Requiem per un Imperatore e tre imperi

  Domenico Giglio
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Che Vienna , nel  2016, centenario  della  morte  di  Francesco  Giuseppe ,abbia  dedicato  numerose  mostre  ed  esposizioni  allo  stesso  ed  alla  sua  epoca , cominciando  da  Schonbrunn , il  palazzo  dove  era  nato  il  18  agosto  1830  ed  era  mancato  la  sera  del  21  novembre  1916 , è   logico  ed  opportuno , trattandosi  dell’ Imperatore  che  vi  aveva  regnato  per  68  anni , dal  lontano  2  dicembre  1848 e che  vi  fu  sepolto  nella  Cripta  dei  Cappuccini , sepolcreto  degli  Asburgo  dal  1633 , il successivo  30  novembre , cripta  che  dette  il  titolo  ad  un  celebre  romanzo  storico  di  Joseph   Roth  ed  il    rituale  per  accedervi  fu  a  sua  volta  ricordato  da  Franz  Werfel  nel  suo  “Nel  crepuscolo  di  un  mondo”.

Questo  ricordo ,  doveroso  per  gli  austriaci , per  cui  le  poste  dell’attuale  repubblica  austriaca  hanno  dedicato  un  francobollo  commemorativo  del  centenario  della  morte  dell’ Imperatore , non  vorremmo  fosse  occasione , in  Italia , specie  nei  territori  che  appartennero  all’impero  asburgico  , per  analoghe  celebrazioni , per  cui  nel  rispetto  della  memoria  storica  e  con  spirito  sereno , permeato  di  pietà  cristiana , riteniamo  necessario  ripercorrere  la  lunga  vicenda  terrena  di  questo  principe , particolarmente con  riferimento  alle  vicende  del  nostro  processo  unitario  ed  anche  per  smitizzare  una  versione  e  visione  edulcorata   data in  alcuni  film , continuamente  ripetuti   nelle  varie  reti  televisive , della  sua   giovinezza  e  del  matrimonio , molto  meno  felice  di  quanto  non  appaia  nella  versione  hollywoodiana .

L’ ascesa  al  trono  di Francesco Giuseppe ,nel  dicembre  1848 , dopo  l’abdicazione  praticamente  imposta  all’ Imperatore  Ferdinando , che  visse  poi   in  serenità  a  Praga  fino  al  1873 , e  l’altrettanto  forzata  rinuncia  del  padre , l’ Arciduca  Francesco  Carlo , coronava  gli  sforzi  che  la  madre , la  bavarese  arciduchessa  Sofia , aveva   fatto , perchè  questo  suo  figlio  primogenito ,fosse  imperatore , cominciando  dalla  sua  educazione  fin  da  bambino.

Purtroppo  il  momento  della  assunzione  all’ impero  non  era  dei  più  felici, perché  da  mesi  Vienna  e  l’Ungheria   tutta , erano  in  rivolta  contro  l’assolutismo  asburgico , impersonato  dal  Metternich ,  anche  con  eccessi  come   la  barbara  uccisione  del   Ministro  della  Guerra , il  vecchio   conte  Latour ,raggiunto  nei  suoi  uffici , massacrato  e  poi  appeso  ad  un  lampione ! Rivolte , quasi  rivoluzioni  represse   a  Vienna   dalle  truppe  comandate  dal maresciallo   Von  Windish-Graetz , ed  in  Ungheria  , con  l’intervento  ancora  peggiore  , dell’ esercito  mandato  dallo  Zar  Nicola  I , in  virtù  dei  principii  della  “Santa  Alleanza” , truppe  che  avevano  avuto  ragione   dei  ribelli , così  che  questo  giovane  di  diciotto  anni ,saliva  su  di  un trono  macchiato  di  sangue , cancellando  quella  Costituzione  che  Ferdinando , aveva , forse  a  malincuore  concessa . Ed  in  Ungheria , dopo  il  vittorioso  intervento  russo  , aprendo  un  solco  parzialmente   riempito  solo  dopo  un  ventennio , un  generale  austriaco ,  Haynau, già  tristemente  noto  in  Italia , nel  1848 , per  la  sua  repressione , che  gli  aveva  meritato  il  titolo  di  “jena  di  Brescia”, fucilava   ed  impiccava  ad  Arad, ben  13  generali  ungheresi  e  114  altri  militari, le  cui  domande  di  grazia  erano  state  respinte , come  avverrà  pure  nel  1852  per  la  domanda  di  grazia  per  il  patriota  e sacerdote , Enrico  Tazzoli,  reo  di  un  delitto  di  opinione , impiccato  poi  a  Mantova  nel  dicembre.

