L’adesione all’anarchismo del giovane avvocato napoletano
All’ impegno teorico e all’instancabile attività forense a favore dei compagni internazionalisti, il giovane avvocato napoletano associava anche una operativa militanza politica: Il 10 novembre 1878, in occasione di una manifestazione operaia al Circolo Nazionale a Napoli, mentre distribuiva volantini, stampati clandestinamente ed incitanti alla rivolta, Merlino veniva arrestato e tradotto in carcere a Castelcapuano. Accusato, fra le altre cose, di essere stato in contatto con il Passanante, l’attentatore del re Umberto I. Da questa accusa venne, successivamente, prosciolto. Intanto, i mesi trascorsi in carcere avevano rinsaldato in lui le proprie convinzioni politiche. Aderiva appassionatamente al movimento anarchico napoletano e profondeva in esso una straordinaria energia nel lavoro cospirativo e nella propaganda. Eppure, nonostante la giovanile esaltazione rivoluzionaria, Merlino manifestava un atteggiamento politico con tratti atipici per un anarchico. La documentazione e le testimonianze che ci sono pervenute lo descrivono come un uomo che argomentava con toni pacati ed un linguaggio moderato. Toni e linguaggio che caratterizzeranno anche tutta la sua elaborazione teorica.


