E’ difficile dire che è finita la leadership di Silvio Berlusconi. E’ probabile che sia così ma non ci scommetterei. E’ difficile valutare, ad esempio, come peseranno, per la loro qualità, le altre vicende giudiziarie che lo riguardano annunciate in arrivo a ritmo incalzante. Certo, se non è venuto meno, ha perso molto valore l’alibi del governo per le mancate decisioni e che ha giustificato per anni le scelte non fatte di destra e sinistra. Sono convinto, però, che egli rimane comunque in campo, anche se con una capacità irrimediabilmente ridotta di tenere unito il centro-destra, nel quale non è cresciuta una credibile alternativa. Il problema, però, per l’Italia non è Berlusconi e il suo destino ma è quello che oggi si definisce “berlusconismo”. E’ un virus intriso di populismo, demagogia, poco senso dello Stato, qualunquismo, che ha radici lontane, è ricorrente e attraversa in lungo e in largo la società italiana da molto prima della scesa in politica di Berlusconi, il quale lo ha abilmente utilizzato per conquistare e consolidare il consenso. Esso è divenuto più virulento da quando i partiti, apparsi inaffidabili, hanno perso la capacità di aggregare, formare e orientare.
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E’ difficile dire che è finita la leadership di Silvio Berlusconi. E’ probabile che sia così ma non ci scommetterei. E’ difficile valutare, ad esempio, come peseranno, per la loro qualità, le altre vicende giudiziarie che lo riguardano annunciate in arrivo a ritmo incalzante. Certo, se non è venuto meno, ha perso molto valore l’alibi del governo per le mancate decisioni e che ha giustificato per anni le scelte non fatte di destra e sinistra. Sono convinto, però, che egli rimane comunque in campo, anche se con una capacità irrimediabilmente ridotta di tenere unito il centro-destra, nel quale non è cresciuta una credibile alternativa. Il problema, però, per l’Italia non è Berlusconi e il suo destino ma è quello che oggi si definisce “berlusconismo”. E’ un virus intriso di populismo, demagogia, poco senso dello Stato, qualunquismo, che ha radici lontane, è ricorrente e attraversa in lungo e in largo la società italiana da molto prima della scesa in politica di Berlusconi, il quale lo ha abilmente utilizzato per conquistare e consolidare il consenso. Esso è divenuto più virulento da quando i partiti, apparsi inaffidabili, hanno perso la capacità di aggregare, formare e orientare.
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