Questo , mentre  un  altro  giovane  di  28  anni , Vittorio  Emanuele  II , salito  al  trono  il  3  marzo  1849 ,dopo  una  sconfitta  militare , in  quel  di  Novara , aveva  mantenuto  la  bandiera  tricolore  e  soprattutto  aveva  conservato  quello  Statuto , concesso  dal  padre  Carlo  Alberto , con  i  relativi  ordinamenti  parlamentari   che  l’ Austria  avrebbe  conosciuto  solo  nel  1867 . Interessante  questo  parallelo    tra  un  governo , quello  del  Regno  di  Sardegna , con  l’intensa  attività  parlamentare  e  governativa  nel  decennio  dal  1849  al  1859 , mentre   nell’ Impero  d’Austria  , vigeva   un  regime  assolutistico , da  stato     di  polizia, così  che  da  una  parte  si  affermava  il  liberalismo  di  Cavour  e  dall’ altra , mancato  nel  1852 , il  principe  di  Schwarzenberg , campione  del  dispotismo , non  emergeva  nessuna  personalità  di  valore  che  indirizzasse  l’ Imperatore   , di  per  sé  digiuno  di  esperienza  politica  e  poco  amante  di  letture , verso  le  necessarie  riforme.

Così   , quando  nel  1854 , scoppiò  quella  che  fu  chiamata  “Guerra  di  Crimea”  con  Francia , Regno  Unito, Impero  Ottomano , unite  contro  l’ Impero  Russo, l ‘ Austria  rimase  neutrale , con  grande  amarezza  e  delusione  dello   Zar  Nicola  I , che  riteneva  fosse  un  dovere  di  Francesco  Giuseppe , appoggiare  militarmente  la  Russia , in  ricordo  e  ricambio  dell’aiuto  ricevuto  per  debellare  la  rivolta  ungherese, mentre  proprio  in  questa  vicenda si  inserì  abilmente  Cavour , fortemente  appoggiato  dal  Re , mandando  un  corpo  di  spedizione  in  Crimea, che  gli  dette  così   l’opportunità  di  partecipare , unico  rappresentante  di  uno  stato  italiano, al  Congresso  di  Parigi  nel  1856  e  denunciare  la  situazione  dell’Italia  , ponendo  le  basi  di  quell’accordo  con  Napoleone  III , definito  due  anni  dopo  a  Plombieres. E  peggio  ancora  si  comportò  l’Austria , cioè  l’ Imperatore ,che  nel  1859 , addirittura  lasciando  all’oscuro  il  proprio  Ministro  degli  Esteri, il  conte Buol ,  inviò  il  23  aprile  il  famoso  “ultimatum”  al  Regno  di  Sardegna , seguito  il  27  dalla  dichiarazione  di  guerra , che  fece  scattare  la  clausola  dell’alleanza  “difensiva” con  l’ Impero  di  Napoleone  III, che  così  in  tal  modo  potè  intervenire  militarmente  in  aiuto  al  Piemonte ,   portando  alla  vittoria , insieme  con  Vittorio  Emanuele  II , le  truppe  franco-piemontesi .

