione della donna, la poligamia e altri aspetti controversi — il Mormonismo ha continuato a crescere, anche grazie alla sua capacità di promuovere attività economiche ed imprenditoriali.
Neanche scandali ai vertici della leadership istituzionale della chiesa hanno intaccato la prominenza e la crescita del Mormonismo.
Rappresentazioni mediatiche e immaginario mormone
Il Mormonismo ha influenzato anche la cultura popolare statunitense. Documentari, serie televisive e programmi d’intrattenimento ne raccontano alcuni aspetti, con particolare attenzione alle vicende più controverse.
Tra le produzioni più conosciute figurano:
- Big Love, serie di finzione che racconta la vita di una famiglia appartenente al Mormonismo fondamentalista e dedita alla poligamia. La storia affronta i conflitti coniugali, economici e sociali derivanti da questa scelta;
- The Secret Lives of Mormon Wives, docu-reality che segue alcune influencer dello Utah riunite nel gruppo MomTok. Il programma racconta le loro relazioni, la maternità e le conseguenze di uno scandalo relativo al cosiddetto soft swinging;
- Under the Banner of Heaven (In nome del cielo), miniserie che riprende il libro d’inchiesta di Jon Krakauer e un caso di duplice omicidio del 1984. La narrazione esamina il rapporto tra violenza, fanatismo e interpretazioni religiose estremiste.
Queste produzioni non descrivono l’intera comunità dei Santi degli Ultimi Giorni. In particolare, la Chiesa ufficiale vieta oggi la poligamia e sanziona i fedeli che la praticano.
Nonostante critiche e controversie, il Mormonismo continua a rappresentare una componente dinamica della religione negli Stati Uniti. Tuttavia, le produzioni mediatiche possono creare un immaginario nel quale il pubblico rischia di confondere realtà, finzione e casi eccezionali.
Avventisti, salute e prevenzione
Gli Avventisti del Settimo Giorno attribuiscono grande importanza alla salute del corpo. Promuovono un’alimentazione equilibrata, spesso vegetariana, l’attività fisica e l’astensione dal tabacco e dall’alcol.
La Chiesa avventista gestisce inoltre ospedali, università e strutture sanitarie in diversi Paesi. Le sue posizioni ufficiali riconoscono il valore della ricerca scientifica, della medicina preventiva e delle vaccinazioni.
Pertanto, le opinioni contrarie alle pratiche sanitarie consolidate, espresse da singoli fedeli, non devono essere confuse con la dottrina ufficiale della comunità.
Gli Unitariani Universalisti seguono invece una tradizione religiosa pluralista e non dogmatica. Attribuiscono valore alla ragione, alla coscienza individuale e al confronto tra fonti cristiane, umanistiche e appartenenti ad altre religioni.
Evangelici e politica statunitense
La religione negli Stati Uniti continua a esercitare una notevole influenza sulla politica. Tuttavia, le comunità religiose non costituiscono un blocco uniforme.
Nelle elezioni presidenziali del 2024, una larga maggioranza dei protestanti evangelici bianchi votò per Donald Trump. Il loro sostegno derivò soprattutto dalla vicinanza al Partito Repubblicano e da temi come aborto, nomine giudiziarie, libertà religiosa e ruolo della famiglia.
Non è invece corretto presentare Elon Musk e Peter Thiel come garanti religiosi dell’elettorato evangelico. I due imprenditori hanno sostenuto idee e iniziative politiche conservatrici, ma rappresentano percorsi culturali e personali differenti, che non coincidono con una comune dottrina evangelica.
Immigrazione, cattolicesimo e sfida della diversità
Nel XIX secolo, industrializzazione, urbanizzazione e immigrazione modificarono la religione negli Stati Uniti. Gli irlandesi arrivarono numerosi soprattutto dalla metà del secolo, mentre l’immigrazione italiana divenne consistente tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Queste comunità portarono tradizioni prevalentemente cattoliche in una società ancora segnata dalla cultura protestante. Pertanto, fondarono parrocchie, scuole, associazioni assistenziali e reti di solidarietà.
La loro integrazione incontrò però una forte opposizione. I movimenti nativisti accusavano i cattolici di obbedire al papa più che alle istituzioni americane. Nell’Ottocento, il movimento dei Know-Nothings trasformò il pregiudizio anticattolico e anti-immigrazione in un vero programma politico.
Nel 1960 la candidatura di John F. Kennedy riportò queste diffidenze al centro del dibattito. Kennedy dichiarò pubblicamente che, da presidente, avrebbe rispettato la Costituzione e mantenuto separate le decisioni politiche dall’autorità ecclesiastica.
La sua elezione rappresentò quindi un passaggio importante per l’integrazione dei cattolici nella società statunitense.
Kennedy, riformismo e politica religiosa
John F. Kennedy presentò la Nuova Frontiera, un programma dedicato alla crescita economica, all’istruzione, alla ricerca scientifica e alla lotta contro la povertà.
Inizialmente Kennedy mantenne un atteggiamento prudente sui diritti civili. Tuttavia, nel 1963 propose una legge contro la segregazione razziale. Dopo la sua morte, il presidente Lyndon Johnson sostenne il progetto e il Congresso approvò il Civil Rights Act del 1964.
Un attentato uccise Kennedy a Dallas il 22 novembre 1963. Sebbene l’evento continui ad alimentare discussioni e teorie, le indagini non hanno dimostrato alcun collegamento tra l’omicidio e la sua fede cattolica.
Negli ultimi decenni del Novecento, molti evangelici bianchi si avvicinarono al Partito Repubblicano. Temi come aborto, famiglia, scuola e libertà religiosa rafforzarono questa alleanza politica.
Tuttavia, non tutta l’America protestante seguì la stessa direzione. Numerosi protestanti afroamericani, evangelici progressisti e altre comunità cristiane sostennero programmi differenti. Anche in politica, dunque, il pluralismo religioso statunitense presenta orientamenti diversi.