L’immunità per i senatori camaleonti

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Era inevitabile che la proposta di immunità per i membri del nuovo Senato scatenasse un putiferio. Perché i senatori che dovrebbero far parte della nuova Camera Alta (anzi la supposta “Camera delle Autonomie”) sono degli animali mostruosi che definirei anfibi o, molto meglio, camaleontici.
Non contesto la sacrosanta archiviazione del bicameralismo perfetto e la differenziazioni delle funzioni tra i due rami del Parlamento con il potere della fiducia e del bilancio attribuiti alla sola Camera dei deputati. Ma la composizione del Senato (74 consiglieri regionali e 21 sindaci) non può dare vita ad altro che a un organismo ibrido formato da personaggi di cui non si sa bene quale sia il principale e più impegnativo part time.
C’è qualcuno che ritiene che legiferare in materia costituzionale ed elettorale, di valenza regionale, comunale ed europea, possa essere un dopolavoro da prendersi sottogamba ed a cui dedicare uno/due giorni la settimana tra un impegno al comune e un altro in regione? C’è qualcuno che pensa che il sindaco di Milano o Napoli o di altre simili metropoli possa seriamente occuparsi di altro dai problemi locali?
La stessa disinvoltura è all’origine della questione “immunità”. Perché per il principio costituzionale delle eguali garanzie, il membro di una Camera non può essere trattato diversamente dal membro dell’altra Camera. Ed è altrettanto improponibile che un consigliere regionale goda di garanzie per la sua persona completamente diverse da quelle di cui gode un altro consigliere che è al tempo stesso senatore. È questa l’assurdità di un simile Senato camaleontico. Il caso della disparità di trattamento nell’immunità non è per nulla astratto se si considera che almeno un terzo dei 1500 consiglieri regionali hanno problemi di giustizia.
È opportuno ricordare che l’immunità non riguarda soltanto “le opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni”, ma anche e soprattutto lo schermo che difende l’intera persona da qualsiasi atto dell’autorità giudiziaria (dalla perquisizione all’arresto alle intercettazioni…). Come si può separare il camaleonte consigliere regionale dal camaleonte senatore?

L’incidente sull’immunità dovrebbe consigliare non già di trovare un escamotage per salvare capra e cavoli, dando così la stura a una serie infinita di vertenze costituzionali, ma a ripensare il modo di formazione della nuova Camera. Il futuro Senato va benissimo per qual che riguarda il numero dei componenti e le funzioni differenziate, ma non può essere concepito come un mostro camaleontico secondo le intenzione di quei politici che forse dovrebbero fare un corso accelerato di aggiornamento costituzionale.

Massimo Teodori

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