Questa  inesperienza  di  Francesco  Giuseppe,anche  di  conoscenze  dirette  dell’impero , avendo   fatto  un  solo  viaggio  nel  1845 a  Venezia  ed  in  Dalmazia ( dove  in  un  disegno  si  vede  una   insegna , con  la  scritta  in  italiano ,  “Osteria” ), fu  pagata  cara , perché  non  bastava  da  una  parte  il  coraggio  personale , di  cui  aveva  dato  prova  nel  1848 , ancora  arciduca , nel  combattimento  di  Santa  Lucia  ed  il  senso  del  dovere  e  dell’ordine , l’amore  e  l’inclinazione  al  lavoro , che  rispettò  fino  all’ultimo  giorno  e  che  ne  fecero  il  primo  impiegato  dell’ impero , quando  invece  sarebbe  stato  necessario  lo  spirito  d’iniziativa  e  decisioni  rapide  e  nette , confermando   un  vecchio  giudizio  di  Napoleone  che  “ l’Austria  arrivava  sempre  troppo  tardi  sia  con  l’esercito  che  con  le  idee.” E  sempre  nel  1859  l’infelice  scelta , quale  comandante  dell’esercito  austriaco  che  doveva  invadere  il  Piemonte, del  maresciallo  Gyulay , anziché  dell’ Hess , costrinse  Francesco  Giuseppe , dopo  i   primi  insuccessi, ad  assumere  personalmente  il  comando  delle  truppe , venendo   sconfitto  a  Solferino  e  San  Martino , perdendo  la  Lombardia , assegnata  al  Regno  di  Sardegna .

Le  incertezze  riguardavano  anche  la  politica  interna  oscillante  tra  centralismo  e  federalismo  e  dominavano  la  politica  estera  austriaca  relativamente  al  problema  dell’unità  germanica  e  del  ruolo  di  comando  nella  Confederazione  Germanica , per  cui , anche  in  questo   caso  Francesco  Giuseppe  fu  abilmente  giuocato  da  Bismarck , il  potente  cancelliere  del  Regno  di  Prussia , che  nel  1866  lo  spinse a  mobilitare  per  primo , senza  che  l’esercito  fosse  pronto  e  forzando  il  riluttante, ma  fedele , generale  Benedeck , ad  assumenerne  il  comando , con  il  risultato  di  essere   travolto  dai  prussiani di  Moltke  a  Sadowa , perdendo  definitivamente  il  primato  tra  gli  stati  tedeschi , che  così  passava  dai  cattolici  Asburgo  ai  luterani  Hoenzollern , ed  il  Veneto , assegnato  al  Regno  d’Italia , alleata  della  Prussia , in  quella  che  per  noi  è  considerata  la  Terza  Guerra  d’ Indipendenza  ,però   con  un  confine  quanto  mai  infelice ,tra  Italia  ed  Austria ,  con  il  Trentino  incuneato  tra  Lombardia  e Veneto  e  ben    lontano  da  Trieste. Inoltre  l’Austria  e  quindi  l’ Imperatore , a  cui  era  demandato  anche  il  più  piccolo  problema , dettero   prova  dopo   la  guerra , di  ingratitudine   nei  confronti  dell’ammiraglio  Tegetthof , il  vincitore  di  Lissa  e  del  Benedeck , sulle  cui  uniche  spalle  fecero  ricadere  la  sconfitta  di  Sadowa.

In  questi  anni  si  inserisce  l’amara  vicenda  del  fratello  Massimiliano, quel  fratello  che  nominato  Vicerè  del  Regno  Lombardo – Veneto ,nel  1857 ,  aveva cercato  di  riconciliare  con l’ Impero   gli  abitanti  del  Regno , sollecitando  inutilmente  Vienna  a  liberalizzazioni e  riforme , per  cui  inascoltato  era  partito  sulla   carducciana “fatal  Novara” , lasciando  il  Castello  di  Miramare , con  le  sue “…bianche  torri, attediate  per  lo  ciel  piovorno…”, per  salire  al  trono  di  Imperatore  del  Messico , dopo  essere  stato  obbligato  dal  fratello , prima  di  partire , a  firmare  l’atto  di  rinuncia  al trono  austriaco , per  finire  poi  fucilato  il  19  giugno  1867  a  Queretaro , mentre  pochi  giorni  prima , l’ 8  giugno , Francesco  Giuseppe  con  la  moglie , la  bavarese  Elisabetta ,il cui  fascino   aveva  colpito  gli  ungheresi ,erano  incoronati  a  Budapest , Re  d’Ungheria , dando  così  origine  e  consacrazione  a  quella  che  da  allora fu  definita  “duplice  monarchia”  e   l’Impero  “Austro- Ungarico”. Ed  il  successivo  18  agosto , a  Salisburgo , si  celebravano  solennemente  i  37  anni  dell’ Imperatore , presente  anche  Napoleone  III , con  la  moglie  Eugenia ,a  cui  non  rimordeva  la  coscienza  di  aver  spinto  Massimiliano  all’avventura  messicana , praticamente  lasciandolo  solo  ed  indifeso  quando  aveva  ritirato  e  reimbarcato  per  la  Francia , il  corpo  d’armata  francese  comandato  da  Bazaine.

E  questo  1867  fu  anche  importante  perché  finalmente  l’ Impero  si  dotava  di  una  Costituzione , con  il  suo  parlamento , il  Reichsrat, costituzione  che  avrebbe  regolato  teoricamente  la  vita  politica austriaca  fino  al  1918 , ma  come  commentarono  diversi  storici  in  realtà  lo  Stato  era  in  balia dell’arbitrio  burocratico  sotto  la  maschera  del  costituzionalismo, anche  quando  fu  concesso  il  suffragio  universale  maschile ed  il  parlamento  raggiunse  i  507  deputati , con  233  seggi  previsti  per  i  tedeschi  e  255  per  gli  altri  gruppi  slavi , mentre solo  19  erano  assegnati alle  minoranze  italiane ,tra  i  quali  ricorderemo  il  socialista , ma  irredentista , Cesare  Battisti ed  il  cattolico  Alcide  De Gasperi. Questa  ridotta  presenza  italiana  era  il  frutto  della  politica , messa  in  atto  dopo  le  nostre  guerre  d’indipendenza, che  avevano  dato  all’Italia  la Lombardia  ed  il Veneto , malgrado  la  “Triplice “  stipulata  nel  1882 , di  favorire  croati  e  slavi , fomentando  la  loro  avversione  nei  confronti  degli  italiani , modificando  ad  esempio  i  collegi  elettorali  in  modo  da  ridurre  o  far  scomparire  la  rappresentanza  italiana  che  nel  1848  era  maggioritaria  in  Dalmazia  e  totale  in  Istria.

L’accenno  alla  incoronazione  a  Budapest  di  Elisabetta  Regina ,ci  fa  soffermare  sulla  figura  di  questa  consorte   di  Francesco  Giuseppe , principessa  bavarese , sposata  a  16  anni , per  libera  scelta  del  giovane  Imperatore , contravvenendo  alla  volontà  della  madre  che  aveva  invece  scelto  per  lui , la  sorella  maggiore  di Elisabetta ,la  principessa  Elena . Matrimonio  effettivamente  d’amore  da  parte  imperiale, che  le  fu  fedele  per  tutta  la  vita  , che  la  assecondò  in  tutti  i  suoi  desideri , che  le  scrisse  sempre  lettere  affettuose , non  considerando  la relazione , in  età più  tarda , con  l’attrice  Caterina  Schratt , relazione  nota  ed  anche  favorita  dalla  stessa  Elisabetta. Diverso  invece  l’atteggiamento  della  giovane  Elisabetta , oppressa  fin  dall’inizio  del  matrimonio  dal  rigidissimo  cerimoniale  asburgico , di  origina  spagnola , soffocante  per  una  giovane  abituata  ad  una  vita libera  a  contatto  con  la  natura , in  una  famiglia  senza  dubbio  di origine  regale , essendo   un  ramo  cadetto  della  dinastia  dei  Wittelsbach, ma  non  schiava  delle  forme. Non  potevano  essere  due  caratteri più  differenti   e  lontani  fra  loro , con  esigenze  diverse  ed  anche  con  passioni  diverse  dai  viaggi  che  videro  Elisabetta  andare  da  Madera  a Corfù , per  finire  tragicamente  a  Ginevra , all’amore  della  poesia  , particolarmente  Heine, mentre  è  noto  lo  scarso  interesse  culturale  di  Francesco  Giuseppe , tra  l’altro  poco  disponibile  ad  accettare  i  progressi  tecnici  dal  telefono , alle  automobili  e alle  attrezzature  ginnastiche  e  balneari  che  amava  invece  la  consorte. Questo  distacco  di  Elisabetta  dai  suoi  doveri  di  Imperatrice  va   ad  esempio  confrontato , non  certo  a  suo  vantaggio , con  il  ruolo  che  quasi  negli  stessi  anni  veniva  svolto in  Italia ,  a  favore  dell’unità  nazionale  dalla  Regina  Margherita , oggi  quasi  sconosciuta  e  dimenticata ,    ,nei  viaggi  nella  penisola  ed  in  tutte  le  manifestazioni  ufficiali,  sempre a  fianco  del  marito , il  Re  Umberto  I , di  cui  pure  conosceva  e  perdonava  certe  debolezze !

Amante   della  poesia    Elisabetta  era  ella  stessa  poetessa  ed  ora  dopo   oltre  un  secolo  dalla  morte  le  sue  poesie   riscoperte  recentemente  sono  state  pubblicate  in  un  libro  curato  dalla  storica  viennese  Brigitte  Hermann  e  tradotte  anche  in  italiano , che  aprono , come  sottolineato  dallo  storico  Waldimaro  Fiorentino , che  ha  recensito  questo  libro , uno  scenario  incredibile  sui  veri  sentimenti  della imperatrice , smitizzandone  il  personaggio , perché  le  sue  poesie  “sulla  famiglia  Asburgo  e  sulla  politica  imperiale  degli  anni  Ottanta  sono  a  volte  spietate , addirittura  provocatorie”  e  di  questa  spietatezza  è  prova , ad  esempio,   una  poesia  dove  dice : “voi  amati  popoli  di  questo  vasto  impero, in  gran segreto  io  vi  ammiro  tanto , perché  col  sudore  e  col  vostro  sangue  ,nutrite  generosi  questa  schiatta  depravata”, cioè  gli  Asburgo. E  da  queste  poesie  si  comprende    chi  avesse  ereditato  il carattere  ribelle , libertario , repubblicaneggiante di  Elisabetta  e  cioè proprio  il  figlio ,l’Arciduca  Ereditario, Rodolfo , che , appena  trentenne , non  compreso  anche  lui dal  padre , gli  inferse  la  ferita  più  dolorosa  con  il  suicidio  in  quella  alba  tragica  del  29  gennaio  1889  a  Mayerling. Così , più  tardi Francesco  Giuseppe , dopo  la   morte  di  Elisabetta avvenuta  il  10  settembre  1898 , pare  abbia  detto  che  nulla  nella  vita  gli  era  stato  risparmiato , mai  pensando  a  quanto  sarebbe  avvenuto  a  Serajevo  sedici  anni  dopo !

Tra  tanti  eventi  non  certo  positivi , si  arrivava , grazie  finalmente  ad  un  uomo  politico  audace  e  spregiudicato , l’ungherese  Andrassy ,  nel  1878 , dopo  il  Congresso  di  Berlino , che  poneva  un  punto  fermo  alla  storica  inimicizia  tra  gli  Imperi  Russo  ed  Ottomano , il  congresso  da  cui  l’ Italia  seppe  solo  uscire  con  le  “mani  nette” , alla  assegnazione  all’Impero  Austro-Ungarico , della  Bosnia-Erzegovina  in  amministrazione  fiduciaria , che  nel  1908  sarebbe  divenuta  annessione , rafforzandolo    nei  Balcani  e  dando  inizio  a  quel  lungo  periodo  di  pace . Periodo  di  cui  si  giovò  l’intera  Europa , ma  particolarmente  l’ Impero  asburgico ,per  la  parte  economica  e  per  lo  sviluppo  industriale , anche  se  nel  suo  interno  crescevano  le  rivalità  delle  nazionalità  componenti  questo  grande  insieme  multietnico ,di  oltre  cinquanta  milioni  di  abitanti , ed  apparivano   degli  spunti  antisemita. In  questo  scenario  la  figura  di  Francesco  Giuseppe , fotografato  in  centinaia  di  occasioni diveniva  simbolica  e  quasi  carismatica , assurgendo  ad  elemento  unificatore , anche  se  negli  ambienti  più  qualificati  culturalmente  e  politicamente  si  capiva   che  il  mantenimento  dello  “status  quo”  non  solo  non  risolveva  i  problemi , ma  lentamente  li  aggravava  e  quindi  non  bastava  a  fermare   il declino  la  ripetuta  immagine  dell’ Imperatore , ancora  alto , snello  e  sempre  elegante  nelle  sue  divise, sia  nei  balli  di  Corte  che  nelle  riviste  militari  od  anche  a  caccia che  era  forse  la  sua  unica  passione  oltre  il  lavoro  di  ufficio. Ed in  tutte  queste  manifestazioni  e  nelle  sue  vacanze  nei  territori  dell’Impero , sembrava  essere  vicino  al  popolo , anche  se  riservava  la  stretta  della  sua  mano  solo  all’alta  nobiltà !  E  di  questa sterile  nostalgia  c’è  chi si  nutre  ancor  oggi  in  varie  parti  dell’ex  impero , meno  in  Austria,  tranne  forse  il  Tirolo.

In  questo  periodo  di  pace , che  permetteva  anche  al  giovane  Regno  d’Italia , di  consolidarsi  all’interno  e  di  trovare  il  suo  ruolo  nel  concerto  europeo  delle  grandi  potenze , quando  Europa  voleva  dire  il  Mondo , sia  Vittorio  Emanuele  II , nel  1873  ed  Umberto  I  ,nel  1881 , si  recavano  in  visita  a  Vienna , visite  ricambiate  da  Francesco  Giuseppe  a  Venezia , non  volendo  venire  a  Roma ,dove  il  Pontefice  non  riconosceva  l’annessione  all’ Italia , considerando  i  cattolici  Savoia , come  usurpatori  .Nasceva  così  in  Italia  ,il  problema  dell’irredentismo , con  la  relativa  reazione  anti italiana , da  parte  austriaca , con  punte  di  frizione  come  quando  il  triestino  Guglielmo  Oberdan(k), per  un  presunto  possibile  attentato  all’Imperatore  veniva  impiccato  nel  1882 , malgrado  la  domanda  di  grazia  presentata  dalla  madre  e gli  appelli  di  numerose personalità  tra  le  quali  Victor  Hugo . In  questa  ed  in  altre  occasioni  il  governo  italiano , considerando  l’alleanza  difensiva  conclusa  con  gli  Imperi  Germanico  ed  Austro-Ungarico , si  comportò  sempre  con  estrema  correttezza  nei  confronti  degli  alleati , come  quando  Giolitti , Presidente  del  Consiglio, nel  1911 , fu  costretto  a  censurare  l’ode  di  Gabriele  d’Annunzio, ”La  Canzone  dei   Dardanelli”,  in  quanto  “ingiuriosa  verso  una  potenza  alleata  e  verso  il  suo  sovrano”, censura  da  cui  derivò  il  vero  e  proprio  odio del  poeta  per   Giolitti , culminato  nel  1915, in  quanto  nella  canzone  Francesco  Giuseppe  era  indicato  come  “…angelicato  impiccatore, l’angelo  dalla  forca  sempiterna..” e  l’Austria   come  “…la  schifiltà  dell’aquila  a  due  teste,che  rivomisce  come  l’avvoltoio, le  carni  dei  cadaveri  indigeste…”.

Nessuno  in  tutto  questo  periodo  voleva  una  guerra  e  realisticamente  il  Regno  d’Italia  pensava  a  soluzioni  diplomatiche  per  la  soluzione  degli  italiani  irredenti , se  non  fosse  intervenuto  il  28  giugno  del  1914, a  Serajevo,  capitale  della  Bosnia –Erzegovina , l’attentato  e  la  morte  dell’ Arciduca  Ereditario ,Francesco  Ferdinando, e  della  moglie  morganatica  Sofia  Chotek, ricordati , anche  loro , nel  centenario  del  triste  evento , incredibile  a  dirsi , dalle  poste  della  repubblica  austriaca , con  l’emissione  di  un  “foglietto”, contenente  due  francobolli  con  i  loro ritratti !  Francesco  Ferdinando , nipote  di  Francesco  Giuseppe , in  quanto  figlio del fratello minore  dell’ Imperatore,  succeduto  nella  linea  ereditaria , dopo  la  morte  dell’unico  figlio  maschio, l’arciduca  Rodolfo , era  uomo  dal  carattere  deciso  come  aveva  dimostrato  anche  nel caso  del  suo  matrimonio  con  una  nobile  di  modesto  rango , che  non  sarebbe  mai  potuto  diventare  imperatrice , né  i  suoi  figli  ereditare  il  trono , ed  era  di  temperamento  autoritario ,  diverso  da  quello  dello  zio . ed  aveva  progetti  di  ristrutturazione  dell’impero  per  dare  spazio a  boemi  e  slavi, cambiandone  completamente  il  volto  e  frenandone  la  dissoluzione.  Questo  assassinio  all’inizio , oltre  allo  sdegno , non  aveva  generato  particolari  reazioni , ma  fu  successivamente  preso  a  motivo , da  parte  della  classe  dirigente  militare  e  politica , più austriaca   che  ungherese , per  dare  al  Regno  di  Serbia, considerato  mandante  dell’attentato  e da  alcuni  definito  “il  Piemonte  dei  Balcani” , una  solenne  lezione, dimentichi  che  sugli  slavi  ortodossi  esisteva  l’alta  protezione  del’ Impero  Russo . Così  si  ripeteva  l’errore  dell’ultimatum  del  1859  e  si  metteva  il  vecchio, ottantaquattrenne, Imperatore, quasi  di  fronte  al  fatto  compiuto.

In  effetti  Francesco  Giuseppe  non  era  più  per  le  guerre , ricordando  Solferino, con  le  migliaia  di  morti  e  feriti , lui  che  lì  era  stato  presente , ma  “ingravescente  aetate” , non  aveva  più  sufficiente  energia  per  opporsi  ai  suoi  sconsiderati  ministri, che  arrivavano  anche  ad  affermare  fatti  inesistenti ,per  cui , con  la stanca  mano  appose  la  firma  alla  dichiarazione  di  guerra  alla  Serbia , mai  pensando  che  con  quella  sottoscrizione  avrebbe  dato  inizio  a  quella  che  fu  poi  definita  “Prima  Guerra  Mondiale”  e  posto  fine  non  solo  al  suo  impero , ma  a  tutto  il  principio  monarchico  predominante  in  una  Europa  che  al  momento  vedeva  solo  tre  repubbliche, Portogallo, Svizzera  e  Francia , e  dopo  avrebbe  visto  proprio  l’Austria  proclamare  la  repubblica  e  la  decadenza  della  sua  Casa  e  cadere  altri  tre  imperi , germanico , russo  ed  ottomano, tutti  , anche  loro , sostituiti  da  repubbliche , cambiando   così  l’aspetto  geopolitico  ed  istituzionale dell’Europa.

 

Domenico  Giglio

 

Bibliografia;

Elsabetta  d’Austria –“Diario  poetico” – a  cura  e  prefazione  di  Brigitte  Harman – ed.MCS – Trieste

Eugenio  Bagger – “Francesco  Giuseppe” – ed. Mondadori – 1929

Francois  Feito – “Requiem   per  un  Impero  defunto” – ed. “Il  giornale” – 1990

Franz   Werfel – “ Nel  crepuscolo  di  un  mondo” – ed. Mondadori – 1950

Gabriele  d’Annunzio – “Merope” –  ed.Il  Vittoriale  degli  italiani – 1943.

Joseph  Roth – “ La  marcia  di  Radetzki” –ed. Adelphi- 1987

Joseph  Roth  – “La  cripta  dei  Caoouccini” – ed.  Adelphi

Nora  Fugger  – “Gli  splendori  di  un  impero “ . ed. Mondadori

Stefan  Zweig – “Il  mondo  di  ieri “  -ed. Mondadori  – 1946

Waldimaro  Fiorentino – “Nessuna  nostalgia  ….” – da  “Il  sole -24  ore” del  12  agosto  1995  ed  altri  articoli

Waldimaro  Fiorentino – “La  prima  guerra  mondiale “ – ed. Catinaccio – 2015